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Control, di Anton Corbijn


Scheda

Titolo originale: id.
Regia: Anton Corbijn
Interpreti: Sam Riley, Samantha Morton, Craig Parkinson, Joe Anderson, Nigel Harris, Nicola Harrison, Corrine Lewis, Toby Kebbell, Alexandra Maria Lara, Matthew McNulty, Ben Naylor, Martin Hannett, James Anthony Pearson, Tim Plester, Robert Shelly, Harry Treadaway
Soggetto e sceneggiatura: Matt Greenhalgh, Deborah Curtis, dal libro di Deborah Curtis Touching from a Distance
Fotografia: Martin Ruhe
Scenografia: Chris Roope
Costumi: Julian Day
Musica: Joy Division, New Order
Montaggio: Andrew Hulme
Produzione: Tony Wilson, Deborah Curtis, Todd Eckert, Orian Williams, Ian Canning, Peter Heslop
Paese: UK
Anno: 2007
Durata: 119"
Distribuzione: non distribuito nel circuito italiano
Sito ufficiale: controlthemovie.com

E’ una fotografia in bianco e nero quella scattata da Anton Corbijn alla vita di Ian Curtis, front man e leader dei Joy Division. Un ottimo casting, con attori molto somiglianti ai veri protagonisti, ma anche molto bravi, come il promettente Sam Riley (Ian Curtis), al suo sorprendente debutto cinematografico, ed una eccellente regia, essenziale ma eloquente, fanno di “Control” una fedele trasposizione del libro scritto dalla giovane vedova Curtis, Deborah Woodruff, “Touching from a distance”. La sceneggiatura, pressoché inesistente, è affidata per lo più alla musica, che, come nella vita di Curtis, è stato il miglior mezzo di comunicazione per veicolare i propri sentimenti. Il film ripercorre la vita del giovane Ian dagli anni immediatamente precedenti la sua veloce ascesa al successo, narrando la sua esistenza, così breve ma intensa, passando dal primo amore, il matrimonio, la musica, l’epilessia, la paternità e l’adulterio fino al suo suicidio. E’ morto ancor prima di compiere 24 anni Ian Curtis eppure sembra che abbia vissuto più di tanta altra gente che può andar fiera della veneranda età raggiunta: come avrebbe detto Seneca, non ha vissuto a lungo, ma ha vissuto molto. Ha bruciato le tappe Ian e chissà se avesse tenuto duro cosa altro avrebbe potuto fare questo giovane di Macclesfield, che tanto voleva lasciare un segno del suo passaggio. Come si intuisce meglio dalla lettura della sua biografia, Ian era ossessionato dal voler diventare una leggenda e dal tenere ogni aspetto della sua vita sotto controllo. Significativo è infatti anche il titolo della pellicola, che prende spunto da una sua celebre canzone, “She’s lost control”, in cui Ian rende omaggio ad una ragazza morta in seguito ad un attacco epilettico, ma che in realtà riflette proprio le ansie e le paure del cantautore stesso: quel senso di impotenza e di frustrazione nei confronti della sua vita, che, per via della sua sensibilità e della sua malattia, sentiva sfuggirgli di mano e che non riusciva più a gestire, a partire dal suo stesso corpo. Non solo un esaurimento, quindi, alla base del suo gesto estremo, ma anche il desiderio di prendere il controllo della sua vita, sebbene in maniera drastica, pur di proiettarla nell’immortalità e, soprattutto, secondo un suo preciso volere.

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