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Mustywig – Knowledge Of Another Sun

2009 - Black Fading
doom/gothic/metal/hardcore

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Tracklist

1. The Conjury Of The Silence
2. Au Revoire
3. 2012
4. Evolution
5. Shade Ground Future
6. Mirror In The Desert
7. Area 51
8. Everything Turn To Dust
9. Project Blue Book
10. Majestic-12
11. Knowledge Of Another Sun

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Accenno di elettronica, una marcia che ti porta ad un’esplosione inaspettata, un sussurro… e uno scream degno dei più bei My Dying Bridge: sto parlando di come si presentano i MustyWig, una band partenopea che esprime in queste 11 tracce tutta la loro rabbia e forza che è stata rinchiusa finora nella sala prove e nelle demo.

Un sound potente, soprattutto in sezione ritmica, caratterizza tutto l’album: da paura certi cambi di batteria scatti nervosi di doppio pedale e martellate sui tom e timpani; il basso porta avanti la sessione, non disdegnando qualche nota in death from above 1979 style.

La voce mi ricorda molto da vicino quella del cantante degli Our Lady Peace, gruppo americano che, purtroppo, ai più è sconosciuto.

I riff portati dalla chitarra fanno ricordare a tratti un vecchio Hard Core di stile americano (sick of it all, per intenderci) mentre in altri aleggia un’ombra paranoica alla vecchia maniera dei Tool.

Da premiare sicuramente la scelta dell’inserimento di parti elettroniche che rendono questo cd ancora più bello: è una scelta coraggiosa, in quanto non scadono mai nel banale e danno anzi un tocco di atmosfera in più a questo cd che ritengo meritevole di segnalazione.

Il lavoro fatto dal batterista in queste canzoni è notevole, in quanto vengono toccati pochissimo i piatti e si gioca tutto su ritmiche bastate su doppio pedale e rullate su timpani e tom: nell’insieme con gli altri strumenti ci sono momenti in cui sembra di ascoltare un cd di doom metal, per quanta lentezza quanto mai azzeccata venga fuori da questo quartetto.

Durante i primi 5 brani assistiamo ad una cavalcata senza posa, dove metriche e voce sono scandite da un ritmo furioso, martellate pesanti, riff e assoli che fanno togliere il respiro a chi li ascolta; la canzone numero 6 sembra quasi una pausa, un tirare il fiato, per far sentire che se vogliono sono capaci di creare una canzone tranquilla, che può essere (passatemi il termine) commercializzata come e quando vogliono.

L’overture della seconda parte è composto da elettronica allo stato puro che porta l’ascoltatore in un labirinto di suoni che però lo guidano verso una fine volutamente ricercata, dove arpeggi e melodia la fanno da padrone, soprattutto nella canzone numero 8, classico “lentone” che non fa ma male: e poi come dicono tanti… i migliori lenti li han creati i metallari J

Nel complesso l’album è da premiare, in quanto esprime una maturità di suoni e testi che molte band emergenti possono sognarsi in questo periodo.

I ragazzi ce la mettono tutta per creare qualcosa di creativo e innovativo, cercando di non cadere nel banale e devo dire, a mio avviso, che ci riescono benissimo.

Da parte mia consiglio questo gruppo a chi vuol sentire un buon e sano rock/metal dalle sfumature electro/doom, tanto per capirci… una cosa alla My dying bride mescolata con gli Alter Bridge che si sono portati in tour uno dei Prodigy.

Scherzi a parte, è un gruppo che merita, che va ascoltato un paio di volte per capire appieno le metriche che sottintendono il senso del loro comporre canzoni e creare musica.

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