Hanno stregato sua maestà Brian Ritchie dei Violent Femmes, hanno coinvolto le gemelle Deal e perfino Jerry Harrison dei Talking Heads. Da promettenti folk punk rockers a miracolo italiano. Casinari, alcolici, violenti, bravi e geniali da far paura. Gli Zen Circus sono un nostro patrimonio.
A cura di Sonia Colombo.
Come nasce il nome del gruppo?
Al bar. Debbi sapere che all’epoca (si parla dell’Anno Domini 2000) ci chiamavamo,semplicemente,The Zen.Poi venne fuori che c’era un gruppo di Roma con lo stesso nome,per inciso si trattava dei figli dei fratelli De Angelis,sì,quelli delle colonne sonore dei film di Bud Spencer…che comunque,figli d’arte quanto ti pare,facevano anche parecchio cacare.
Per ovviare a questa incresciosa omonimia tenemmo una concitata riunione al nostro bar di riferimento,il cui risultato è il nome attuale,che ci sembra bello,fulgido,e appropriato.
Che influenze musicali hanno subito i The Zen Circus?
Gli Zen sono figli bastardi di moltamolta musica…considera che siamo un gruppo transgenerazionale,nel senso che c’è dentro gente di 36,30,26 anni,e poi c’è chi come Appino non ha mai avuto altri gruppi e chi come me ha girovagato fra punk rock,garage et similia,e chi come Qqru viene da stili molto più “metallici”.Ne risulta un bel pastone che oltretutto si aggiorna in continuazione,un po’ come rotolare del pongo sulla moquette, e quello ti tira su tutto! Parlando a titolo personale le cose che sento più vicine sono le chitarre “giuste” degli anni ’60, lo svacco del ’77 e i catastrofisti di Washington (zona Dischord),ma mi esaltano anche i gruppi cajun,la musica bubblegum o QUALUNQUE pezzo di Robert Johnson.
Raccontate ad Impatto Sonoro come sono nati i rapporti con Brian Ritchie!
Questa è una cosa che ha proprio il caratteristico “flavour” della bella tavoletta rock. Fai conto un tre annetti fa un gruppo di ragazzi di Pisa, cresciuti con la nostra musica e insomma molto devoti al punk folk, hanno la pensata di andarsi a vedere i Violent Femmes a Dublino, mentre noi, che praticamente glieli avevamo fatti scoprire, ce ne restiamo a casa (per ovvie e penose disparità di ceto economico). Va finire che gli sbarbatelli in questione riescono a raggiungere il backstage grazie anche all’avvenenza di una l
oro amica e consegnano a Brian una copia non del loro,ma del NOSTRO cd.
Passa un anno e i Femmes vengono a suonare in Italia, e noi riusciamo a piazzarci fortunosamente come gruppo di apertura…per scoprire poi che dei simpaticoni avevano messo la nostra esibizione in un orario improbabile. Risultato:suoniamo mentre i nostri miti sono al ristorante. Depresso,mi vedo venire incontro Brian nel piazzale dietro il locale che così mi apostrofa: “Ah,ma voi siete gli Zen Circus!peccato che non vi ho sentito suonare perché il cd era veramente buono, anzi, a proposito, quand’è che ne fate un altro?”
Basito, gli rispondo che abbiamo in programma un nuovo album di lì a poco, e il costolone mi fa “i could be the PRODUCER!”. E il resto è storia nota.
Che sensazione si prova a collaborare con artisti del calibro di Jarry Harrison o le sorelle Deal?
Esattamente la sensazione che si prova a lavorare con artisti del calibro di Jerry Harrison o le sorelle Deal.
In “Villa Inferno” cantate in differenti lingue: italiano, francese, addirittura serbo e il predominante inglese, come mai questa scelta?
Ma perché si! Rivendichiamo il diritto di esprimerci in qualsivoglia lingua, sono tutte interessanti, per un motivo od un altro…C’era, ben prima dei Sigur Ros,un gruppo prog tedesco il cui nome ora mi sfugge, che si era inventato una lingua sua! Pensa che figata..
Come avviene la decisione del “quale canzone fare in quale lingua”?
Beh, è essenzialmente un fatto di sonorità..per esempio, riguardo a quelle in francese, è venuta prima la musica, e siccome aveva tutte le caratteristiche di un pezzo beat francese, ecco che il testo è stato forgiato in base a questo
mood.Oppure ci viene voglia di fare un pezzo stile zingaresco ed ecco che l’argomento ci porta direttamente alla domanda che segue..
Mi spiegate di cosa tratta la canzone “Narodna Pjesma”?
Eh!questa si che è una bella domanda…cari amici, il testo di questa canzone, nonostante le affermazioni di certi saputelli che spergiurano sia stato redatto in qualche dialetto balcanico,è COMPLETAMENTE inventato!ah!basta!l’ ho detto.
Ci raccontate qualcosa del vostro recente tour in Tasmania? Come siete stati accolti dal pubblico australiano? Com’è suonare in realtà differenti da quella italiana?
Siamo stati accolti benissimo e trattati con tutti i riguardi. Le date erano sempre piene di gente. A parte il fatto che ai concerti vedi anche giovani (ssimi) ed anziani (?!) il pubblico è più o meno come quello italiano: esseri umani.
Come vi siete avvicinati al “Busking”?
Truth is stranger than fiction…la nuda veritas è che non avevamo una sala prove.Se ci metti anche che Appino se l’era sfangata in Olanda suonando per strada e ci aggiungi la voglia, anzi la necessità di suonare PER FORZA, ecco che il gruppo punk si metamorfosizza in gruppo folk!
E’ in programma la produzione di un album tutto italiano “Andate tutti Affanculo”, cosa dobbiamo aspettarci?
Un gran bel disco, cantato stavolta solo in italiano. E’ presto parlarne ora.
a cura di Sonia Colombo
Mi sento chiamata in causa!
Probabilmente hai ragione, domande banali le mie, ma io non ho la presunzione di definirmi “giornalista”, bensì appassionata all’ennesima potenza di musica.
Impatto Sonoro mi da la possibilità di “dire la mia” sui concerti a cui assisto e di fare qualche domanda ai gruppi, trovi che sia così tanto sbagliata la cosa?
Quando intervisto cerco di fare le domande che qualsiasi persona che scopre il gruppo per la prima volta farebbe…
ben vengano le critiche, se costruttive, servono solo a migliorare, non ho la pretesa che ciò che scrivo possa piacere ed interessare a tutti!
Mi piacerebbe tanto che tu mi scrivessi che intervista avresti voluto leggere…
Ciao!
Sonia