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BOSS HOG + Micra Girls – New Age Club, Roncade (TV), 19 maggio 2009

micragirl1Chi pensava di entrare al New Age per vedere Cristina Martinez nuda, come successe nel primo concerto dei primi anni 90 non penso sia rimasto deluso nel vederla più sexy che mai, in tenuta nero tenebra, cantare con tutta la rabbia che ha in corpo quasi tutti pezzi dei Boss Hog.

Ma andiamo con ordine.

Ad aprire il concerto un gruppo finora per me sconosciuto, chiamato MicraGirls. Prima della loro entrata in scena, noto sul palco un hammond + synth, una batteria ridotta ai minimi termini (grancassa, timpano, rullante, charly e ride), una chitarra e tre microfoni, ed inizio a pensare ad una band sperimentale, noise, o qualcosa del genere. Vengo subito però contraddetto..

micragirls2Il gruppo è composto da tre ragazze finlandesi completamente “out of control”: si presentano sul palco vestite tutte e tre con la stessa divisa, in pieno stile fast food americano degli anni 50; Risu alla batteria, Mari alla voce/chitarra e Kata ai synth.

Le tre indemoniate suonano un rock’n’roll d’altri tempi, abbastanza crudo, che potrebbe far da colonna sonora ai maggiori film western di seconda generazione; le ritmiche e le voci fanno subito presa sul pubblico che, noto, apprezza genuinamente e inizia a ballare ed applaudire.

Nella mezz’oretta dedicata alle MicraGirls c’e’ spazio per una cover dei Cramps, “Goo Goo Muck” che, devo dire, non mi dispiace per nulla; il trio durante l’esibizione fa veramente presa sul pubblico e mostra una gran voglia di spaccare tutto e di dimostrare che non è solamente “un gruppo spalla”.

Appena il trio delle meraviglie finisce, pochi istanti dopo, entrano in scena i Boss Hog.

bosshog1Uno ad uno vengono accolti da applausi sempre crescenti, fino all’ovazione per l’entrata di Cristina, dove il classico rocker/metallaro italiano inizia a perdere le bave (me compreso). Anche se gli anni passano Cristina si mantiene molto magnetica e in questa occasione si presenta in versione Varla (Tura Satana) di Faster, Pussycat!Kill! Kill! Kill!

Il concerto si apre con la canzone “Sky Bunny”, che da anche il via alla danza della nostra dark lady che si conclude solo a fine concerto. Il palco è ben tenuto dalla one lady show, che durante tutto il concerto si dimena da una parte all’altra, accarezzando e spesso legando con il cavo del microfono, alcuni spettatori che sono riusciti a prendersi i primi posti; non disdegna nemmeno le discese dal palco stesso, per farsi una camminatina tra il pubblico, a cui cede il microfono per i coretti.

Il passo e quindi il palco è il suo habitat, che viene però ceduto quando il marito, Jon Spencer (dei Jon Spencer Explosion) decide di salire in cattedra con riff e assoli aggressivi, ruvidi, che lasciano tutti noi strabiliati.. Jon è un grandissimo virtuoso della chitarra  e fa di tutto per metterlo in mostra, ed il pubblico, ovviamente, apprezza convinto.

bosshog2Visto che è dal 2000 circa che i Boss Hog non pubblicano più un album, durante il tempo dell’esibizione c’e’ spazio per quasi tutta la discografia (tre album) e per i singoli che hanno fatto maggior successo: “Whiteout” e “I digg You”.

La prima perde le sonorità soft a cui eravamo abituati ad ascoltarla nel cd o nel video, per dar spazio alla velocità e ruvidezza che riescono ad imprimere soprattutto John e la voce di Cristina; viene cantata anche dalla batterista, Holly, che suona veramente bene e alla fine viene applaudita fragorosamente da tutti. “I digg You”, invece, inizia su ritmiche punk-rock per poi assestarsi, verso la parte centrale, in un bellissimo duetto romantico-sexy tra Jon e Cristina.

bosshog3Durante la performance vengono poi sparate altre perle, ovviamente grezze e taglienti come da copione per questo gruppo, che infiammano il pubblico, il quale li richiama a gran voce ad ogni uscita (tre bis) e anche a fine concerto.

La voglia di gridare al mondo la propria rabbia e la violenza con cui vengono eseguiti i brani da questo gruppo di, ormai quarantenni ha reso questo concerto superiore a molti altri visti in passato, ed il merito non va solo alla conturbante cantante, ma a tutto il gruppo, che con l’età, invece di addolcirsi, si incattivisce e fa scaturire un muro di suono che ti schiaccia ma che al tempo stesso ti porta via, a seconda di come si muovono le mani sulla chitarra e sulla batteria.

Se avete la possibilità vi consiglio di non perdervi un concerto dei Boss Hog, visto che sono più in forma che mai e, visto il caldo di questi giorni, non è detto che la nostra dark lady non torni ai fasti del passato.

a cura di Enrico Pavan

www.intheredrecords.com/pages/bosshog


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