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Valentina Dorme – La Carne

2009 - Fosbury/Metatron
rock/alternative

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Tracklist

1. Un Nome di Fantasma
2. Benedetto Davvero
3. Il Terzo Uomo
4. Marco Ferreri
5. Giulia Bentley In Estate
6. I Girasoli
7. Trieste Centrale
8. Siracusa e Le Stelle
9. Olimpiadi Salesiane
10. La Buonanotte in Francese
11. Io Non Sono Forte

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I Valentina Dorme di Favero circolano da 17 anni esatti, e hanno dovuto aspettare parecchio prima di vedere i primi risultati e la distribuzione nazionale della loro produzione. Questo ha anche rallentato il loro percorso, che arriva con questo 3° cd uscito per Fosbury/Audioglobe ad un livello più che soddisfacente, raggiungendo direi un traguardo che denota una certa maturità artistica per i quattro ragazzi, anche se si spera che i prossimi lavori osino ancora più in alto.

Il disco è in effetti un ottimo prodotto alternative, genere in cui l’Italia ha già dimostrato di eccellere. Racchiudendo numerose sfumature di rock ed altri generi melodici, si sono creati attorno all’alt-rock tanti canoni ai quali i gruppi si rifanno come se usassero stampini da dolci, quante possibilità di innovare (sempre più raramente sfruttate a dire il vero). I Valentina Dorme conciliano gli aspetti dell’alt-rock afterhoursiano di stampo più commerciale (quello degli ultimi dischi) con un gusto cantautorale che li accomuna in alcuni tratti ai Diaframma, in altri agli ultimi lavori dei Meganoidi. Si respira un’atmosfera quasi lieta in questo disco (soprattutto in pezzi-ballad come Giulia Bentley in Estate), a volte più malinconica (Un Nome di Fantasma, Benedetto Davvero) ma sempre sopra le righe. Mario Pigozzo Favero è un cantante eccentrico che nonostante non raggiunga vette stilistiche né tecniche degne di nota, si destreggia bene nelle diverse sfumature che il gruppo propone all’interno di questo lavoro. Nel sesto pezzo, I Girasoli, probabilmente il più bello del disco, assistiamo ad un nostalgico crescendo in cui spicca anche l’uso del pianoforte. Interessanti i riferimenti ai colori all’interno dei testi, che ricordano un certo cromatismo che qualche appassionato di letteratura collegherà a Lorca o a Baudelaire. Mario parla di amore, delle avventure di un uomo di mezza età a Trieste Centrale (che “vale più di Genova e Barcellona insieme, Ibiza a Maggio e Bangkok in Aprile”). I riff di chitarra sono sempre azzeccati, anche se spesso sono accompagnati da giri di basso scontati, ma inseriti al posto giusto. Siracusa e le Stelle, un altro bel pezzo, cantato come Giorgio Canali lo canterebbe con i Rossofuoco, si ricollega alla produzione dei primi due dischi del quartetto, anche se la qualità della registrazione leggermente più alta aiuta a rendere il pezzo più genuino. La Buonanotte in Francese è un pezzo di 1.49 che spiazza con la sua interruzione improvvisa; quasi un esperimento considerando che il brano sembrerà ai più fatto apposta per durare almeno 2 minuti in più.

“La Carne” non è un album facile da recensire, ci si trova un po’ di tutto. Il consiglio migliore che si può dare è di ascoltarlo, di digerirlo e metabolizzarlo. Ci vuole tempo per capire che l’arte di certi gruppi italiani va oltre l’ascolto semplice di musica orecchiabile con i tipici testi d’occasione a cui MTV insieme alle radio ci ha abituati. Se qualche testo ci farà venire in mente le ballad romantiche dei cantautori nazionali come la Pausini o Antonacci, non dobbiamo lasciarci intimidire: qualche ascolto in più e ci si accorge della profondità dei testi, della non-immediatezza della musica e del bisogno di farsi sentire di questi quattro che dopo 17 anni sembrano comunque una band giovane, fresca e con ancora molto da dire e da dare. Ascoltateli.

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