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Juliette Lewis & The new romantics + Sweetsick – Alpheus, Roma, 9 Giugno 2009

C’è poco da fare, quando una viene dal mondo dello spettacolo, sfiora un Oscar, circuisce uno come Brad Pitt e recita insieme ai grandissimi del mondo del cinema, il divertimento è assicurato. Una vecchia legge del mainstream vuole che  questo tipo di personaggi, così facilmente riconoscibili e continuamente in vista dei flash delle macchine fotografiche, eccedano in sprazzi di quasi-follia proponendosi allo sguardo dei propri ammiratori come il sogno di una vita di ognuno di noi. Miss Lewis queste cose le sa benissimo e senza il bisogno di alcun rodaggio è prima donna sul palco e vip glitterata fuori. Finita, dopo 3 album da studio, l’avventura cominciata nel 2004 con i The Licks, Juliette ricomincia dai New Romantics, formati dal chitarrista Yves Lelevier, dal secondo chitarrista Christopher Watson, dal batterista e colosso Troy Ziegler e dalla stilosissima e affascinante Bassista Shirley To. Lo scioglimento della band precedente non ha minimamente intaccato la cattiveria del sound e la forza “bruta” della Lewis sul palco e volendomi spingere un po’ oltre, ho la sensazione che l’uscita del nuovo album a Settembre, Terra Incognita, dal quale sono stati estratti ed eseguiti, durante il concerto, alcuni brani, sarà una bellissima conferma di un progetto che andrebbe valutato sotto una luce diversa e più “importante”. Il caldo soffocante di una Roma a tratti plumbea e arrossata fa il paio con l’aria intrisa di umidità che si respira all’inte rno del locale prima che il tutto abbia inizio. In jeans e maglietta Juliette prova e riprova, muovendosi in ogni dove sul palco, gli ultimi accorgimenti prima del delirio sonoro della serata. È ovvio, che per rendere giustizia ad un gruppo che calca le scene altolocate del rock c’è bisogno di una spalla convincente e di alto livello, per questo sono stati chiamati gli Sweetsick, emergenti dalle bellissime speranze con un palmares già pieno di “trofei” ed un cd all’attivo. Finita l’attesa alle 21.30 circa è il momento di fare sul serio, e per 45 minuti i laziali Sweetsick ci riescono benissimo, coinvolgendo il pubblico, riempiendo l’aria di distorsioni e bruciando il palco con la voce affilata e cruda della cantante Anna. Catturati dalle rovinose note di brani tratti dal loro album, Talkativeness, come Last Tale ed As this one e nuove proposte come Cool for the show che non fa altro che alimentare l’attesa dei fan per un nuovo episodio da studio, il tutto condito dal lancio di cd, magliette e accendini, che sono regali più che graditi per gli avventori del locale. L’antipasto servito è di gran lusso e presenta a dovere il piatto forte della serata. Alle ore 11.00 circa il pubblico si mobilita mentre guarda i membri della band di Juliette Lewis prendere posto e fare da apripista alla bellissima californiana, in forma come sempre, attivissima, definita da un ombretto color cielo che le scivola divinamente sugli occhi verdi. Purgatory blues, ultimo singolo estratto da Four on the floor, è l’inizio scoppiettante di un’ora e mezzo circa di urla, sudore ed estasi mentale e fisica. Non c’è pausa, e quando Juliett e, in solo, si sgola al grido di “money money money money, sticky sticky sticky honey!”, il pubblico impazzisce e fa ribollire a mille gradi il calderone dell’Alpheus sulle note di Sticky Honey. Dopo la prima pausa è il momento del primo inedito estratto dal disco in uscita, quel Terra incognita che è anche la title-track dell’album, non si muovono di un millimetro le sonorità acide e rock’n’roll del quintetto e la trama vocale della Lewis che spicca nuovamente nella successiva Fantasy bar, altro energico inedito seguito da Pray for the band Latoya, brano estratto da You’re speaking my language del 2005. miss Lewis è madida di sudore e continua a caricare energia da batterie inesauribili mentre torna indietro nel tempo proponendo la prima vera hit della sua carriera, Got love to kill, passando per Death of a whor e, fino all’inedita Uh huh, che si presta per un giochino di cori con il pubblico un po’ spiazzato dal poco feeling con il brano non conosciuto. You’re speaking my language baby sembra il fuoco d’artificio finale, ma incalzati dai fans, Juliette lewis e i New romantics spuntano di nuovo fuori per piazzare una atomica Hot kiss, climax del concerto, tra due inediti, Junkyard Heart e Suicide dive bombers. Questa è veramente la fine. Una serata che mostra come le cose, per uscire bene, meritano fatica, Juliette nel backstage dice di aver assolutamente bisogno di una doccia, come fosse un premio, meritatissimo, per tutto quello che ha prodotto sul palco. È veramente provata ma contentissima per aver scaricato se stessa e i nervi di molte persone, che ancora la attendono, a concerto finito, al di là delle transenne per poter avere un autografo o una foto. Volete imparare come “lasciare il segno”? studiate da lei!

a cura di Lorenzo Tagliaferri

www.myspace.com/juliettelewis

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