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Black Lips – 200 Million Thousand

2009 - Vice Records
garage/punk/psych

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Tracklist

1. Take My Heart
2. Drugs
3. Starting Over
4. Let It Grow
5. Trapped in a Basement
6. Short Fuse
7. I’ll Be With You
8. BBBJOT
9. Again & Again
10. Old Man
11. The Drop I Hold
12. Body Combat
13. Elijah
14. I Saw God

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Autentici dementi, affetti da una perversa e finalmente sincera passione per il vintage più lercio e fuoriluogo che ci sia, i Black Lips sono la nostra salvezza.
In un epoca, la nostra, in cui riproporre sonorità del passato è il più delle volte una vigliacca strategia di marketing, questi quattro ragazzi di Atlanta dal profilo psicologico fortemente labile stupiscono e colpiscono con la loro straordinaria attitudine fancazzista e geniale al tempo stesso.
É gente che se avesse vissuto Woodstock non ne sarebbe uscita viva, è gente che si accoppia ancora sotto gli alberi, è gente che è dovuta fuggire gambe in spalla dall’India per l’ormai risaputa abitudine di mostrare le parti intime durante i loro show, che, gente, dicono siano i più incendari mai visti e mai sentiti.

Luride teste di cazzo, verrebbe da dire. Geniali teste di cazzo, diremo invece.
Certo, la nomea di animali da palco, incantatori di pubblici e piromani esibizionisti non può essere rispettata a pieno su disco, ma certamente “200 Million Thousand” è un buon manifesto, il giusto assaggino per innamorarsi a prima vista e magari sognare un qualche incontro ravvicinato sotto a un palco.
La formula è semplice e maledettamente efficace: chitarre taglienti a sventrare budella corrose dall’alcool e dagli acidi, un suono profondo e penosamente lo-fi frutto di nottate tra birra, whisky e chissa cos’altro, la voce di Cole Alexander che sputa fuori senza moine la violenza di una vita passata tra fogne neanche troppo metaforiche.
C’è chi li definirebbe inascotalbili, inappropriati e fuori tempo massimo, senza considerare però che se non ci fossero bisognerebbe inventarli e lasciarli marcire allo stato brado, tra la natura corrotta delle cose e tra le nostre grida di eccitato disappunto.

“200 Million Thousand” è la gioventù bruciata che canta se stessa e per se stessa, si intrufola e si stende a colossali balli di fine anno al college (“Drugs” e “Starting Over”), canticchia ubriaca i Beatles mentre abusa di legnose teenager (“Let It Grow”), scimmiotta perfino qualche becera star dell’hip hop (“The Drop I Hold”, oscena, penosa, commovente), si lancia inerme e senza cognizione di causa in eroiche danze psychobilly figlie di LSD e follia cerebrale (“Take My Heart”, “BBBJOT”), e cade infine in un coma etilico irreversibile e rivelatore, alla ricerca di un Dio, quello dei Black Lips, che si rivela nel finale in tutta la sua commovente grandiosità (“I Saw God” appunto, un gioiello, un manifesto, un esempio di lampante autodistruzione).

Una delle poche band sporche e malate rimaste in vita, rivoltanti figli di fiori marci e velenosi, scarti difettosi di un nuovo millennio da disintegrare, i Black Lips sono uno dei principali motivi per cui il mondo musicale non è ancora definitivamente affogato in un mare di vomito.

Immensi.

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