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Client – Command

2009 - Out Of Line
electro/pop/rock

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Tracklist

1. Petrol
2. Can you feel
3. Don’t runa way
4. Make me believe in you
5. Lullaby
6. Ghosts
7. Satisfaction
8. Son of a gun
9. Blackheart
10. In my mind

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Vi prego datemi una mano! Nella copertina di quest’album, il mezzo busto che si vede, la figura femminile che indossa un’uniforme, è o non è un manichino? E soprattutto, viste le tinte usate in copertina, a che epoca può risalire un’immagine del genere? Alla sfacciataggine sessuale dei giorni nostri, o all’inquietante e omertosa epoca dei tabù sessuali di una quarantina di anni fa? No perché ne va del primo impatto che il disco può avere su l’acquirente attento e un po’ pignolo nei nostri rinomati store musicali. Se si tratta di un manichino e se l’immagine risale a più di 40 anni fa siamo completamente fuori strada. Perché quest’album è sesso e cazzo duro dal primo all’ultimo secondo! È un po’ come un film porno in Braille contornato da una colonna sonora che è come lo scivolare di unghie affilate sulla schiena nuda.

Ammetto la mia debolezza di cuore per l’elettrorock, soprattutto se a cantarlo è una bellissima voce femminile. Essere imparziali o oggettivi in questi casi è per me cosa praticamente impossibile, quindi, vi confesso che non mi interessa poi molto se un qualche grande esperto, topo da studio di registrazione, maniaco del mixer, mi viene a dire che tirate le somme, l’album in se per se, non è niente di eccezionale. Per me è come fare una passeggiata, a piedi nudi, in un fresco prato verde appena dopo un temporale estivo, l’estasi. E mi basta ascoltare le prime parole di Petrol, “your love is like petrol, your lips are gasoline”, per non pensare più ai bacchettoni, maniaci delle 7 note, che stroncano tutto quello che non è alla loro portata. Le Client sono un terzetto di bellissime figliole inglesi, ribattezzatesi anonimamente, Client A (Kate Holmes), Client B (Sarah Blackwood) e Client C (Charlotte Hatherley) e il loro primo acuto discografico risale al 2003 con l’omonimo Client, al quale faranno seguito altri due album, City, con la preziosissima collaborazione di Martin Gore dei Depeche mode e di Pete Doherty, lo strafamoso ex-fidanzato di Kate Moss e poco famoso cantante dei Babyshambles, e Heartland, che annovera tra i credits la straordinaria partecipazione di Adam Ant (Adam and the Ants) e Martin Glover (Killing Joke).

Il succo del discorso è che uno può appassionarsi a un certo tipo di sonorità, anche se lontane dai propri gusti, ascoltando questo disco. Non solo perché dentro, tra le pagine da sfogliare della cope rtina ci sono queste 3 bellezze da paralisi, ma soprattutto per la bontà del prodotto nel complesso. Soprattutto per il buonissimo lavoro di produzione fatto da Joe Wilson (bassista e produttore dei Sneaker Pimps), che rende ancora più apprezzabili i rigiri vocali incisi sui singoli pezzi, più precisamente nelle tonalità leggere e ritmate del primo singolo estratto dall’album, Can you feel?, o tra le pagine un po’ tormentate della successiva Don’t run away. A sciogliere ogni dubbio sulla bontà di quest’album è lo straniante groove di Lullaby, che è un po’ un devoto tributo alle note figlie dei tasti bianchi e neri dei Depeche Mode, e tanto per non confondere la voce scende di tono come a voler lasciare tutto lo spazio ai suoni artificiali ma sensibilmente autentici della strumentazione. Non posso far altro che battere un clamoroso cinque al lav oro appena ascoltato. Una strada che le Client stanno percorrendo dal verso giusto e che le ricompenserà con la visibilità e la riconoscibilità che meritano.

Taste: Petrol, Can you feel, Don’t run away

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