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Kasabian – West Rider Pauper Lunatic Asylum

2009 - Columbia
indie/brit/rock

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Tracklist

1. Underdog
2. Where Did All the Love Go?
3. Swarfiga
4. Fast Fuse
5. Take Aim
6. Thick As Thieves
7. West Rider/Silver Bullet
8. Vlad the Impaler
9. Ladies and Gentlemen (Roll the Dice)
10. Secret Alphabets
11. Fire
12. Happiness

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Tremate Tremate, i Kasabian son tornati. La band più cool dell’Inghilterra, riuscita ad accaparrarsi addirittura la stima dei fratelli Gallagher, si ripresenta ai propri devoti fans e non solo, in vesti completamente nuove, con un album maturo e ricercato, intitolato “West Rider Pauper Lunatic Asylum”.

Dopo il flop del secondo disco “Empire”, il gruppo del nostro compaesano Sergio Pizzorno, (autore dei testi) e della coinvolgente voce di Tom Meighan, torna alla ribalta con un lavoro abbastanza entusiasmante, che ha dovuto farsi ascoltare più volte prima di farsi apprezzare quasi nella sua totalità. Già osannato dalla critica e dai britannici DOC, “West Rider Pauper Lunatic Asylum” sembra destinato a lasciare un segno indelebile, almeno nell’ambiente della musica indie d’oltre manica. Dodici tracce, decisamente poliedriche, che non concedono spazio alla noia e che sembrano sopraggiunte appositamente per non andarsene più dalla mente dell’ascoltatore. Vi basterà sentire brani come  “Under the dog”, la traccia d’apertura, “Where Did All the Love Go?”, “Fast Fuse”, con le sue chitarre impazzite (adatta per la colonna sonora di un, se mai possibile, sequel di Pulp Fiction), “Take Aim”, “Vlad the Impaler”, per rendervi conto della potenza di questi brani a dir poco travolgenti. Non mancano all’appello neanche ballate e lenti davvero niente male, come “Thick As Thieves”, “West Rider/Silver Bullet” con sonorità quasi da far west, “Ladies and Gentlemen (Roll the Dice)” e la conclusiva “Happiness”, molto malinconica ed incredibilmente dolce con i suoi cori gospel, quasi Beatlesiana. Queste ultime tracce infatti, sembrano giungere proprio per dare un attimo di respiro a chi si fosse imbattuto in questo album psichedelico, elettronico ma allo stesso tempo incredibilmente rock.

Insomma, la qualità e la raffinatezza di un lavoro portato a termine in maniera quasi meticolosa non mancano. Che i Kasabian abbiano superato se stessi?

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