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NINE INCH NAILS + Tv On The Radio + Animal Collective – Roma in Rock, Roma, 22 luglio 2009

Eccolo finalmente! L’appuntamento con la storia è arrivato. La celebrazione di questo secolo appena iniziato. I Nine inch nails, sono arrivati ad un capolinea temporaneo. Dopo di questo ci sarà un periodo non quantificabile di “off”. una scelta che ha senso se vista dagli occhi di mister Trent Reznor. Un individuo che da solo è capace di essere tutto un gruppo, tutta una serie di strumenti, tutto un insieme di ritornelli, bridge, strofe. Ha senso perché questa “entità” esiste dal 1988, e da allora non fa altro che produrre emuli di sonorità fredde e sintetiche che tuttavia sono il cuore incandescente di un nome ormai di diritto entrato nella storia del rock. Il tempo passato, 20 anni trascorsi da Pretty hate machine,nine1 hanno ingigantito all’inverosimile la statura tecnica e la popolarità di questo “one man band”, un talento precoce che già era pienamente espresso fin dall’età di 6 anni, nell’eseguire alla perfezione brani mozartiani. Io posso ricordare benissimo, era il 1999, e avevo giusto 19 anni, quando ascoltai The day the world went away, un pezzo che mi lasciò basito per quello che esprimeva e per come si faceva strada dentro di me, scavando un solco infinitamente più profondo di qualsiasi anima candida o bruciata per sempre. A quel tempo combattevo, nonostante l’età avanzata, con la separazione dei miei genitori, e non ci fu un punto di disperazione sconvolgente che segnò la mia esistenza per sempre, ma quei piccoli tagli, quelle piccole abrasioni che mi laceravano l’anima vennero suturate tutte, nessuna esclusa, dalle canzoni dei Nine inch nails in primis. Questo tipo di rapporto con la loro musica può sembrare una visione scomodamente e scontatamente soggettiva per uno che pretende di essere una mezza specie di giornalista, ma oltre quest’aspetto delle cose c’è la sensazione di condividere quest’idea con chiunque abbia una certa esperienza nel campo musicale. Non mi imbarazza dirlo, Trent Reznor è il più grande talento musicale vivente al momento! Appena ho saputo che sarebbero approdati a Roma, un caso più che eccezionale visti i consueti canoni musicali degli eventi proposti nella capitale, non ho dubitato neanche per un secondo sul da farsi, ci sarei stato!

La giornata bollente è quella del classico Luglio romano, e la cornice dell’ippodromo di Capannelle è un orizzonte arso dal caldo. L’organizzazione delle serate del Rock in Roma ha stilato un calendario di spessore, proponendo sul palco dal 27 Giugno al 25 Luglio grandi e bellissime realtà della musica italiana come, Subsonica, Marlene Kuntz, Caparezza, Afterhours e rockstar straniere, Motorhead, The killers, Franz ferdinand e Nine inch nails appunto.

nine2Ad accompagnare i NIN in questa serata ci sono gli Animal Collective, quartetto di rock sperimentale composto da Avey Tare ( David Portner; voce, chitarra, samples, percussioni ), Deakin ( Josh Dibb; chitarra, voce ), Geologist ( Brian Weitz; tastiere, samples, voce ), Panda Bear ( Noah Lennox; voce, percussioni, samples, chitarra ), che dal 2000 ad oggi, hanno messo in piedi ben nove dischi, uno dei quali dal vivo. Il loro act è tutto fuorché interessante, nonostante il tentativo di mostrare un’innovazione che ormai non appartiene più a nessuno, producono loop e rigiri di synth che alla lunga, molto alla lunga, risultano noiosi e ridondanti.
Il tutto sembra durare ore e buttare nello sconforto più di qualche persona che ritrova vigore solo nella felicissima e ritmata prestazione dei Tv on the radio che attraverso Staring at the sun, New healt rock, Wolf like me e brani estratti dall’ultimo Dear science, datato 2008 mettono in subbuglio un pubblico accaldato e sfibrato dall’umidità che circola nell’aria.

Sono le 22:15 e il palco si veste di luci e nebbie profumate della fog machine. Sulle note di Somewhat damaged e coperti dal frastuono del pubblico entrano sul palco, Trent Rez nor, Robin Finck che sembra un quindicenne leggermente ubriaco, Justin Meldal-Johnsen e l’ultimo arrivato nine3Ilan Rubin alla batteria. A far crescere la montante calca sudata del pubblico è l’urlata Terribile lie che coinvolge tutti in un coro incazzatissimo e massiccio. Che non trova pace nella successiva March of the pigs che esprime tutti i sapori di quel The downward spiral da molti acclamato come il vero capolavoro del gruppo. A spegnere leggermente gli animi bollenti è Something i can never have, sussurrato episodio estratto dall’album di esordio Pretty hate machine. È invece da With teeth che è presa The line begin to blur, rigida piece contornata da un basso ruggente e distorto e una voce squarciata fino quasi al pianto isterico di Mr. Reznor. Mentre sul palco si aggira senza quiete il chitarrista Finck che come il resto della band fa la spola tra il proprio strumento e le tastiere e diavolerie varie, costruendo le prime note di I’m afraid of americans frutto della passata collaborazione con Mr. David Bowie. Nonostante la mancanza di un paio di pezzi storici, quali Sin e Closer, la gente acclama con un urlo ogni nuova proposta del quartetto americano, soprattutto quando si passa attraverso le trame pianistiche di La mer e Fragile. Trent ha occhi dappertutto, sistema luci che non lo soddisfano, sposta tastiere che non sono al posto giusto. nine4Un perfezionista! A fare da contrasto tra passato e presente piazza in duetto Wish e Survivalism, tornando al passato buio e problematico di Mr. Self Destruct e della struggente ma affascinante The day the world went away che porta tutti a intonare quel “na-na-na” liberatorio che porta fino all’urlo finale del brano. Nuovamente estratta da With teeth è la ballabile The hand that feeds che anticipa l’inno contro il materialismo di Head like a hole e il cavallo di battaglia per eccellenza dei NIN, celebrato da un grande vecchio baluardo come Johnny Cash, nello scemare della serata la delicatezza autolesionista di Hurt mette la parola fine a qualcosa che è più di un evento. Se c’è una realtà che ci esclude dalle passività di questa vita e ci ridà forze dove sentiamo che mancano è da ricercare nella stupenda visione musicale che ispira da 20 anni quest’individuo, un lungo divenire di cose che meritano di essere comprese e compresse dentro l’animo di ognuno di noi. Al di là di impressioni o parole. Indimenticabile!

a cura di Lorenzo Tagliaferri

foto di Eliana Volpe

www.rockinroma.com

www.nin.com

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