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The Horrors – Primary Colours

2009 - XL
dark/indie/rock

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Tracklist

1. Mirror’s Image
2. Three Decades
3. Who Can Say
4. Do You Remember
5. New Ice Age
6. Scarlet Fields
7. I Only Think Of You
8. I Can’t Control Myself
9. Primary Colours
10. Sea Within A Sea

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Il punto è che non ci crediamo abbastanza che siano diversi. Restiamo qui a perder la testa per scoprire chi o cosa li abbia creati, quanto dureranno e quale altra nuova passeggera novità anglosassone li spazzerà via in un sol colpo lasciandoci nelle mani solo polvere e ricordi, i soliti ricordi, la solita polvere di ricordi.
Gli Horrors hanno sgomitato per esserci. Pur se nella solita diritta via delle new sensations d’oltremanica, non sono mai caduti consapevoli vittime delle rischiose osannazioni di carnefici riviste specializzate. Hanno fatto un primo disco schizzato, “Strange House”, un rockabilly sotto acido, una sorta di psichedelico viaggio nelle deviazioni musicali più di tendenza che sapeva far gridare di piacere e ridestare primordiali curiosità per la musica vera, per quella cosa magica e mistica che rimescola gli organi interni e disintegra corde vocali.

Oggi, “Primary Colours” sembra il frutto di un lento e positivo processo di disintossicazione: mesi e mesi passati in qualche ipotetica comunità di recupero, a capire come non si è ancora usciti indenni dagli anni ’80, a discutere di Joy Division e di new wave, di sintetizzatori e delusioni, a fare propri concetti e sensazioni che ti intaccano le vene e non ti lasciano luci in fondo al tunnel.
E così i toni si smorzano, gli angoli si smussano, i colori si fanno più scuri e più curati. Tutto sembra un piccolo tassello di un disegno quasi perfetto, un micidiale e ipnotico progetto, forse quello che gli Horrors avevano in mente fin dall’inizio.
Il filone è quello, quel solito post-punk maliziosamente revival che ci fa tanto imbestialire.
Qui però le cose sembrano diverse: gli Horrors riescono infatti a riproporre le solite cose con una classe e un’originalità fuori dal comune. Feedback colossali e martellanti giri di basso, synth invadenti e chitarre allucinanti, lo shoegaze che ritorna in auge per davvero e si fonde con il migliore dark pop dei migliori Cure, dei migliori Bauhaus, dei migliori.
Quel che sembrerebbe un miracolo, o, per i più malpensanti, un gustoso campionario di furbizie e lustrini, è in realtà una lucida dimostrazione di intenti, una prova lampante che il talento non è morto e negli Horrors ha decisamente il sopravvento su tutto e su tutti.

In “Primary Colours” c’è tutto quello che serve per essere felici nella propria malinconia. Ci sono i My Bloody Valentine imprigionati a forza in una dance hall delle più cool (“Mirror’s Image), ci sono i New Order che riversano il proprio dna nei Jesus And Mary Chain e viceversa (“Who Can Say”), ci sono le malattie psichiche degli Horrors del primo disco (“New Ice Age”), ci sono gli Interpol immersi in una vasca di acido (“Scarlet Fields”), ci sono inaspettate e inarrivabili vette radiofoniche (“Primary Colours”) che fanno più di qualche volta gridare di sincero piacere.

Cӏ in fin dei conti la voglia di dimostrare al mondo che il passato non va dimenticato e che riproporlo non sempre coincide con la solita, grigia e patetica elencazione di sicuri concetti base.
Non è certo il piano perfetto per il facile successo che altri più fortunati e astuti soggetti hanno intrapreso, ma una cosa è  certa. Gli Horrors sembrano avere la magnifica e -osiamo- unica capacità di imprimersi a fuoco nelle memorie e nei cuori di chi crede in loro.
Il punto è proprio lì. Crederci.
Noi non facciamo fatica.

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