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COLDPLAY + White Lies + Ministri – Stadio Friuli, Udine, 30 agosto 2009

coldplay9Le band che raggiungono un successo così grande spesso peccano di sensibilità. Si presentano davanti a migliaia di persone con scenografie milionarie, fanno un ora di concerto e se ne vanno senza un grazie. Non è il caso dei Coldplay. Un palco enorme, un casino di soldi spesi in fuochi d’artificio, palloni ed altri effetti di scena piuttosto azzeccati, senz’altro, ma c’è anche uno show perfetto in ogni suo dettaglio, con quasi 2 ore di musica, una tracklist da pelle d’oca ed un esecuzione da brivido. Con due buoni gruppi spalla, oltretutto.

Parto proprio da quelli.

Alle 7 e qualche minuto accendono gli amplificatori i Ministri, che fanno un set di qualche minuto per scaldare la folla, che (coldplay1nonostante il genere) gradisce. Qualche “bevo, bevo bevo” si eleva dal pubblico e i loro 25 minuti di set volano veloci. Buona la performance, con unica pecca la voce veramente stanca del cantante. Su tutte spiccano La Piazza e Non Mi Conviene Puntare in Alto.

Arrivano dopo poco i White Lies, band-rivelazione inglese del 2009. Fare l’occhiolino ai Joy Division non è solo un’operazione di marketing se sai suonare lo strumento che imbracci. I ragazzi tecnicamente ci danno dentro, si contano pochissimi errori e il set sfugge velocemente, con perle come Farewell to the Fairground in apertura e il singolo Death, ben eseguito, a chiudere.

E arrivano loro, quelli che hanno fatto muovere più di 40.000 persone nonostante il prezzo piuttosto elevato del biglietto. Si parte col botto, tutti in piedi anche sugli spalti, per la combo devastante di Life in Technicolor (introduzione), Violet Hill, Clocks, In My Place e Yellow. Nella serie almeno quattro delle canzoni migliori del loro repertorio, tra le altre cosecoldplay2 anche le più amate, e lo si sente dalla reazione quasi smodata del pubblico (sempre meno di quella che partirà per il tormentone Viva la Vida). Eseguendo praticamente tutto l’ultimo CD, spunta anche qualche perla dal passato come The Hardest Part o la migliore di tutte, Fix You, veramente intensa in concerto. Con un set acustico in mezzo al pubblico (dal quale parte una sentita cover di Billie Jean del compianto Michael Jackson) e un remix di Viva la Vida, escono per la pausa. Di ritorno c’è tempo per qualche canzone (la migliore Lovers in Japan, con tanto di farfalle di carta sparate sul pubblico), prima dell’encore con The Scientist e Life in Technicolor II accompagnata dai fuochi d’artificio a mettere la parola fine alla performance.

Tecnicamente la band è davvero apprezzabile. Si contano sulle dita di una mano gli errori, ancora meno le stonature di un Chris Martin in forma, che gioca anche con il pubblico dirompendo qua e là con qualche frase in un italiano che dire stentato è dire poco. Divertenti quanto basta per far capire che anche loro si divertono, ancora, a suonare, lasciano l’amaro in bocca solo quando ci si rende conto che lo spettacolo è finito e che per rivederli bisognerà attendere molto. Veramente un gran concerto, complice anche l’atmosfera creata di un pubblico di sostenitori accaniti e sinceri.

Imperdibile.

a cura di Emanuele Brizzante

foto di Ambra Rebecchi

www.coldplay.com

www.whitelies.com

www.myspace.com/ministri

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