Megadeth – End Game

Megadeth – End Game
2009 - Roadrunner

Tracklist

    1. Dialechtic Chaos
    2. This Day We Fight
    3. 44 Minutes
    4. 1, 320
    5. Bite The Hand
    6. Bodies
    7. Endgame
    8. The Hardest Part Of Letting Go...Sealed With A Kiss
    9. Headcrusher
    10. How The Story Ends
    11. The Right To Go Insane

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Che dire di un CD come questo?

I Megadeth sono uno di quei gruppi che ha trovato la formula giusta per continuare a ripetersi mantenendo lo stuolo di fan che li ha sempre seguiti senza perdere più di tanto seguito. Questo significa anche un calo inesorabile dell’originalità di album in album (addirittura nelle copertine), con l’avanzare dell’età. Li differenzia dai Metallica solo quella quasi-totale assenza di volontà di cambiamento che invece Ulrich & soci avevano manifestato, ovviamente in peggio. Mustaine sa cosa significa continuare a scrivere riff metal come si deve, complici anche gli altri ovviamente. Quello che manca è un motivo per spendere dei soldi dietro ad un concerto o ad un disco di questi Megadeth in versione copia carbone di loro stessi.

Il piatto forte del disco sono le solite cavalcate metal (mischiate con l’hard rock come più recentemente molti gruppi metal degli anni ’80 hanno iniziato a fare) con riff veloci e comunque parzialmente orecchiabili, e ritornelli che la scena “del metallo” ormai conosce fin troppo bene, così come gli assoli (ascoltate 1,320 per farvi un’idea di cosa sto dicendo). Niente di nuovo infatti per pezzi come la title-track Endgame, Head Crusher (la più pesante ed anche la più carina) e This Day We Fight!, uno di quei pezzi troppo simili ai primi Metallica (la frequenza su cui sintonizzarsi si chiama Ride the Lightning) che sono il modello di molte discussioni su chi abbia inventato questo sound, delle quali non ritengo sia doveroso riprenderne le argomentazioni.

La mezza acustica The Hardest Part of Letting Go…Sealed With A Kiss alza il tiro, pur rimanendo negli standard della ballad di una band metal, con tanto di crescendo centrale proprio dove lo si poteva prevedere. Altro episodio salvabile è Dialectic Chaos, il pezzo di apertura che cita i recenti Dreamtheater (o sono loro che vogliono sembrare pesti anche quando non se lo possono permettere?) nel titolo e anche nella composizione. Il resto è metal fatto come si deve ma nello standard di un disco che non fa certo impazzire (per quello ci sono i Mastodon).

La produzione è molto buona e la band tecnicamente ci da ancora dentro, sentendo meno il peso degli anni rispetto a quella fascia di metallari che parte dagli Slayer e si sta sgretolando con il passare del tempo. Dave Mustaine è sempre fresco e produce ancora riff di qualità, così come sta trovando una sua dimensione per il cantato, comunque ancora niente di eccezionale, ma tutto suona come un rimpasto della medesima merce, e questo non è troppo strano. Per un fan del genere o della band stessa l’album risulterà anche godibile ma la prevedibilità e l’assenza di varietà non giocano certo a favore di questo lavoro. Del resto non è la prima volta che ci ripropongono la stessa roba e non ci resta che sperare in un cambiamento in futuro, magari un St. Anger per rovinarsi la carriera lo faranno anche loro. Per ora galleggiano ancora attorno alla sufficienza.

Voto: 5.5

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