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Get Up Kids + The Briggs – Estragon, Bologna, 30 agosto 2009

Se n’erano andati nel 2005, portandosi dietro tutta la dignità che l’emo aveva conquistato nei migliori anni, facendola scomparire nelle perfide e dissacranti mani di qualche Carlo Pastore qualunque.
4 anni di silenzio, quella ferita bruciante della defezione in zona Cesarini al buon vecchio Independent Day del 2002 che ancora pulsa, ed eccoli di nuovo qui, i Get Up Kids, unici e sublimi portavoci di sofferenze getupkids5adolescenziali che neanche Max Pezzali sapeva far di meglio.
É tempo di reunion, ok, ce ne rendiamo tristemente conto, ma quella dei Get Up Kids, cade inaspettata, trionfante e meravigliosa come poche altre cose al mondo.
Perchè pensavamo di averli dimenticati, penchè pensavamo di aver chiuso definitivamente quel capitolo musicale, fondamentalmente anche di vita, ora come non mai fatalmente alla rovina, preda di qualche adolescente che pare non soffrire altro che il capello che non vuol star dritto e il concerto dei Lost per cui papà non da il permesso.
Perchè pensavamo di non essere più adolescenti, anche se poi, a scoprire che i Get Up Kids saranno finalmente davanti ai nostri occhi, ci rendiamo magicamente conto di sapere ancora a memoria quel “Something To Write Home About” che ha cambiato tante nostre vite.
Sono passati dieci anni da quel disco, e oggi l’Estragon è stracolmo, di gente variegata e nostalgia in comune.

Prima però, ci sono i Briggs e, non me ne vogliano, appena saliti sul palco, non vedo l’ora se ne vadano. Sarà l’impazienza, sarà l’insofferenza, saranno motivi trascendentali di cui non colgo il significato, ma la prima cosa a cui penso mentre li guardo dimenarsi sul palco come i soliti californiani di turno, non sono i Bouncing Souls di cui sembrano essere un prototipo mal riuscito, ma piuttosto i nostrani Los Fastidios, con decine di chilogrammi in meno e i vestiti al posto giusto.
Gente che avevo dimenticato con furore da almeno un lustro bello e buono.
Li archivio in fretta, in quell’area del cervello dove conservo le cose da buttar via al più presto, una sorta di cestino da svuotare a tempo debito, sai mai che qualche ripensamento non si riveli essere gradita sorpresa.

getupkids2Mentre temo che non sarà il caso dei Briggs, l’incanto si materializza sul palco e tutt’intorno. Si comincia con “Holiday”, e non potevi essere altrimenti.
A colpire, oltre ai volumi mondiali e alla voce di Matt Pryor che pare sian passati due mesi dall’uscita di “Something To Write Home About”, è qui in mezzo.
Siamo tutti uguali e tutti fondamentalmente diversi da chi c’è fuori. Cantiamo a squarcia gola senza tralasciare una parola, l’aria che si respira è quella di un evento unico che a fatica si staccherà dalla memoria collettiva, e quando Jim Suptic dall’altra parte del palco dice con la soddisfazione dipinta in volto che siamo il miglior pubblico incontrato durante il tour, penso con pericoloso orgoglio che non sta bluffando.

Tutto lo show sarà un continuo toccare le corde della nostra nostalgia, che nient’altro aspettava se non di essere stimolata a dovere.
Iget up kids4 Get Up Kids pescano prepotentemente da “Four Minute Mile” e il pluricitato “Something To Write Home About”, inevitabili contenitori dei nostri più bei ricordi. C’è spazio anche per la cover “Close To Me” dei Cure, per qualche estratto più recente da quel “The Guilt Show” che segnò il tramonto dei Get Up Kids, e per qualche pezzo inedito che scivola in una colpevole anonimia generale. Ma è colpa dei nostri sentimenti irrazionali e di una situazione che sembra così magnifica e irreale da lasciare energie mentali per concentrarsi sul qui ed ora.
Siamo qui sotto e li guardiamo macinare impeccabilmente un nostro successo dopo l’altro, a volte travolti e surclassati dalla nostra voce, a voce con un’energia difficilmente associabile ad esseri umani, figuriamoci ad essere umani impegnati in una reunion che a priori si poteva pregiudicare negativamente come la stragrande maggioranza di quelle che stanno puntellando questo bizzarro 2009.

Fila via tutto troppo veloce, come quei sogni che non vorresti finissero mai, ma che sai che inevitabilmente qget up kids3ualcosa o qualcuno interromperà. La sveglia è “Ten Minutes”, chiusura perfetta con il pezzo perfetto, francamente prevedibile perchè è sicuramente il capitolo più celebre ed emozionante di tutta la storia. Non si capisce chi lo stia suonando, se loro sopra il palco, o se noi qui sotto, negli attimi finali di un sogno che per un’ora e mezza è stato meravigliosa realtà. Forse siamo un tutt’uno indivisibile, legato insieme dagli anni e dai volti di chi li ha vissuti.
Ce ne andiamo con la convinzione di aver assistito a qualcosa di unico, difficilmente ripetibile nel tempo e nello spazio.
I Get Up Kids ci avevano provato anni fa e oggi finalmente hanno chiuso i conti, insegnando con maestria e sentimento che il pop si può ancora suonare, ascoltare, soprattutto amare, senza vergogna e a volumi stratosferici.

a cura di Fabio Gallato

foto di Mattia Buffoli

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