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The XX – La Casa, 139 Milano, 18 ottobre 2009

xx3Non ho idea di come abbiano reagito gli altri stati europei al primo tour da headliner dei the XX la nuova “next big thing” del panorama musicale inglese, ma ho potuto osservare cosa è successo qui in Italia, ovvero, il delirio. Tanti volevano assistere, troppi per i pochi posti disponibili. Tutti  curiosi di sentire dal vivo se questa fosse l’ennesima bufala creata da NME e compagni oppure se ci fosse  un gruppo valido dietro il passaparola di questi mesi. Le location scelte per i due concerti italiani sono Il Covo di Bologna e La Casa 139 a Milano , due locali piuttosto piccoli ed intimi, che al massimo possono contenere qualche centinaio di persone. L’affluenza, come anticipato, è stata dir poco oltre ogni più rosea previsione, si narra di un 400 persone rimaste fuori dal Covo e più di un centinaio a Milano. Non penso gli organizzatori si aspettassero un’accoglienza simile, ma di fatto aver lasciato fuori tutta quella gente, tra l’altro pubblicizzando in loco un loro ritorno in Italia a febbraio, è stata una mossa di marketing perfetta, tesa ad aumentare esponenzialmente l’aura di “coolness” (passatemi l’orribile termine) che circonda sempre più il gruppo di Londra, sentimento del quale si nutrono senza pudore gran parte dei fenomeni mediatici oggigiorno.

E ora anche io, posso dire cxx2on orgoglio “ Io c’ero!”, sentendomi parte di un club elitario e tremendamente fico (ma ne siamo proprio sicuri?) che ha assistito e contribuito alla nascita dell’ennesimo fenomeno musicale d’Oltremanica. Ora devo solo cambiare il mio taglio di capelli.

Il concerto è quello di Milano. Mi presento verso le nove, con calma, e trovo la gente accalcata di fronte al portone. Io ovviamente non ho il biglietto. Maledizione. Ma non ho molto da fare quindi decido di rimanere puntando sulla pietà degli organizzatori. La mia perseveranza infatti alla fine sarà premiata e riuscirò a sentire il concerto, perdendomi però lo slow-core del gruppo spalla, tale Holly Miranda. Mentre attendo ho modo di osservare con cura l’aspirante pubblico: accanto a una buona fetta di trentenni , vi sono quasi solo adepti del popolo nu-indie milanese e non (molti gli stranieri). Traduzione: capi tendenti al nero rigorosamente design (ormai il revival anni 80 pieno di colori è sooooo-out zio!), capello, anche quello design, così come il cappello. Se volete approfondire la tipologia vi consiglio l’applicazione “parla con un’indie milanese” su Facebook. Frase migliore: “se la foto esce su PIG ti mostro pure le tette!”. Ma perlomeno lxx1a maggioranza di loro mi dà l’impressione di crederci veramente in questa cosa per cui il mio scetticismo si affievolisce, e poi pure io sono lì in coda quindi…meglio trascendere la mia analisi sociologica da quattro soldi e concentrarsi sul concerto.

Atmosfera “eterea”, aggettivo ormai inflazionato per i the XX, ma corretto direi. I quattro sono disposti in linea con basso e drum machine-tastiere sugli esterni mentre al centro vi sono le due voci, ovvero Oliver (anche bassista) e Baria (la chitarrista). Iniziano a suonare e l’unica cosa che posso dire ai quattro è: complimenti.

Suonano bene nonostante a volte l’acustica del locale non li aiuti. La musica per una volta non è  quella a cui le band d’Albione ci hanno abituato ma un qualcosa di più originale. Il gioco di intrecci delle due voci, veramente notevole, così come la sensazione di intimità di cui è impregnato il disco, si amplifica a dismisura dal vivo. Non sono note su cui scatenarsi ma da ascoltare in silenzio ed è ciò che accade. Anche loro limitano al minimo gli interventi tra una canzone e l’altra, eccezion fatta per il ringraziamento finale di Oliver, visibilmente emozionato e felice; un ringraziamento autentico più simile a quello di un ragazzino al primo concerto che a quello del leader di un gruppo lanciato verso il successo internazionale.

xx7In una mezzora il concerto è finito. Hanno suonato tutto l’album più un paio di cover. Il repertorio al completo. Ma una parte del pubblico sembra non gradire la brevità del tutto e se ne va borbottando. Cosa pretendevano?

In conclusione una buona band, per di più esibitasi in un locale adatto alle loro caratteristiche (perchè ricordate: “io c’ero!”). Di sicuro non rivoluzioneranno la musica inglese e mondiale, non dobbiamo assolutamente attenderci questo da loro, ma magari resteranno sulle scene più del tempo di una copertina di NME ed è sempre bene ricordarlo, è un settimanale di 50 pagine. Staremo a vedere.

a cura di Michele Marcolungo

foto di Francesco Chignola

www.myspace.com/thexx

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