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Il Disordine Delle Cose – Il Disordine Delle Cose

2009 - Artevox/Tamburi Usati
indie/pop

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Tracklist

1. il colore del vetro
2. l'altra metà di me stesso
3. don giovanni
4. l'idiota
5. muscoli di carta
6. infezione
7. la mia fetta
8. lacrime e fango
9. l'astronauta
10. il pittore del mondo
11. quella sensazione di comodità
12. piume di cristallo
13. sottile ipocrisia
14. non sono io, sono gli altri

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Finalmente della musica d’autore che riporta alle radici della canzone cantautoriale italiana, un tuffo in atmosfere di poesia e luci soffuse. Molti sono gli spunti che Il Disordine Delle Cose sanno regalare, dalle ballate romantiche e profonde ad un rock elegante e raffinato. Suoni e ritmi che fanno della melodia la loro arma migliore, evoluzioni di testo e di immagini raccontante con disincanto.

E’ difficile partire nel descrivere i singoli pezzi poichè il complesso di questo album rende particolarmente attraente l’ascolto integrale della proposta musicale. Non potrei non fare un sincero elogio ad “Il colore del vetro”, un’autentica emozione quasi commovente. Introspettiva e con una convincente fusione delle voci maschile e femminile è “L’altra parte di me stesso”,  mentre con “Don Giovanni” il rock si appresta a mostrare il meglio di sè, anche grazie ad un testo complesso e ad una sonorità ben costruita.
E’ un manifesto alla società moderna “L’idiota”, una quasi sarcastica rappresentazione del potere e dell’arrivismo ma che nasconde il profondo animo umano, quello che resta celato nell’immagine che al mondo si concede,  tralasciando un po’ di se stessi.
In “Infezione” la presenza di Syria aggiunge il tepore della sua voce ad una canzone delicatamente accattivante. “La mia fetta” viaggia in aria leggiadra e come una favola racconta sensazioni e pensieri; “Lacrime e fango” è una piccola richiesta d’aiuto e una ricerca di qualcosa che aleggia nel testo di questa canzone.
Anche in “L’astronauta” l’introspezione e la ricerca d’una luce nuova sono il senso più profondo che anima il testo e la melodia, che esplode tra i suoi violini e archi con un incedere fatto di piccole emozioni. Da qui nasce l’esigenza di dipingere gli attimi, così come accade in “Pittore del mondo” e con quella malinconia che solo un amore finito può lasciare si descrive un universo ormai disperso in “Quella sensazione di comodità”.
Semplicemente bella è “Piume di cristallo”, quasi di un gusto sublime. Suoni di pianoforte, archi, chitarre, voci e melodia, un susseguirsi di colori in “Sottile ipocrisia”. Il disco chiude con “Non sono io, sono gli altri” un richiamo alla tradizione popolare e alla musica in generale, gradevole e che va ad incontrarsi con un jazz di alta classe.

Nel complesso il disco de Il disordine delle cose è ben curato sia nella sua veste estetica di copertina e  libretto, sia nell’aspetto prettamente musicale e vocale. Un idillio perfetto di melodia e testi, cosa importante laddove va disperdendosi il piacere per una musica con una contaminazione che viene sì dal passato, ma che lascia aperta la strada verso una ritrovata cognizione di canzone italiana.

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