Questi sono quei momenti pieni di significato. Avete presente quando raccontate qualcosa che vi ha cambiato la vita? Qualcosa accaduto anni indietro nel tempo, ma che fa sentire i suoi effetti anche nel presente? Ecco, questo è uno di quei momenti, e si badi bene a non sprecarlo o sottovalutarlo. Oggi viene dato alle stampe il primo e omonimo disco dei Them crooked vultures, una lega di supereroi, l’A-Team della musica, I Bee Gees dell’hard-rock, i Cavalieri dello Zodiaco senza armature ma con armi affilatissime! Dave Grohl alla batteria, Josh Homme alla voce e alla chitarra e John Paul Jones al basso e alle tastiere.
Non credo ce ne sia bisogno, ma fa sempre bene rimarcare una linea, tuttavia, già così ben visibile. Grohl è stato il batterista degli apripista grunge e cornice del bel visino di Kurt Cobain, i Nirvana, nonché chitarrista e cantante dei più longevi Foo Fighters. Josh Homme è il deus ex-machina dei Queens of the stone age, saggi padri dello stoner e macine sfascia-tutto dal punto di vista tecnico. Infine John Paul Jones è, in pratica, il padre dei primi due, senza il quale, molto probabilmente, non sarebbero esistiti. Il signorotto, ormai di una certa età, era il bassista e tastierista dei Led Zeppelin, e il semplice fatto di essere entrato in questa band insieme ai due provetti rocker, fa dei Them crooked vultures un esperimento musicale di risonanza e levatura mondiale. Facciamola finita con i Red hot chilly peppers, con gli U2, con i Green Day!
Che razza di storia volete che abbiano questi nomignoli a confronto con quello che rappresentano questi tre artisti?! ZERO! Ovviamente sto ironizzando, mai giudicare un prodotto solo dal nome e soprattutto mai giudicarlo dalle persone che lo hanno fatto! Potrei tirare fuori tutta una lunga serie di personaggi che hanno arrabattato musicisti figacciuti qua e là e che non sono riusciti a tirare fuori un ragno dal buco. Ma questa volta mi sento di poter dire che è diverso, questa volta la bestia che fa capolino dal buco è spaventosa e da brividi, infarcita di clamore hard-rock e di pennellate stilistiche da concertino barocco per invaghiti dei riff epici.
Eppure le tonalità di No one loves me & neither do i non possiedo il piglio rock ma una ritmica di un funky un po’ titubante, anche se si fa sentire la progressione stoner della chitarra di Homme, coperta benissimo dalle pestate “bonziane” di Grohl, una ouverture che è un tappeto rosso acceso attraverso le tredici tracce dell’album. Il lavoro è stato veramente certosino, soprattutto da parte di Homme che si è impegnato moltissimo nel fare si che il tutto non suoni come una rivisitazione del QOTSA sound, nel complesso possiamo affermare che è riuscito nella missione, soprattutto tra le rimbalzanti grattate di Mind eraser, no chaser o nelle sovraincisioni di New fang, candidato a diventare un vero cavallo di battaglia del gruppo insieme alla più lirica e drammatica Dead end friends. Un po’ più debole, anche se piena di veloci cambi di ritmo e sterzate quasi blues, la successiva Elephants.
È bello dover riconoscere come effettivamente, anche senza proporre alcunché di nuovo e trascendentale, questo terzetto riesca a mettere insieme un disco che obbliga l’ascoltatore a restare in apnea dalla prima all’ultima nota, messi da parte alcuni manierismi “hommiani”, soprattutto nella coinvolgente Scumbag blues. È un rincorrersi di buone cose e orecchiabili pieces come la bellissima e melodica Bandoliers, che un po’ mortifica Interlude with ludes, immediatamente seguente, e che mostra quanto possa essere difficile staccare il cordone ombelicale da qualcosa che ci ha tirati su e che ci ha influenzati fino alla saturazione completa, chiari infatti sono i riferimenti sonori ai Zeppelin e ai QOTSA. La penultima fatica del disco, Gunman, è quasi una variazione su ritmi dance accompagnata da una chitarra da disco seventy mescolata al cantilenante ritornello che ricorda molto i temi di Lullabies to paralize.
Nessuno voleva i Led Zeppelin, i QOTSA o i Foo fighters, nessuno voleva un disco che facesse gridare al miracolo i mille critici che morso a morso stanno digerendo la torta del rock’n’roll, nessuno voleva un nuovo filone della musica da esplorare e spolpare fino al midollo, forse questo disco è un miscuglio di tutto ciò che la gente non voleva, vecchio, un po’ vuoto ed a tratti ripetitivo, ma scusate se il sottoscritto adora tutto quello che la gente non vuole. Totem!
Taste: New fang, Bandoliers, Gunman
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A noi non e’ piaciuto molto!
no infatti questo è un mio punto di vista…capisco che alla fine è un pò come la storia che ripete se stessa…lo faccio anche presente nella recensione…:)
Secondo me è un po’ come i dischi dei Foo Fighters e dei Queens of the Stone Age (gli ultimi in particolare). Non sono più niente di nuovo ma hanno sempre una carica e un tiro che spaventa chiunque. Sarà per chi li suona che ci sa fare davvero, ma sono gruppi che non riesco proprio a non ascoltare. E i Them Crooked Vultures che sono i QOTSA con Grohl alla batteria (cioè i QOTSA di Songs for the Deaf) era ovvio a uno come me piacessero.
Detto questo è chiaro che c’è altrettanta gente che li può trovare ripetitivi. Bella la recensione comunque, thumbs up.
grazie collega! :D si anche io lo trovo molto simile a QOTSA e Foo Fighters, però devo ammettere che mi riportano ai loro lavori migliori, come Songs for the deaf, come dicevi tu, o There is nothing left to lose. c’è anche il fatto che mi emoziona tantissimo vedere John Paul Jones di nuovo in un gruppo, potrai capire quanto mi è difficile essere equilibrato nel recensire questo disco. :D
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