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Sondre Lerche – Heartbeat Radio

2009 - Rounder Records
folk/pop

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Tracklist

1. Good Luck
2. Heartbeat Radio
3. I Cannot Let You Go
4. Like Lazenby
5. If Only
6. Pioneer
7. Easy to Persuade
8. Words & Music
9. I Guess It's Gonna Rain Today
10. Almighty Moon
11. Don't Look Now
12. Goodnight

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Sondre Lerche è un giovane artista norvegese che propone da ormai dieci anni un indie rock, influenzato dal pop e dal folk più cantautorali, dai forti accenti britannici con accenni neanche troppo nascosti alla vecchia scena, appunto, inglese (Beatles, ecc.). Un po’ come la miriade di band che dal Regno Unito, e non solo, spopolano dalla morte di Lennon in poi. Però il ragazzo ha una marcia in più.

Nel disco, “Heartbeat Radio”, dodici brani melodici, alcuni più spensierati altri più malinconici, semplici ma con una struttura ben studiata. I Cannot Let You Go tra le più “easy-going”, mentre ci si abbandona alla tristezza da “rainy days” che penso conoscano più gli inglesi che i norvegesi (ma per Sondre non è così) in pezzi come Easy to Persuade, I Guess It’s Gonna Rain Today e If Only, quest’ultima costruita in maniera più complessa, seppur di poco, rispetto alla media del disco con alcuni timidi cambi di tempo a colorare l’album, in verità piuttosto monocromatico. E se non è niente di nuovo, né rispetto ai suoi lavori precedenti né rispetto altri artisti della medesima scena, ci regala comunque perle dal piglio coldplayiano (ci piacciono i neologismi) come l’opener Good Luck, rimanendo ancorato comunque al suo stile più comparabile ai Belle & Sebastian, da Glasgow. E in ogni caso pezzi come Words & Music sfigurano in mezzo ad alcune perle come le già citate o la sostenuta Almighty Moon.

In fin dei conti l’album è passabile, ben arrangiato e suonato ancora meglio. Perde lucidità se paragonato ai suoi precedessori e anche a qualche altro disco di artisti della scena britannica (Peter Doherty in primis), però si ascolta senza problemi. Certo, per la stampa che ha bisogno di criticare (Pitchfork?) materiale da infangare ce n’è, però noi che siamo più “liberali” possiamo tranquillamente dire che artisti come questi non fanno male alla musica né all’entourage da cui provengono, e un concertino, sotto la pioggia, ci sta pure. Buono.

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