Menu

Recensioni

Sting – If On A Winter’s Night

2009 - Universal
pop/folk

Ascolta

Acquista

Tracklist

1.Gabriel's message
2.Soul cake
3.There is no rose of such virtue
4.The snow is melts the soonest
5.Christmas at sea
6.Lo how a rose e'er blooming
7.Cold song
8.The burning babe
9.Now winter comes slowly
10.The hounds of winter
11.Balulalow
12.Cherry tree carol
13.Lullaby for an anxious child
14.Hurdy gurdy man
15.You only cross my mind in winter

Web

Sito Ufficiale
Facebook

La carriera di Gordon Sumner sta prendendo una piega interessante. Da figlio del rock contaminato a cantautore poco impegnato ma molto produttivo e con grande qualità, fino alla versione odierna, tonalità bucoliche, grandi tradizionalismi, voce calda e mai squillante come ai tempi dei Police e una versatilità nel saper interpretare cose non sue che lo proiettano direttamente nell’olimpo degli artisti di peso della storia del rock. Non c’era certo bisogno di quest’ultimo lavoro per fare si che accadesse ciò, ma sicuramente la corona di pietre preziose che orna la sua carriera si impreziosisce ulteriormente con questo tentativo di essere folk nonostante la gigantesca vita vissuta nel rock.

Più o meno tutto cominciò con Ten summoner tale’s nel 1993 nella cornice del Wardour Old Castle nel Wiltshire, i n Inghilterra. Con quell’immagine nasceva uno Sting diverso, più salubre e riflessivo, lontano dalle luci chiare del rock e da tutti i suoi brillanti risvolti. La rockstar si allontanava dalla sua Newcastle, rimando tuttavia assai legato alle sue radici, si immergeva nell’aria viva e limpida delle campagne Toscane. Il filo conduttore perfetto con quelle che erano storie della tradizione inglese e irlandese, ed anche se il pezzo più interessante di tutto il lavoro rimane una lenta ma caldissima versione “unplugged” di The hounds of winter, brano edito e presente nell’album Mercury Falling del 1996, il resto dell’album è una spruzzata di inverno irlandese ed inglese. È un disco per un inverno, così lo ha definito Sting nel presentarlo, è un omaggio alla sua stagione preferita e a tutti i contorni che si imbiancano nelle splendide campagne inglesi, un modo per portare al grande pubblico una fetta musicale di rara bellezza e di incredibile carica emotiva. È un po’ il sentiero battuto con Songs from the Labyrinth, la celebrazione delle incredibili doti pop del liutista inglese del cinquecento, John Dowland. L’artista di Newcastle ha voluto questa volta evitare di scende nel particolare e dare puro sfogo all’ispirazione che la stagione invernale gli suggeriva, il tutto così ben definito nelle note saltellanti dell’inedito e primo singolo estratto Soul cake. Non è una scommessa facile, non si tratta solo di scrivere buona musica, ma bisogna riuscire anche a combinare i brani inediti con i pezzi Traditional che compongono la maggior parte del disco.

C’è da ammettere che il tutto riesce con grande facilità ad un interprete come Sumner anche grazie al talentuoso aiuto fornitogli dal produttore Robert Sadin e dal chitarrista Dominic Miller. A fare una gran bella figura su questo album sono anche gli italianissimi Novecento, produttori del pezzo Lullaby to an anxious child. Dovrebbe durare un inverno, ascoltatelo e pregate perché l’inverno non passi mai.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close