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IMPATTO AWARDS 09 – I MIGLIORI 100 DISCHI DEL DECENNIO

Eccoci qua, a fine anno, a fine decennio, a fare i conti con la nostra inguaribile mania per la classificazione più spudorata e perditempo.

Come dei novelli Rob Fleming immersi in una sorta di quintuplicata Alta Fedeltà (2.0), sprechiamo forze e neuroni nel tentativo di scorrere con la memoria e con le dita tra i cd sugli scaffali (e tra freddi elenchi di iconcine, cazzo, c’è pure qualche musicassetta), per catalogare e ordinare, secondo criteri più o meno emotivi, i dischi che, nel bene o nel male, più hanno segnato la decade appena trascorsa.

Queste classifiche, apparentemente fini a se stesse e alla generale patologia Hornbiana, fungono poi da impietoso specchio della decade, rispondono con crudele sincerità alla fatidica domanda “Cos’è successo? Cos’ha segnato il decennio? Cosa racconteremo di questi (cazzo di) anni zero?“.

Perché, se da 50 anni a questa parte, qualcosa di certo nella musica c’è, è che ogni fottuta decade è segnata da qualcosa, da qualche movimento musicale, da qualche nuova sonorità, da qualche distorsione di troppo, da qualcosa, insomma, di significativo, che l’ha dipinta con colori inconfondibili e indimenticabili.

Gli anni ’60 furono il tutto, l’esplosione del pop, del rock e della psichedelia, della libertà sia musicale che sociale, sia sessuale che economica.
Gli anni ’70 si divisero, senza compromessi, tra la ribellione sporca del punk e quella patinata della disco music.
Gli anni ’80 ci fecero crescere in uno straniante mix di hip-hop ed heavy metal, di uomini che trovarono modi clamorosamente contrapposti, talvolta per cause geografiche, di portare in musica gli inevitabili influssi della cultura urbana.
Gli anni ’90, tra sit-com e facili risate, implosero fragorosamente tra i riflussi e gli influssi del grunge e dei rave, ancora una volta modi completamente contrapposti per esprimere uno stesso disagio generale.
E i nostri anni zero?

E’ francamente difficile identificare un’unica e significativa “musica degli anni zero”, qualche corrente che possa identificare questi 10 anni appena trascorsi con l’univocità che contraddistingue le grandi cose.

Ad inizio decennio l’hip hop sembrava avere tutte le carte in regole per essere ciò che cerchiamo, ma poi, vuoi per qualche rimembrata tragedia, vuoi per una crisi spirituale che non fu solo della cultura hip hop in sé, l’ha trasformata in un brillante ma poco significativo campionario di natiche, medaglioni e ipotetici proiettili sfoggiati senza troppo filo logico nei palinsesti dei canali televisivi musicali più in voga.

L’emo, dopo una più che dignitosa comparsa a fine anni ’90, ha concluso la sua parabola culturalmente significativa, con una stucchevole rivisitazione in chiave adolescenzial-malinconica della musica punk fin qui prodotta, finendo per trasformarsi nell’ennesima gigantesca operazione commerciale che fa dell’impietoso sfruttamento di baby-fenomeni-da-baraccone il suo maggior punto di forza.

La dance e l’elettronica, in epoca di straripanti tecnologie, si è riempita di dj ed ascoltatori fanatici che altro non aspettano se non di farsi fotografare nella posa giusta e con la maglietta giusta alla festa di turno, senza curarsi del quasi inutile riciclo di idee passate che ha fatto di colpo perdere tutta la forza innovatrice ad una scena da sempre fulcro di piccole o grandi rivoluzioni.

Il rock ha poi sintomaticamente aperto i battenti con una perfida, fortunata e ininterrotta rivisitazione del passato, dal garage degli anni 70, al post-punk degli anni ’80, senza dimenticare la psichedelia dei ’60 e lo shoegaze dei ’90. Qualcuno ha provato ha introdursi anima e corpo alla ricerca di avanguardistiche dignità culturali, finendo per creare solo piccole e forzate nicchie che, in epoca di circolazione più che globale, non sembrano conferire alcun tratto caratteristico alla decade.

Insomma, dagli elementi fin qui raccolti, pare proprio che gli anni zero non sono stati nient’altro che un banale passaggio a vuoto. Parallelamente all’onnipresente crisi economica, parallelamente alla scarsità di risorse ecologiche e fonti di energia, gli anni zero sembrano evidenziare una preoccupante ed inaspettata esauribilità delle risorse musicali.

Artisti di ogni genere e di ogni provenienza sembrano aver perso di botto energie ed idee, finendo per accomodarsi su idee e stili già proposti, rielaborati qui senza neanche troppa originalità.

Se nelle decadi passate, la musica voleva essere il principale motore per il cambiamento sociale e l’artista il principale leader carismatico, pronto a smuovere masse di fans e di PERSONE in nome di una vera e propria rivoluzione culturale, oggi questa prerogativa sembra essersi perduta in un marasma di altre priorità.

Abbiamo forse intuito che la storia non può essere quell’inarrestabile marcia verso il progresso che credevamo, e che quell’incredibile bisogno di tumulto culturale e sociale ha ormai ceduto il passo ad una necessaria, ma non indolore, richiesta di stabilità.

La musica, quell’abnorme quantità di musica di ogni genere e di ogni forma, trasmessa e tramandata attraverso i nostri nuovi e inimmaginabili canali di distribuzione (YouTube, Myspace, Peer-to-peer…), sembra avere oggi lo scopo di portare piccoli e mirati aggiustamenti ad un sistema in costante rischio di avaria. Piccoli pezzi di passato riportati alla luce dall’anonima rockstar di turno, giusto il tempo per riportare in voga una temporanea venerazione del ruolo dell’artista, non più distruttore e innovatore di un sistema in costante movimento, ma piuttosto una delle tanti, infinite componenti di un insieme di forme inevitabilmente stabilizzatesi nel tempo.

Ecco, forse le rockstar di oggi non sono da ricercare tra gli eredi in carne ed ossa di un John Lennon o di un Kurt Cobain, di un Jim Morrison o di un Freddy Mercury, di un Tupac Shakur o di un Micheal Jackson. Le rockstar di oggi sono le nuove tecnologie che, in nome della circolazione globale, dell’accessibilità garantita e conveniente, e del consumo condiviso e confrontabile, ci hanno travolto e inondato di musica tra cui è difficile distinguere e riconoscere qualcosa che emerga dall’apatia generale in cui siamo sprofondati.

Tra le solitarie cuffie del nostro Ipod, lontani anni luce dai massicci incontri del passato, l’esperienza musicale non ci entra più in profondità, ci sfiora appena prostrandosi senza difese al nostro continuo abbassare il volume.

Fabio Gallato

LA CLASSIFICA DELLA REDAZIONE – I MIGLIORI 100 DISCHI DEL DECENNIO 00-09
# ARTISTA TITOLO ANNO VOTO
CLASSIFICA DEI MIGLIORI 100 DISCHI DEL DECENNIO SECONDO LA REDAZIONE DI IMPATTOSONORO
1 Radiohead Kid A 2000 10
2 Queens of the stone Age Songs For The Deaf 2002 9,5
3 Sigur Ròs () 2002 9,5
4 Interpol Turn On the Bright Lights 2002 9
5 Antony And The Johnson I’m A Bird Now 2005 9
6 Postal Service Give Up 2003 9
7 Calexico A feast of wire 2003 9
8 At The Drive-in Relationship of command 2000 8,5
9 Tool Lateralus 2001 8,5
10 Arcade Fire funeral 2004 8,5
11 M.I.A. Kala 2007 8,5
12 Xiu Xiu Fabulous Muscles 2004 8,5
13 cLOUDDEAD cLOUDDEAD 2001 8,5
14 Eminem The Marshall Matters LP 2000 8,5
15 Zu Igneo 2002 8,5
16 Libertines Up The Bracket 2002 8,5
17 Dan Deacon Bromst 2009 8,5
18 Neurosis A Sun That Never Sets 2001 8,5
19 Arctic Monkeys Whatever People Say I Am That’s What I’m not: 2006 8
20 Animal Collective Spirit They’re Gone Spirit They’ve Vanished 2000 8
21 Portishead Third 2008 8
22 System Of A Down Toxicity 2001 8
23 White Stripes Elephant 2003 8
24 Bloc Party Silent Alarm 2005 8
25 A perfect circle Mer De Noms 2000 8
26 !!! Myth Take 2007 8
27 Radiohead Amnesiac 2001 7,5
28 Giardini Di Mirò Rise And Fall Of Academic Driftings: 2001 7,5
29 Notwist Neon Golden 2002 7,5
30 Pelican Australasia 2003 7,5
31 Ghost Hypnotic Underworld 2004 7,5
32 Afterhours Quello che non c’è 2002 7,5
33 Sufjan Stevens Illinois 2005 7,5
34 Electric Wizard Dopethrone 2000 7,5
35 Andrew Bird Andrew Bird & The Mysterious Production of Eggs 2005 7,5
36 Verdena Il suicidio dei samurai 2004 7,5
37 LCD Soundsystem 45:3 2006 7,5
38 MGMT Oracular Spectacular 2008 7,5
39 Belle And Sebastian Dear Catastrophe Waitress 2003 7,5
40 Archive You All Look The Same To Me 2002 7,5
41 dEUS Pocket Revolution 2005 7
42 Mogwai Mr Beast 2006 7
43 Franz Ferdinand Franz Ferdinand 2004 7
44 AIR The Virgin Suicides 2000 7
45 Christina Aguilera Back To Basics: 2006 7
46 Coldplay Parachutes 2000 7
47 Johnny Cash American III-Solitary man 2000 7
48 Acid Mothers Temple La Novia 2000 7
49 Offlaga Disco Pax Socialismo Tascabile 2005 7
50 Xiu Xiu A Promise 2002 7
51 Foo Fighters One By One 2002 7
52 Editors The Back Room 2005 7
53 Joanna Newsom Ys 2006 7
54 Lydia Lunch Smoke in the Shadows 2004 7
55 Panda Bear Person Pitch 2007 7
56 Cat Power You Are Free 2003 7
57 Andrew Bird Noble Beast 2009 7
58 The Dresden Dolls The Dresden Dolls 2003 7
59 The Decemberists The Crane Wife 2006 7
60 The Strokes Is This It 2001 7
61 65DaysOfStatic The Fall Of Math 2004 7
62 Low Trust 2002 7
63 ISIS Panopticon 2004 7
64 The Mars Volta Deloused in the comatorium 2003 7
65 Porcupine Tree Fear of a Blank Planet 2007 6,5
66 Sonic Youth Sonic Nurse 2004 6,5
67 The Flaming Lips Embryonic 2009 6,5
68 The Dead Weather Horehound 2009 6,5
69 Beck Sea Change 2002 6,5
70 Muse Origin Of Symmetry 2001 6,5
71 Liars Drum’s Not Dead 2006 6,5
72 Wilco Yankee Hotel Foxtrot 2002 6,5
73 Godspeed You! Black Emperor Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven 2000 6,5
74 Eels Souljacker 2001 6,5
75 Opeth Blackwater Park 2001 6,5
76 Spiritual Front Armageddon Gigolò 2006 6,5
77 Black Tape For a Blue Girl The Scavenger Bride 2002 6,5
78 Current 93 Black Ships Ate The Sky 2006 6,5
79 Fantômas Delìrium Còrdia 2004 6,5
80 Norah Jones Come Away With Me 2002 6,5
81 Daft Punk Discovery 2001 6,5
82 Oneida Each One Teach One 2002 6,5
83 Ben Harper Diamonds on the inside 2003 6,5
84 Röyksopp Melody A.M. 2001 6,5
85 Fugazi The Argument 2001 6
86 PJ Harvey Stories From The City, Stories From The Sea 2000 6
87 Wolfmother Wolfmother 2005 6
88 Alkaline Trio Maybe I’ll Catch Fire 2000 6
89 The National Boxer 2007 6
90 Charalambides Joy Shapes 2004 6
91 Deftones White Pony 2000 6
92 Jay-z The Blueprint 2001 6
93 Gogol Bordello Gypsy Punks: Underground World Strike 2005 6
94 Fennesz Venice 2004 6
95 Piano Magic Disaffected 2005 6
96 Wolf Parade Apologies To The Queen Mary 2005 6
97 Placebo Black Market Music 2000 6
98 The Microphones Mount Eerie 2003 6
99 Green Day Warning 2000 6
100 Mastodon Leviathan 2004 6

Nella pagina successiva le singole TOP 25 del Decennio dei nostri redattori

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