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Kap Bambino – Tunnel Club, Milano, 15 gennaio 2010

Butto in lavatrice la mia maglietta preferita.Lavaggio a 60 gradi dato che è sporca da far paura. Premo start e rimango a guardare seduto sulla tavoletta del cesso. Dopo un pò parte la centrifuga. La seguo con lo sguardo mentre viene sbattuta con violenza da una parte all’altra in un ammasso indistinto di vestiti sporchi intrisi di schifezze varie. E proprio mentre sono seduto sul cesso arriva la mia epifania (tanto per scomodare Joyce).

I Kap Bambino hanno trasformato il Tunnel in un’immensa centrifuga. La temperatura era quella. Il detersivo è sufficiente sostituirlo con sudore e drink appiccicosi rovesciati ovunque. Il pogo? Selvaggio e violento ovviamente. Non saprei descrivere con precisione ogni istante dell’esibizione dei Kap Bambino. Inghiottito senza pietà dalla follia del duo francese sono riuscito a distinguere solo “Hey!” e “Blacklist”. E detta sinceramente non ho intenzione di perdere tempo a rincorrere altri inutili dettagli. Perchè i dettagli qui non contano. Ciò che conta in un live del genere è l’energia. E Caroline Martial ha tenuto fede alla sua fama di “animale da palcoscenico” saltando da una parte all’altra del palco, cantando come in preda a una crisi epilettica. Lei sul palco si è presentata in jeans e t-shirt dei Sonic Youth (a sottolineare una volta di più la volontà di rifarsi a un’approccio live più da concerto rock/grunge che elettronico); mentre sul viso sfoggiava un trucco alla Pierrot, presto sbavato dal sudore, contornato dai capelli di un biondo innaturale. Finita l’esibizione, è iniziato il djset di Nemsi ma pochi hanno resistito sul dancefloor, stremati da un concerto fisicamente impegnativo e di altissimo livello.

Risultato generale: io ho rimediato lividi nelle parti piu disparate del mio corpo mentre, non so come, la maglietta che ho lavato è uscita piu macchiata di prima.

a cura di Michele Marcolungo

foto di Stefano Colombini

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