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Massive Attack – Heligoland

2010 - Virgin
trip-hop

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Tracklist

1. Pray for rain
2. Babel
3. Splitting the atom
4. Girl i love you
5. Psyche
6. Flat of the blade
7. Paradise circus
8. Rush minute
9. Saturday come slow
10. Atlas air

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Sono dell’idea che ad un gruppo come i Massive Attack riesca facile di produrre ottima musica anche facendo uscire un disco al mese. Stiamo parlando di un certo tipo di talento che con il passare degli anni ha affinato la tecnica per la composizione dei dischi e dei singoli brani, senza quasi dare spazio a falle o a topiche clamorose che fanno scendere di colpo il tono e l’orecchiabilità dei brani in sequenza.

E’ certo che ci si deve adeguare ad un certo tipo di sonorità, perché volendo guardare in profondità, il disco segue una linea che non sterza mai verso altre direzioni, è adagiato su scogli sicuri e volendo questo può anche essere preso come un rimprovero da fare al duetto di Bristol, ma rimane poca cosa in confronto alla loro massiccia produzione e alla totale padronanza del verbo elettronico che li ha portati ad essere considerati come i padri fondatori del genere trip-hop, nella quale trovano spazio artisti come i Portishead oTricky (Componente dei primissimi Massive Attack), giusto per nominarne un paio. Oggi essere i Massive Attack porta un vantaggio non indifferente, quello cioè di poter avvalersi della collaborazione di praticamente chiunque nel mondo della musica, perché se c’è una cosa che riesce bene a loro, è quella di saper dare un background musicale a qualsiasi tipo di voce, ne sanno qualcosa gente comeMadonnaSinéad O’ConnorMos DefDamon Albarn, lui specialmente, guest-star di questo Heligoland, in Saturday come slow, da un tono cantilenante all’angosciosa tematica del brano. Il tempo trascorre, ci invecchia e ci arricchisce, sfido chiunque a dire che le tonalità già preziosissime del groove del gruppo non siano diventate, con quest’ultimo lavoro, ancora più raffinate, anche se leggermente più lente soprattutto nella visione minimal delle note di Rush minute. Lungi dal voler trovare un difetto a qualsiasi costo in questo lavoro è forse il caso di soffermarsi su quanto di buono esso ci mostra, come nelle intelaiature giocate sulla ritmica del piano di Paradise circus, vero e proprio vassoio d’argento per la fantastica voce di Hope Sandoval, cantante dei Warm Invention e perla unica del soul e del folk.

Guardando meglio il carnet del disco si capisce, a ragione, come sia più sensato, dal punto di vista dell’impatto sull’ascoltatore, affidare la parte cantata dei loro brani ad una voce femminile e quando non accade è cosa gradita affidarsi alla voce quasi bianca, condita dal falsetto, di Horace Andy (è sua la voce nel cavallo di battaglia dei Massive Attack, Angel!), santone giamaicano ormai di casa nei dischi dei Massive Attack dai tempi di Blue lines, che si guadagna ben due pezzi, forse i più riusciti dell’intero album, splitting the atomGirl i love you. E’ un lavoro fatto davvero bene, non muove di una virgola oltre quello che sono sempre stati i Massive Attack, e questo non mi dispiace affatto.

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