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Melophobia

MELOPHOBIA #2: Palindromia – XHOHX

Un palindromo è una parola, una frase, un testo o un numero che si legge ugualmente in tutte e due le direzioni. Non ha un inizio, nè una fine, è una sorta di continuo circolo, infinito e senza logica, estremamente libero e destabilizzante, ideale forma di suprema devianza per chi vive costantemente inquadrato e ingabbiato da regole ferree, costanti e invasive.

Nel 1969 lo scrittore francese Georges Perec scrisse un racconto interamente palindromo, di circa 5000 lettere. 13 anni dopo, il nostro Giuseppe Varaldo rispose con “11 luglio 1982?, celebrazione emozionante e rigorosamente palindroma della vittoria dell’Italia ai campionati mondiali di calcio del 1982.
Meno romanzato e più freddo, ma evidentemente leggendario e inquietante, è il più lungo testo palindromo conosciuto: creato con un software ideato da tale Peter Norvig, il brano contiene la bellezza di 17.259 parole.

Imprese affascinanti, impegnative, sicuramente eroiche, in bilico costante su quella sottile e rischiosa linea che divide un’assoluta genialità da una spaventosa schizofrenia.
Ci hanno inventato anche una fobia, l’aibofobia, paura dei palindromi, paura anch’essa palindroma. L’aibofobia è una paura totalmente immaginaria perchè, dicono, dei palindromi non ha paura nessuno.

Eppure, a sentire gli Xhohx, qualcosa di spaventoso e magicamente inquietante nei palindromi ci dev’essere per forza.

Calo e Ramon sono due personaggi particolari e, per chi non li conosce, forse perfino un po’ inquietanti. Insieme formano gli Xhohx, duo basso-chitarra brutal/noise/jazz che vive a Valenciennes, un paesino di campagna sul confine tra Belgio e Francia.
Incontro gli Xhohx per la prima volta al Rockerill, un festival ambientato in una vecchia fonderia a Charleroi, rinomata per essere la città più pericolosa e criminale del Belgio, niente male!
Purtroppo quella sera non sono riuscito a godermi la loro esibizione: erano le 2 del mattino e l’acustica pessima.
Un anno dopo ribecco i due amici a Mons, nuovamente in belgio e questa volta la loro esibizione mi sorprende: gli Xhohx sono potenti, imprevedibili e tremendamente precisi.
Calo e Ramon vomitano urli primordiali e sfuriate dal sapore arcaico e regressivo contro l’incessante marcia robotica codificata e diffusa in real time dal computer che funge da batterista virtuale. É una sorta di rumorosa celebrazione dell’eterno conflitto uomo-macchina, un estremo tentativo di disgregare definitivamente il perbenismo artistico che ha fatto della produzione musicale una triste e fredda catena di montaggio.
A fine serata chiedo a Calo, il bassista, come facciano a ricordarsi tutti i vari stacchetti ed egli mi mostra uno spartito fatto di rettangoli e pallini. Geniale.

Intervista a cura di Nicolas J. Roncea

Come e quando nasce il vostro progetto?
Gli xhohx nascono nel 2002, in questo periodo si è verificato un cambiamento e la scoperta di nuovi territori musicali che hanno causato una rottura in noi stessi. E’ stato un momento di presa di conoscenza che ha portato ad una radicazizzazione e ad una reazione da parte di tutta la scena locale che si è focalizzata sull’interpretazione danzante di gruppi Neo metal e della musica Rock-pop in generale. Da questo esce la prima demo “Mekanik stone” seguita da molti concerti in Benelux. Dopo questa esperienza ci siamo tirati su il nostro home studio dai quali sono usciti “Telluric Five” un ep che anticipava già il disco “Karyotypexplosion, che sarebbe uscito sei mesi più tardi.

So che le vostre liriche non sono in una lingua usuale. In che lingua cantate? Perchè questa scelta?
E’ una lingua formata da onomatopee istintive e spontanee, una ricerca interiore dove lo scopo è di trovare l’idea ingenua e naturale che ci facciamo dei primi suoni emessi dagli uomini nei tempi remoti.
E’ anche l’espressione del sentimento del dubbio, dell’ira e del pathos che si lega alla nostra musica della quale ognuno può farne una libera interpretazione

Il vostro nome è alquanto singolare, che cosa significa Xhohx?
Xhohx è una sorta di espressione algebrica in cui la X determina l’elemento sconosciuto, lo zero, l’insieme vuoto, il niente. La H sta per “Humain” (ossia umano). L’espressione esprime l’idea dell’umanità immersa nell’ignoto e sul bordo di un precipizio.

Cosa ne pensate dei gruppi italiani che avete incontrato durante questi concerti?
Durante la tournée europea con i Rectus siamo passati per il nord italia. Dovevamo fare la prima data al Sound Village di Genova ma il concerto è stato annullato all’ultimo minuto, un’altra triste esperianza è stata ad Alessandria, dove non c’era anima viva ma è già roba passata! Sono andati molto bene i concerti a Milano, Corneliano e Ravenna.
Per quanto riguarda le band italiane esistono dei gruppi che producono musica originale ed inventiva, ovviamente se penso all’iTalia penso agli zu, Anatrofobia, Plasma Expander, ma anche bands più vicine a noi come Io monade stanca.

Il vostro ultimo lavoro è un concept album vero? Dunque qual è il messaggio che volete trasmettere?
“Karyotypexplosion”è un concetto che non traspare immediatamente. Il suo tema è il cambiamento totale dell’organizzazione di tutti i cromosomi delle nostre cellule. Forse per noi è guarire dalla nostra condizione umana? Forse è un appello per incitare a rimetterci in gioco, porsi delle domande.

La copertina del disco illustra un parto molto particolare e guardandola ci si domanda: la nuova creatura sarà normale o no?Questa persona deforme rappresenta quello che nascondiamo in noi, sperando che non sarà una verità che ci appartiene, che non sia una cosa nostra, un nostro riflesso. Colui che viene rifiutato a causa della sua anomalia ma dentro è anche infetto, ma più fragile per lo sguardo crudele che gli viene rivolto.
Musicalmente questo giustifica la scelta di un batterista virtuale dove la funzione principale del computer è quella di ripetere all’infinito il martellamento militare dei rumori di anfibi sul suolo.
E’ una celebrazione dell’eterno conflitto fra uomo e macchina nel quale la materia organica tenta di trionfare sul “beat” robotico fino ad arrivare a distruggere il suo sistema metronomico con delle aritmie.
Le voci rappresentano l’uomo contemporaneo che attraverso una caduta vertiginosa ritorna all’epoca primitiva per sradicare dal fondo del suo cervelletto arcaico il grido primitivo di un essere assurdo che grida: “la nostra cattiveria in questo regno della speranza è teminata, no, non progrediremo più”

Avete suonato con i Lighting Bolt. Che cosa mi dite di questa esperienza?
Dunque la cosa è andata così: L’embobineuse di Marsiglia aveva in programma di far suonare i LIghting Bolt al Montevideo.Duracell doveva aprire il loro show ma ha avuto un incidente e così ci è stato proposto di rimpiazzarlo. Non abbiamo mai ascoltato un gruppo suonare ad un volume così alto, sono dei fottuti! I tappi uscivano dalle orecchie ed avevamo l’impressione che un Boeing stesse decollando proprio accanto a noi! Purtroppo dopo il loro concerto non abbiamo avuto modo di poter avere un vero contatto con loro..

Cosa avete in mente per il futuro?
Il ritorno da questo tour sarà produttivo. faremo alcuni concerti in Settembre/Ottobre con gli Upsilon Acrux e Ahuleuchatistas (Tzadik records), due gruppi che abbiamo conosciuto durante il nostro percorso musicale cinque o sei anni fa, poi suoneremo ad un festival a Bruxelles con John makay, dure mère, no Shangsa e Marilyn rambo, uno dei gruppi del chitarrista-bassista dei Rectus e infine un’altra data in Belgio con Io monade stanca.Un avvenimento davvero importante è l’entrata di Fred Szymanski come batterista negli Xhohx per la stesura del nuovo album.
Infine, un progetto decisamente ambiozioso è quello di creare un collettivo a livello europeo che si pone come fine ultimo quello di creare una rete fra musicisti, clubs e associazioni che organizzano concerci col fine di progragare la musica indipendente nel migliore dei modi.

www.myspace.com/xhohx

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