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Cinema

Il Concerto, di Radu Mihalieanu

Il Concerto, di Radu Mihalieanu

Scheda

Titolo originale: Le concert.
Nazione: Francia, Romania, Belgio, Italia – 2009.
Regia: Radu Mihalieanu.
Genere: Drammatico - Commedia.
Sceneggiatura: Radu Mihalieanu, Alain Michel Blanc, Matthew Robbins.
Durata: 120’
Interpreti: Aleksei Guskov, Melanie Laurent, Dmitri Nazarov, Valeri Barinov, Francois Berland, Miou-Miou, Lionel Abelanski.
Sito: http://www.ilconcerto-ilfilm.it/
Produzione: Les Productions du Tresor. Distribuzione: BIM.
Nelle sale dal: 05 Febbraio 2010

Voto: 9

A metà dei‘70 durante il governo di Brezhnev, Andrei Filipov, direttore dell’orchestra del Bolchoï, difese alcuni musicisti anche se di origine ebraica. Questo lo fece cadere in disgrazia agli occhi del regime comportandone l’allontanamento e la pubblica umiliazione. Dopo trent’anni nei quali ha lavorato presso il teatro in qualità di custode, gli viene offerta una nuova occasione: Andrei intercetta accidentalmente una richiesta del teatro Châtelet per un concerto a Parigi, preso dal desiderio di riscatto decide di sostituire la vera orchestra del Bolchoï con i componenti della sua vecchia orchestra.

Come in “Train de Vie” (1999) il regista rumeno Mihalieanu, ma ormai cittadino Francese, riesce a compiere il miracolo di narrare una storia greve e toccante, in tal caso l’antisemitismo contro gli ebrei e la storia di una nazione ancora “devastata dal crollo del muro”, il tutto con una mano leggera e un tocco di splendida ironia. Un tocco capace di far sembrare comiche e ilari, anche le situazioni più tragiche. Storie di gente emarginata dal regime e che ha dovuto riadattarsi a una vita piena di stenti, a partire da Andrei, un sublime Aleksei Guskov, proseguendo con il suo amico Sasha e terminando con tutti i membri della “Fu” orchestra del grande Bolchoï. Un film da vedere e se volete anche da rivedere. Con punte di ironia alternate, e concluse, con uno Tchaikovsky che risulta perfetto per concludere la pellicola. Per creare un climax ascendente e incessante. Un climax capace di smuovere animi e lacrime, carico di commozione e di ironia che permette al film di iniziare con un’irresistibile comicità: dall’ex membro del partito comunista sovietico, Ivan Gavrilov,; nostalgico quanto ridicolo, sino alla ricomposizione della vecchia orchestra, un procedimento che potrebbe ricordare i Blues Brothers (1980) di John Landis. Per poi terminare con commozione ma anche con un grande carico di speranza. Per via del rapporto fra la grande violinista Anne-Marie Jacquet e tutti i membri dell’orchestra. Nel complesso assolutamente da non perdere.

a cura di Ciro Andreotti

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