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Tre Allegri Ragazzi Morti – Primitivi Del Futuro

2010 - La Tempesta
alternative/rock/reggae

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Tracklist

1. La ballata delle ossa
2. Mina
3. Puoi dirlo a tutti
4. So che presto finirà
5. L'ultima rivolta nel quartiere Villanova non ha fatto feriti
6. La cattedrale di Palermo
7. La faccia della luna
8. Questo è il ritorno di Gianni Boy
9. Codalunga
10. Rifare
11. Primitivi del futuro

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Si dice in giro che i Tre Allegri Ragazzi Morti siano cresciuti, abbiano fatto un giro in Giamaica e abbiano deciso di fare un disco reggae, una sorta di “London Calling” all’italiana.  Si chiama “Primitivi Del Futuro” ed è davvero una bella svolta, una decisa virata verso sonorità diverse, sicuramente derivanti dal reggae e dal dub, ma non in maniera così estrema ed inquadrante come si potrebbe pensare. L’importante collaborazione con il produttore Paolo Baldini (Africa Unite e non solo) non ha fortunatamente trasformato il trio di Pordenone in un sound system da tramandare tra le mura diroccate dei più decadenti (ahimè) centri sociali d’Italia.

Il reggae e il dub ci sono, ma sottoforma di preziose sfumature volte ad arricchire e a caratterizzare l’ennesima crescita artistica dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Crescita che non riguarda solo il piano musicale, ma anche, e soprattutto, i testi e l’immaginario raccontato.
I Tre Allegri Ragazzi Morti sono cresciuti per davvero e hanno smesso di parlare di adolescenti per i quali, almeno per quanto riguarda questioni anagrafiche, qualche barlume di speranza culturale può essere ancora ragionevolmente cantato. “Primitivi Del Futuro” parla di (ed a) trentenni grigi e senza stimoli, neo-adulti ma non ancora del tutto, ex-adolescenti ma non ancora del tutto. Ora c’è da cantare la delusione, la rassegnazione, gli anni che passano, l’amore che dopotutto resta, piccole grandi rivoluzioni che non si ha il coraggio di portare avanti.
I Tre Allegri Ragazzi Morti hanno studiato a lungo le teste degli adolescenti, teste indipendenti a cui hanno fatto per molti anni una sorta di certosina autopsia musicale. Hanno capito tutto, hanno capito troppo, hanno capito oggi come funziona, o meglio cosa non funziona, nei crani e nelle esistenze di uomini e donne più o meno cresciuti, gente a cui tolgono figli e lavori, gente come noi, bamboccioni attaccati ai computer e ai terabytes di musica senz’anima, spacciatori, puttane felici, giocatori, personaggi oltremodo grotteschi, ma tremendamente ben piantati nella vita reale, distanti anni luce dalle salamandre e dai fumetti di una volta.

Senza cadere in auto celebrazioni e nelle trappole di un genere che, ad oggi, poco si addice alla rappresentazione di mondi che non siano frutto di ridicole utopie, i Tre Allegri Ragazzi Morti ci danno l’ennesima dimostrazione di unicità, riuscendo a piegare sonorità e schemi del reggae, alle proprie esigenze e al proprio stile, sorprendentemente più vivo che mai, capace di regalarci ancora una volta uno spaccato impietosamente crudo e veritiero, ma non del tutto scoraggiato, scoraggiante e privo di qualche flebile speranza.Le generazioni passano, cambiano, crescono ma i Tre Allegri Ragazzi Morti rimangono sempre e comunque fondamentali.

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