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Mine Vaganti, di Ferzan Özpetek


Scheda

Titolo originale: Id.
Nazione: Italia – 2010
Genere: Commedia.
Regia e Soggetto: Ferzan Özpetek.
Sceneggiatura: Ferzan Özpetek, Ivan Cotroneo.
Durata: 116’
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Carolina Crescentini, Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Elena Sofia Ricci, Ennio Fantastichini, Ilaria Occhini, Lunetta Savino, Dario Bandiera
Sito: http://www.minevaganti.net/
Produzione: Fandango, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution.
Nelle sale dal: 12 Marzo 2010

Voto: 6.5

Tommaso Cantone, figlio di Vincenzo e Stefania, è ritornato a Lecce per svelare alla sua famiglia che è andato a Roma per laurearsi in lettere, e non in Economia e commercio come tutti credono, e che è omosessuale. Questo per far si che il padre lo cacci di casa e non gli domandi di lavorare come dirigente presso il pastificio di famiglia. Antonio, fratello di Tommaso, viene avvisato in anteprima dei propositi del fratello e lo precederà con una rivelazione altrettanto scottante e inaspettata.

Un film che ripercorre i temi cari al regista turco: il nucleo familiare, la convivialità che si può raccogliere attorno a una tavola imbandita e anche il tema scottante dell’omosessualità, non sempre accettata e nemmeno tollerata. Un’omosessualità che è vista come una malattia da debellare, da parte di Lunetta Savino (Stefania) e da Ennio Fantastichini (suo marito Vincenzo) che proprio a causa della scoperta della “diversità” di uno dei suoi figli lo caccerà di casa per poi disconoscerlo. Ma quest’ultima fatica di Özpetek, a due anni da Un giorno perfetto (2008), ripercorre anche le scelte, più o meno obbligate, che una famiglia e la vita possono cucirti addosso. Partendo dalla nonna di Antonio e Tommaso, interpretata da una splendida Ilaria Occhini, che attraversa la pellicola per tutta la sua durata con un segreto che l’affligge da sempre. Una serie di scelte che lo stesso Antonio ha dovuto provare sulla propria pelle, cioè rinunciare ai propri desideri per non far morire quelli della famiglia e quelli del fratello Tommaso, andato a Roma per studiare e tornato con un desiderio invece del tutto suo, cioè quello di diventare scrittore. Una pellicola che come conviene al miglior Özpetek risulta essere corale, ben diretta ma dove però alcune tessere di un mosaico apparentemente perfetto non si riescono a incastrare alla perfezione. La figura di Alba, figlia del nuovo socio della famiglia Cantone, combattuta per un amore impossibile per Tommaso e quella altrettanto trasversale di Antonio (Andrea Occhipinti) troppo poco sfruttata e assente dalla pellicola per lunghi tratti.

Una presenza – assenza che alla fine lascia campo aperto alla figura di Scamarcio, e a quella di Tommaso, trasformando un film che avrebbe potuto dire molto di più in un pout pourri dove troppa carne è messa al fuoco e solo pochi brandelli riescono a essere cotti a dovere.

a cura di Ciro Andreotti.

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