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DAVIDE VAN DE SFROOS – Koko club, Castelletto Cervo(BI), 7 Maggio 2010

Dalla sperduta balera di provincia situata nella pianura padana al blues suonato su una sedia a dondolo in riva al Mississippi, Davide Van De Sfroos, con la sua musica sembra riuscire ad unire mondi tra loro lontanissimi, cantando perdipiù in dialetto laghese le sue storie popolate da personaggi così veri che a volte sembrano quasi frutto di fantasia.

Chi pensava che Van De Sfroos, con l’ormai storico concerto al Datchforum di Milano quando riuscì nell’impresa di radunare una folla di 12 mila fans, avesse raggiunto il livello di star nazionalpopolare, deve ricredersi. Davide ha i piedi ben piantati  a terra, e sebbene la sua notorietà con gli anni ha oltrepassato le rive del lago di Como, per estendersi a tutta la penisola (isole comprese, soprattutto in Sardegna) e anche al di fuori dei confini, lui continua ad essere legato alle sue radici e tradizioni sia nei testi sia quando deve salire sopra ad un palco. Finito il tour teatrale, rieccolo affrontare un nuovo giro d’Italia nei piccoli locali, dove il contatto con il pubblico diventa palpabile e basilare.
Là dove l’ultimo tour teatrale necessitava di tante parole e racconti da incastrare tra le canzoni, qui al Koko club di Castelletto Cervo, si concede solamente alla musica, rilasciando veramente poche parole al pubblico, come non avevo mai sentito altre volte. Scelta precisa dell’artista o serata un pò sottotono?
Libero anche da impegni di promozione, le quasi due ore di concerto sono un piccolo “greatest hits” della sua produzione, anche se mi ha lasciato un pò di amaro in bocca per aver trascurato un album come Akuadulza, forse il suo picco creativo.
La partenza è a mille con El Diavul e la Balera, due classici del suo repertorio. Come sempre circondato da straordinari musicisti come i fidi Angapiemage Galiano Persico al violino, Davide Brambilla alla fisa e tastiere, più Marcello “bread” Schena allla batteria e il bassista Paolo Legramandi. Da registrare la presenza del rodato bluesman Maurizio Gnola Glielmo alla chitarra.
Tra il reggae della vecchia Per una poma, esilerante descrizione della nostra origine, il country-folk di Il Puunt Nona Lucia (unica concessione da Akuadulza), Davide con il suo dialetto ci racconta le storie, sospese tra mito e realtà de Il costruttore di motoscafi e deL’Alain Delon De Lenn. Non manca di fare ballare e pogare come nei migliori concerti rock, ho visto uscire qualche persona malconcia dalla ressa, con pezzi tirati di combatfolk come le vecchie CyberfolkDe sfroos oppure di coccolare e far sognare con canzoni comeNinna nanna del contrabbandiere o le splendide Lo sciamano New Orleans, quest’ultima scritta per le vittime dell’uragano Katrina e purtroppo ritornata di moda in questi giorni dopo la catastrofe ambientale che si è abbattuta su quelle zone, dal suo ultimo apprezzato album Pica!.
Il regalo della serata è l’assaggio di un brano, Settembra settembra, che dovrebbe far parte del suo prossimo disco, canzone che rientra nel repertorio delle sue composizioni più ironiche e sarcastiche.

Tra balli, cori e voglia di divertirsi, Van De Sfroos si congeda dal suo pubblico, abbastanza provato, concedendosi comunque come suo solito al rito delle foto e autografi e gustando un ultimo bicchierino al bancone del bar prima del meritato riposo. Uscire insoddisfatti da un concerto di Van De Sfroos è impossibile, la sua capacità di rinnovamento è incredibile, ad ogni appuntamento le canzoni cambiano, gli arrangiamenti vengono modificati arrivando ad attirare i fans di ogni genere musicale, i suoi racconti, anche se stasera, come ho detto, è stato più silenzioso del solito, sono pieni di magia, poesia e  trasversalità, riuscendo a divertire, emozionare e commuovere. Insomma un artista con la A maiuscola, come pochi in Italia.

a cura di Enzo Curelli

www.davidevandesfroos.com

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