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Goldfrapp – Head First

2010 - Mute Records
pop/electro

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Tracklist

1.Rocket
2.Believer
3.Alive
4.Dreaming
5.Head first
6.Hunt
7.Shiny and warm
8.I wanna life
9.Voicething

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Ammettiamo, è una grandissima ingiustizia affibbiare a questo duo inglese il nome di Goldfrapp. Volendo essere equi bisognerebbe cambiare il nome in Goldfrapp & Gregory, anzi, Gregory & Goldfrapp, perché a dare valore alle produzioni del gruppo è l’innegabile talento di Mr. Will Gregory, produttore di colonne sonore cinematografiche e deus-ex machina di questa “band” formata dai suoi loop e dalla voce da scopata notturna sotto un caldo cielo di stelle di Alison Goldfrapp.

La scoperta avviene verso la fine degli anni ’90, la giovanissima Alison vantava collaborazioni con Peter GabrielPortishead e valorizzata nel giusto modo sarebbe diventata una miniera d’oro per chiunque. Gregory la nota, la sente cantare e vuole farlo ancora, così mette in piedi i Goldfrapp e nel 2000 sforna il primo album da studio, Felt mountain, che diventa subito un grande classico e mette in luce, su tutto, la tonalità anemica della voce di Alison e le sue movenze da gatta continuamente in calore o alla ricerca di cibo. Il grande botto i due lo fanno con Supernature, del 2005, un disco dalle tinte glam nel quale la voce della gentildonna, accompagnata dalle immagini del video di Ride a white horse (lei, bianca e candida con il suo caschetto biondo, immersa nella sporcizia), fanno esplodere il fenomeno a livello mondiale, fanno ballare mezzo mondo e non si sa con precisione quanti bambini abbiano fatto nascere. Head first è l’ennesimo sintomo della regressione della società, un ritorno agli anni ’80, quando ancora c’erano le torri gemelle, il calcio era (abbastanza) pulito e la televisione mandava in onda dei telefilm fantastici che sarebbero poi stati riproposti e riprodotti nel corso di un trentennio di storia.
Il riff di tastiera di Rocket è forse quanto di più eighties si possa ascoltare oggi e non a caso è stato scelto come primo singolo estratto dall’album, ma questa linea è un po’ quella che appartiene a tutto il disco e pezzi come Believer, con un basso che rimbalza sui sussulti delle tastiere, o come I wanna life (imbarazzante, sembra di essere in un film con De Sica quando ancora aveva i capelli a triglia) rischiando di essere un po’ ripetitivi si dimostrano appropriati al discorso che questo lavoro vuole seguire. Nessuno vuole accusarli di noiosa riproposizione di un modello superato ma sempre valido per vendere dischi e a discolparli, in parte, c’è la grande suspence prettamente sessuale di un brano come Hunt, che precipita nel disco come una gemma che viene incastonata nell’oro.

Ok, magari sono io che vedo sesso dappertutto, che sono arrapato, ma questo disc o mi parla di una donna con le gambe aperte che miagola cose che solo un uomo può soddisfare e siamo più o meno negli anni ’80, proteggetevi!

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