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Interviste

Intervista agli YOKOANO

Gli Yokoano ricordano a noi tutti che la felicità esiste fuori dalle porte della vita. ‘Voglio la guerra,niente di più! Voglio il tuo sangue!’, il soldato ha una piaga in gola e continua a sparare. Io mi amo, io mi odio, io dò fuoco al mio ideale. Sono schegge di vita e orecchie, che ascoltano ‘l’occhio di un cane’, sono gli Yokoano.

Intervista a cura di Alessia Maltese.

Ad ascoltare gli Yokoano sembra veramente riduttivo identificarli come un progetto parallelo di Dani delle Pornoriviste. Com’è nata l’idea di formare una band e di scrivere e suonare un disco?
L’idea Yokoano nasce nella testa di Dani come vero e proprio sfogo di creativita’ in eccesso, la voglia di fare qualcosa che non dovesse sottostare forzatamente ai dettami di un genere specifico.Il gruppo al completo si forma quando Zak e Dario incontrano Dani ed il suo fardello di emozioni, portando in dote le attitudini e le esperienze totalmente trasversali. Il mix di Punk Rock, Metal – Prog e Rock si fondono per creare quello che oggi presentiamo come lo “Yokoano”. Da quel momento in poi arrangiare e comporre e’ venuto da se, cosi come la registrazione del disco da Gianluca “Amen” Amendolara, nel suo studio di Milano.

A cosa si ispira il nome del gruppo?
Il nome nasce da uno scherzo: Dani ha un amico che assomiglia tantissimo a John Lennon, da qui scherzando salta fuori Yokoano, che ci rimane appiccicato e che rappresenta un pizzico di infantilita’ ed allegria che alla fine non vogliamo rinnegare…

I vostri testi vivono di una forte carica e ispirazione poetica, per certi versi sorprendente visto il vostro genere musicale. Come nascono?
I testi nascono prevalentemente da sogni, e come tutti i sogni portano in se una parte di vissuto, una parte di desiderio ed una parte di fantasia, rappresentano quello che abbiamo interiorizzato ed assorbito tramite la lente dei nostri sentimenti, cosi come quello che abbiamo desiderato od odiato…
Come si diceva prima, non abbiamo mai messo alcun vincolo di genere, ne alla musica ne ai testi, siamo coscienti che in alcune parti non siamo facilmente interpretabili, ma alla fine se i sogni fossero semplici, forse non ci piacerebbe dormire…

La vostra musica mi sembra essere una forte rivendicazione di libertà, libertà che gronda come sangue dai vostri testi, ma anche libertà musicale, di sperimentare con suoni, strutture e strumenti. Credete che oggi ci sia davvero libertà?
Sicuramente c’è libertà per chi la ricerca. Noi abbiamo scritto i pezzi senza condizionamenti esterni, abbiamo composto quello che ci piaceva, e sopratutto, ognuno di noi ha potuto portare quello che sentiva in quel momento senza alcun vincolo. Venendo da generi cosi trasversali era impossibile uniformarci l’un l’altro, cosi abbiamo semplicemente sommato i nostri modi di suonare fondendoci. Secondo noi la liberta’ deve per forza partire dal comprendere l’unicita’ di ognuno, da qui poi tutto viene di conseguenza.

State promuovendo dal vivo il vostro disco di debutto. Com’è l’accoglienza dei fans?
Bellissima!! Vediamo tanto interesse per la nostra musica, e sempre maggiore partecipazione con il passare dei concerti. Sicuramente non facciamo musica che si possa cantare al primo ascolto, quindi abbiamo sempre una prima fase di “studio” da parte di chi ci ascolta, ma una volta caldi, inzia la festa!

Com’è nata la collaborazione con la Canapa Records dei Punkreas?
Abbiamo registrato l’album al Cellar Door Studio di Gianluca “Amen” Amendolara, che e’ anche il fonico dei Punkreas. Il nostro lavoro gli e’ piaciuto e l’ha fatto sentire ai Punkreas che, vai a capire come mai, sono rimasti favorevolmente colpiti dal disco. Ci siamo incontrati, e tra una partitita di calcetto ed un’altra ci hanno proposto di far uscire il disco sotto Canapa Dischi che fino ad allora aveva prodotto solo i Punkreas. Una soddisfazione immensa per noi!!
Abbiamo anche avuto la possibilita’ di fare alcune date di spalla a loro durante il loro tour, e devo dire che l’impatto con il pubblico Punkreas e’ stato inaspettatamente molto favorevole!

Come vedete la scena musicale italiana? Cos’è cambiato rispetto ai tempi d’oro del punk rock italiano?
Il punk rock dei tempi d’oro era vero…oltre ad essere un genere musicale era anche uno stile di vita, con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti, che andava vissuto piu’ che suonato.
Secondo noi nell’italia di oggi il terreno e’ fertile per qualcosa di nuovo. Le rinate tensioni sociali, il dover affrontare la crisi economica, tutte le difficolta’ di trovare o ritrovare un lavoro riporteranno le persone a mettersi in uno stato mentale piu’ ricettivo, piu’ «di pancia», piu’ voglia di ribellione, e secondo noi questo non puo’ non toccare la musica che da sempre racconta i sentimenti degli uomini.

Credete che ci sia oggi qualche giovane band che possa sostituire i nomi soliti, e talvolta ormai scomparsi, della musica italiana?
In Italia ci sono delle realtà sorprendenti: Zu, Il Teatro Degli Orrori, Marta Sui Tubi solo per citarne alcuni. Vediamo che l’interesse per queste realta’ “alternative” a cio’ che la musica italiana ha proposto sinora cresce di giorno in giorno.. e noi tifiamo perche’ tale interesse accresca sempre piu’!

Solita domanda noiosa, banale, scontata, ma pur sempre utile: cosa c’è nel futuro degli Yokoano?
Speriamo tantissime date e di scrivere un altro album!!Non vediamo l’ora…

Intervista a cura di Alessia Maltese

www.myspace.com/yokoano

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