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Lactis Fever – The Season We Met

2010 - Tubular Records
indie/rock

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Tracklist

1. Down on my knees
2. Overjoy
3. Run!
4. Betray You
5. Me and Annie
6. Seven o'clock
7. Sun
8. Friday 16th
9. Sweet
10. Time changes everything

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Album difficile questo dei Lacis Fever. Nonostante la forte esperienza di sound e palchi diversi che il gruppo ha acquisito negli anni (Italia Wave tra i tanti), il tentativo di proporre qualcosa di innovativo rispetto all’indie usuale non riesce appieno.
Tra la moltitudine di gruppi della scena nostrana che hanno la presunzione di voler fare musica d’autore, proponendo invece note sentite e risentite senza apportare nulla di originale a quel sound un po’ brit pop e un po’ distorto che a loro tanto è caro, c’è da dire che per fortuna il gruppo di Como se ne distacca per talento e voglia di mettersi in gioco.

Sì perché, nonostante il sound non si allontani molto da quello che ormai tutti noi abbiamo imparato a riconoscere, la capacità compositiva e l’estro artistico si fanno sentire prepotentemente: dai riff incisivi e caldi delle chitarre pizzicate o stuprate, ai soliti ma elaborati ritmi sincopati. Si passa da accenni di surf rock (Sun) a intro di pianoforte timidi e preziosi (Seven o’clock).

La passione per gli accordi veloci e le ritmiche di batteria incalzanti portano ad un vero e proprio amore per i crescendo aggressivi e sovrannaturali. Con cori e vocalizzi degni della miglior scena d’oltre Manica dei (quasi) inutili anni ’90 (Sweet), uniti in frammenti di pause distorte e armonie nervose del più classico noise rock, i Lactis Fever forgiano un LP pretenzioso e ricercato nei particolari, elemento probabilmente dovuto alla bravura dei musicisti e alla loro inventiva sonora.

The Season We Met infine, sebbene come detto prima non riesce ad apportare qualcosa di realmente nuovo nel background indie del Bel Paese, è comunque un lavoro ben fatto di cui va premiata in primis la caparbietà e la tenacia di una band che probabilmente ne ha viste di tutti i colori nel corso degli anni, ma che ha saputo comunque far tesoro delle esperienze vissute e cercato di spronarsi fino al limite, fino a creare un album che sicuramente troverà sostenitori negli afecionados dell’indie in generale, ma che risulterà godibile e divertente anche agli estranei del genere.

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