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Slash – Slash

2010 - EMI
hard/rock

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Tracklist

1.Ghost – Ft. Ian Astbury
2.Beautiful dangerous – Ft. Fergie
3.Nothing to say – Ft. M Shadow
4.Crucify the dead - Ft. Ozzy Osbourne
5.Promise – Ft. Chris Cornell
6.By the sword – Ft. Andrew Stockdale
7.Sahara – Ft. Koshi Inaba
8.Paradise city – Ft. Fergie & Cypress Hill
9.Watch this – Ft. Dave Grohl & Duff McKagan
10.I hold on – Ft. Kid Rock
11.Gotten – Ft. Adam Levine
12.Mother Maria – Ft. Beth Hart
13.Starlight – Ft. Myles Kennedy

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Per quanto si possa ritenere ormai superficiale e “inadatto ai tempi” ascoltare l’uscita discografica di un “vecchietto” come Slash, questo suo omonimo è una rarità. Non perché possiamo ascoltare l’ex chitarrista degli ormai defunti Guns ‘n Roses suonare la tuba o cantare al contrario tipo satanista di fine anni settanta, ma perché la furbizia dell’arte e la sua incredibile regolarità nel corso delle carriere degli artisti sono già un riconoscimento al valore, una medaglia postuma per una persona che è viva e vegeta e che non cede alla ormai evidente e ritrita obsolescenza delle sue intuizioni.

In una mattina ormai perduta nel tempo di qualche mese fa Saul Hudson girovagava per casa, indossando pantofole a forma di leone marino con occhi grandi come un manga, un accappatoio di seta con un drago verde disegnato sui lati, occhiali da sole Ray-ban a specchio e una tazza di thé corretto con Chivas, domandandosi più volte cosa potesse far sì che un suo disco non risultasse il solito avanti e indietro di scale sulla tastiera della sua chitarra? La risposta, tra un sorso di thé, una sigaretta e uno sguardo fuori dalla finestra nel disperato tentativo di cercare l’obiettivo di qualche paparazzo tra i cespugli nel cortile della sua abitazione, gli è venuta spontanea: chiediamo aiuto a tutto il mainstream della musica rock! Si! Mescoliamo un po’ le cose, prendiamo qualche vecchia gloria del rock, qualche nome attuale e ben visto del pop, qualche personaggio “outlaw” dal rap e magari, dato che la cosa non guasta mai, riscaviamo fuori dall’oltretomba qualche pezzo storico dei Guns’n Roses, ed ecco il nuovo disco di Slash!
Impacchettato e pronto per finire sugli scaffali dei grandi market musicali in giro per il mondo, dove i suoi grandi fans, in preda all’interrogativo che attanaglia tutti quelli che nonostante tutto sono disposti a sopportare qualsiasi cosa dai propri idoli facendosi, tuttavia, milioni di seghe mentali, verranno colti da improvvisi raptus schizoidi e rimbalzeranno come palline da ping pong ai due estremi della logica del pensiero umano; “lo compro, o non lo compro?”, molti, esausti dal lavorio delle loro menti, riceveranno denunce per tentato furto e tanti altri saranno portati fuori dai locali con la forza per aver sostato davanti agli scaffali ben oltre l’orario di chiusura dell’attività. I nostalgici, quelli che arrivati ad un certo punto della propria vita non riescono più a digerire nulla, se non la solita minestra riscaldata, hanno finalmente il loro totem, un album di rappresentanza che possa indurli a credere che in definitiva il tempo non passa mai per questi semi-dei della musica e chissà quante giornate all’insegna dei ricordi e delle lacrime passeranno, d istesi su un divano o inginocchiati per terra mentre ascoltano beati Crucify the dead con Ozzy OsbourneWatch this con Dave GrohlDuff McKaganPromise con Chris Cornell, che tuttavia risulta essere il brano più interessante di tutto l’album.

La decisione di confrontarsi anche con nuove leve della musica in generale, come la bombastica Fergie (unica nota positiva della grigissima Beautiful dangerous) cozza immediatamente con la scelta di metterla alla prova, insieme ai Cypress Hill, in una riedizione da sanatorio della bellissima Paradise city, nulla se paragonata all’AOR riempitivo di I hold on, con quel Kid rock che nel tentativo di rendere omaggio a Sweet home Alabama dei Lynyrd Skynyrd la sputtanò in via definitiva scrivendo una canzone come All summer long . Fatevi un favore, ascoltate l’iniziale Ghost nella quale troviamo Ian Astbury dei Cult intento a ripetere fino allo sfinimento “rock n’roll” accompagnato dal velocissimo assolo di mr. Hudson e poi domandatevi se è il caso di continuare ad ascoltare il disco. La risposta sarà scontata, come tutto il resto dell’album.

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