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Fratelli Calafuria – Alta Fedeltà Paura Ep

2010 - Massive Art Records
punk/rock/alternative

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Tracklist

1. Alta Fedeltà Paura
2. Il fatto dei cd Incantati
3. Affatto Normale
4. Denise
5. Basta Ironia

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Il nuovo disco dei Fratelli Calafuria è qualcosa di indefinibile. Superato il punk rock dell’esordio, reso valido e “diverso dalla massa” di questo genere solo dagli urletti del frontman, con quei momenti da divertimento-in-puro-cazzeggio-style, producono un EP completamente fuori dai ranghi, teso all’esplorazione di nuovi confini. Perlomeno per quel che riguarda la loro produzione.

I testi assolutamente inconsueti superano il nonsense del disco di debutto con perle come “oh mamma stasera esco, prendo la moto ma non c’ho le chiavi, che sfiga“, deformando il celebre testo di Jovanotti; sono tanti altri i giochi di parole, le freddure, i riferimenti alla musica pop e rock italiana, le frasi apparentemente prive di significato, che adornano questo EP.

Musicalmente si è costretti a prendere parte all’evoluzione del loro sound verso lidi meno spensierati. Il singolo Affattonormale ricorda lo stile del primo album pur senza imitarne contenuti e stilemi, soprattutto per quanto riguarda l’apporto strumentale, qui talmente bizzarro da portare il post-punk a nuovi livelli di conoscenza. E’ il primo singolo e c’era da aspettarselo. Denise è una canzone indefinibile, in fuga verso un’etichetta che non si può trovare, tra momenti di puro trip allucinogeno, inserimenti di piano, marcette di batteria ed immancabili wou-ou. Superato questo manifesto dei nuovi Calafuria si arriva alla veloce e potente Bastaironia, quasi un metallone suonato più lievemente, prima di diventare una versione accelerata dei successoni dei Joy Division, ma cantata come ben sappiamo (AAA cercasi disperatamente nuove linee vocali senza gridolini, per favore). Incredibile.

Le migliori in questo lavoro sono le prime due, che formano una combo sensazionale contrassegnata dai titoli Altafedeltapaura e Ilfattodeicdincantati, la prima quasi un tributo mal mascherato ai Talking Heads (fantastica), la seconda con una base creata con un giradischi rotto, come il nome suggerisce. “Mettere il cantato ai dischi incantati” è una battuta talmente brutta che ricorda i Fichi d’India dei peggiori tempi (gli ultimi). Ma guarda un po’.

In effetti i Fratelli Calafuria sono cresciuti, ma di strada da fare ce n’è ancora tanta. L’assenza di una nuova timbrica vocale che si adatti meglio alle novità strumentali, insieme con il ripetersi troppo pressante di alcuni patterns, sminuisce i parziali accenni di originalità presenti in questo extended play. Le attese erano alte, lanciate anche da alcuni articoli su RockIt in cui si parlava di manipolazione musicale (effettivamente udibile in alcuni tratti del secondo e del quinto brano), ma probabilmente un sessanta percento di queste tracce dovrà superare la prova live prima di poter decretare “cos’è” e “cosa significa” un disco del genere a metà 2010.

Da Milano (ora) con furore. Un po’ meno wou-wou ed il disco vinceva il premio sorpresa dell’anno, uno sforzo assolutamente convincente e che può portare ad universi migliori. Sicuramente.

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