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VERONICA FALLS: due date in Italia a dicembre!

VERONICA FALLS (UK)

venerdì 17 Dicembre 2010

al FISH’N’CHIPS c/o AKAB di ROMA

Via di Monte Testaccio 69, Roma

sabato 18 Dicembre 2010

al BLACKBIRD FESTIVAL c/o COVO di BOLOGNA

Viale Zagabria 1, Roma

Dei Veronica Falls si dice che il loro MySpace fosse on line appena da un’ora, quando ricevettero l’e-mail in cui Mike Sniper chiedeva loro di incidere un pezzo su Captured Tracks. Ok, direte voi, ormai è chiaro che mister Blank Dogs consideri la scena britannica come il discount con il miglior rapporto qualità/prezzo. Nel caso del combo in questione però la sua scelta è avvalorata dall’attenzione che la band sta suscitando al di là dei confini della discografia indipendente. La leggenda vuole che si siano conosciuti ad un concerto dei Comet Gain e che, in quanto membri di band piuttosto hyped come Your Twenties, Royal We e Sexy Kids, si possano considerare una sorta di supergruppo dei recessi underground. Una cosa sembra certa: in questo momento sono loro l’oggetto del desiderio. I ricostituiti Pastels se li sono portati in giro come band di supporto nel loro recente tour e l’impressione è che si cerchi di farne la versione britannica dei The Pains Of Being Pure At Heart.

Con loro inizia il processo di riappropriazione del pop britannico degli 80s da parte delle lo-fi band d’Albione. Loro si dichiarano fans del romanticismo di Chills e House Of Love, delle liriche malate di Rocky Erickson, tribalismo di Mo Tucker e della new wave in bianco e nero targata Postcard: “Band come Orange Juice, Josef K e Aztec Camera avevano una visione originale e multidimensionale del suono – sono le loro parole – I primi, in particolare, hanno fornito alle band del C86 la loro ragion d’essere, suggerendo l’importanza di preservare anche in età adultà l’innocenza dell’adolescenza”. Parole che di per sé suonano come un manifesto dell’ala più pop’n’dreamy della nuova scena. Ascoltando il primo singolo I Found My Love In The Graveyard, perla jangle pop carica di brezze shoegaze, sembra di essere tornati in dietro di un quarto di secolo: la naiveté, la grana melodica, perfino il candido timbro di Roxanne Clifford ricordano quello di band come Primitives e Darling Buds.

Con ogni probabilità saranno loro a fungere da cerniera fra la nebulosa delle micro label e l’agonizzante industria discografica, già pronta a normalizzare l’onda anarchica del lo-fi.
E poi? Sicuramente indietro non si torna. È facile prevedere che un loro possibile successo possa spingere un numero crescente di artisti a intraprendere un simile percorso, innescando un meccanismo virtuoso che farà del DIY, e in generale della creatività veicolata dal basso, il fenomeno principale con cui imparare a confrontarsi a partire da ora.

www.veronicafalls.com

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