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Stars – The Five Ghosts

2010 - Vagrant
indie/electro/pop

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Tracklist

1. Dead hearts
2. Wasted daylight
3. I died so I could haunt you
4. Fixed
5. We don't want your body
6. He dreams, he's awake
7. Changes
8. The passenger
9. The last song ever written
10. How much more
11. Winter Bones

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Tornano gli Stars, il gruppo indie pop canadese a cui le porte del successo sono state spalancate dall’incredibile successo dell’album targato 2004 Set Yourself On Fire.
Dopo gli allori il quintetto d’oltreoceano mette a segno un altro colpo facendo emozionare la critica internazionale con In Our Bedroom After War del 2007.

The Five Ghosts è il proseguimento naturale e per niente forzato di un discorso musicale creato con quel magico lavoro di sette anni fa.
La prova non era facile e sicuramente la stampa non ha aiutato, tra pareri discordi e ansie da prestazione si è cercato di far passare semi inosservato l’ultimo prodotto della band.
Un disco che sicuramente non è al pari per impatto e commerciabilità dei precedenti, ma che sicuramente non è da sottovalutare.
In esso ritroviamo quella vena romantica, di parole sussurrate e voci calme, di note limpide e sentimentalismi elettronici che era propria del passato, in particolare della sempiterna Your Ex Lover Is Dead.
Il discorso non si esaurisce qui però. Si amplia: The Five Ghosts sorprende per i continui richiami ai  tappeti sonori di  In Our Bedroom After War e per tracce cariche di tensione e richiami ai synth degli anni ’80 con i loro piccoli accenni di note al neon (He Dreams, He’s Awake).

L’ultimo disco degli Stars può non avere quella dolcezza a cui eravamo stati abituati con un paio di hits precedenti (Take Me To The Riot, Elevator Love Letter), ma rappresenta sicuramente il momento più riflessivo della band di Toronto: un momento in cui si rinuncia volentieri a qualche momento stucchevole a favore del gusto retrò e dell’esaltazione del timbro languido e sincero di Amy Millan.
Si passa così da ballate electro-pop à la Winter Ghost (The Last Song Ever Written) a canzoni decisamente più assimilabili che cercano di calcare le stesse orme dei fasti passati (I Died So I Could Haunt You) che nel complesso si intrecciano in maniera omogenea l’una con l’altra, senza bruschi stacchi o pezzi di riempimento.
The Five Ghosts è un disco che racchiude in sé i momenti più salienti della storia musicale degli Stars, senza per ciò rinunciare a qualche sporadica sperimentazione o senza cercare di andare avanti in un futuro incerto, oscurato dalla gigantesca ombra di Ageless Beauty o di Celebration Guns, o di tutte quelle altre hit che hanno affacciato la band alla finestra del mainstream internazionale, ma che rischiano costantemente di sminuire ogni ultimo lavoro, perché presupposto di non essere all’altezza dei precedenti.

Gli Stars, invece, non si preoccupano: sono ben coscienti delle loro capacità e lo dimostrano con quest’ultimo lavoro. Un disco che va avanti, cambia forma, ma si tinge di un maggior gusto per la ricercatezza, di un’ambizione che va ben oltre il successo di una singola canzone.

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