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The Mescaline Babies – There Will Come Soft Rains

2010 - Autoproduzione
death/gothic/rock

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Tracklist

1.Bliss-Martyrium
2.Black mass
3.Self-pretendig whore
4.Winter and spring
5.Muffled truths
6.The Emperor's death

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C’è qualcuno, in Italia, che ha il buongusto di effettuare scelte musicali evasive rispetto ai canoni e alquanto coraggiose. Portare avanti un discorso puramente cantautoriale che sia, nello specifico, il puro dialogo tra chitarra e voce, inizia a non dare più i frutti sperato.

Il grande pregio di band come i The Mescaline Babies è quello di aver scelto un ambito difficile, un luogo quasi sperduto nell’infinito elenco dei generi e dei sottogeneri. Ricordate i Christian Death? Bene. Io non li consiglierei neanche al mio peggior nemico! I The Mescaline babies sembrano usciti dal buco del culo dei Death, ma la verità è che un’offesa così non la meritano, non meritano di essere paragonati alla peggior merda di mister Rozz William e se un giorno mi sarà possibile poter decidere dove posizionare, in una virtuale classifica, i The Mescaline babies, mi piacerebbe metterli sopra i Christian Death, così da potergli cagare in testa. È un favore che chiederò a loro personalmente! Tuttavia, la cosa di gran lunga più probabile è che lo stiano già facendo, vista la grande versatilità con la quale mettono in piedi e suonano ritmi punk e sottostrati più puramente melodici, un po’ come era in uso fare nel periodo più decadente della new wave e dei suoi innumerevoli anfratti dark, ascoltare Black mass per credere. There will come soft rains è un buon viatico per una fortunata serie di uscite su queste tonalità e un ben costruito esempio di buona produzione dietro al mixer. Il tutto si può cristallizzare con grande semplicità nel lento evolversi della conclusiva The emperor’s death, forse un semplice episodio più “ambientale” data l’omogenea attitudine prevalentemente punk del lavoro che, esclusa ovviamente la sopracitata The emperor’s death e la più solare Winter and springs, vive del grande equilibrio tra strofe suonate a mille e ritornelli più rallentati e non per noia o per invogliare gli “aficionados” del periodo, ma per evidenti capacità a riguardo. È qui che si richiede l’ascolto approfondito di Muffled truths, che è la didascalia dell’intero lavoro e delle tipicità della band.

In Italia ci ostiniamo a pretendere un certo tipo di sonorità dai “nuovi arrivati”, e con evidenti deficit nel bagaglio tecnico, giudichiamo altre fonti di ispirazione, inadeguate e fuoriluogo, i The Mescaline Babies mi suonano come i Christian Death 2.0, ma su questo aspetto si può anche sorvolare dato che, se le intenzioni sono le medesime, molto presto, con grande soddisfazione del sottoscritto, cagheranno in testa ai Christian Death.

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