Menu

EELS – Alcatraz, Milano, 15 settembre 2010

C’era attesa per questo tour che doveva presentare sul palco la trilogia di dischi usciti nel corso dell’ultimo anno che hanno dimostrato l’assoluta prolificità e libertà di movimento della one man/band, incurante di critiche e leggi del mercato.

L’uomo lupo è tornato, con i suoi quattro lupacchiotti al seguito. Dopo aver raccontato al mondo le sue eterne disgrazie attraverso dischi, libri e film ed essere stato tacciato di perenne depressione tramutata in tristezza cosmica, con l’ultimo disco voleva dimostrare al mondo che anche l’ hombre lobo, Mark Oliver Everett , alias Mr.E sa godere delle bellezze della vita. Allontanare i tempi dove paranoie, violenze e inni ai farmaci come cure disintossicanti dai problemi della psiche e sostituirli con odi di vita raccontando di canarini e ragazze spettacolari. Per chi lo aspettava al varco ecco la dimostrazione sopra ad un palco.
Palco, che in un Alcatraz ancora semivuoto, ospita l’improbabile esibizione di un ventriloquo e il concerto della giovane, bionda, bella e anche brava Alice Gold, inglese a cui spetta il diffile compito di traghettare un pubblico sempre più numeroso verso l’agognata meta. Alice sta attraversando l’Europa con il suo camper per promuovere il deeisco in uscita e lo fa presentandosi sola sul palco in compagnia della sua chitarra elettrica. Finita la sua esibizione c’è ancora il tempo per sorbirsi quasi mezz’ora di canti tricolori, alla faccia della lega, che escono dalle casse. Da O sole mio ad una bamba italianizzata in Lasagna dal folle Weird Al Yankovic. Forse uno scherzo di mister E?
Eccolo, sale sul palco, da solo, vestito di tuta da lavoro rigorosamente bianca, bandana calata su occhiali scuri, barba da fare invidia agli ZZ top ed una pletora di chitarre che cambierà in modo quasi maniacale durante ogni pezzo.
Sembra il solito Mr.E per le prime tre canzoni solitarie e intimiste come Grace Kelly blues e Little bird, poi con l’entrata del gruppo, quattro elementi agghindati come gangsters americani degli anni venti e anche loro con barbe annesse, il concerto decolla e sarà una tirata unica fino alla fine.
Chi pensava di trovarsi gli Eels, musicalmente scarni ed elettronici dell’ultimo album si trova di fronte un gruppo affiatato che spara rock-blues con punte di veemenza che sfiorano il garage punk come nella riproposizione della stoniana She said yeah o nei pesantissimi blues presi in gran parte da Hombre Lobo, come Prizefighter, Tremendous Dynamite o Fresh blood dove gli ululati riecheggiano tra la folla o ancora Dog faced boy e Souljacker. Dopo aver stemperato la tensione iniziale, sfogandosi con una pedata alle transenne ed un’incazzatura per via di una scaletta che evidentemente non corrispondeva con le altre, Mr.E prende in mano la situazione e da vero sciamano, conduce il concerto con salti e balli che non fanno che testimoniarne il suo momento positivo che evidentemente riesce a comunicare solamente sparando in faccia al pubblico tre chitarre elettriche e una sezione ritmica martellante, a dir poco eccezionale il bassista.
Ma i momenti intimi non mancano grazie a In my younger days, In my dreams, That look you give that guy,, con tanto di steel guitar, spezzati da momenti di puro funk e latin rock con una Mr.E’s beautiful blues mascherata da La Bamba o la cover irriconoscibile di Summer in the city dei The Lovin’ Spoonful. Prima dei tre bis c’è il tempo di un quantomeno inaspettato lancio di ghiaccioli verso il pubblico e chiudere con Oh so lovely dall’ultimo album “Tomorrow morning”.

Un concerto che dimostra ancora una volta l’assoluta imprevedibilità di Mr.E e che certamente non ha lasciato andare a casa nessuno scontento, anche chi si aspettava pessimismo e malinconia, si è rassegnato al trionfo della positività.

a cura di Enzo Curelli

www.eelstheband.com

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Close