Menu

YOUTH OF TODAY – Bloom, Mezzago (MI), 28 settembre 2010 (+ PHOTOGALLERY)

Finalmente arriva martedì. Un martedì differente dagli altri giorni pigri della settimana lavorativa. Questa sera c’è l’evento acclamato e annunciato da qualche mese tra tamtam su internet ed i vari social network: il concerto degli Youth of today.

Non si può mancare. Gli Youth of today sono uno di quei gruppi che avevo iniziato ad ascoltare quando ormai la band non esisteva più, quando dalle ceneri sorsero i vari progetti Shelter e Betther than a thousand e che hanno segnato la mia personale evoluzinone nell’ascoltare musica. Una band seminale della scena hardcore newyorkese, dei capiscuola insomma.
Si va! L’appuntamento è al Bloom di Mezzago, storico locale alle porte di Milano, senza imbarazzo posso chiamarlo il “CBGB’s della Brianza”. Locale in cui hanno suonato in tempi non sospetti, nomi del calibo come Nirvana, Green Day, Sepultura, tanto per citarne alcuni.
Danno inizio alle danze i giovani True Spirit di Milano che, fregandosene delle mode, sparano a raffica brani di puro hardcore old school newyorkese. Muscialmente sembrano abbastanza anacoronistici, ma perfetti per la serata. Sono sanguigni e sinceri, ci credono!

Subito dopo prendono posto sul palco i La Crisi, altra band milanese, capitanata da Mayo, già cantante degli storici Sottopressione. Il loro è puro hardcore autoctono, mi ricordano Negazione, Upset Noise, Indigesti. Cantato viscerale, urlato e musica al vitriolo.
Il loro set si conclude lasciando la platea carica per la band della serata.

Sono passati 25 anni dalla pubblicazione di “Can’t close my eyes” ed in sala questo si vede. Il pubblico non è rappresentato da un’orda di ragazzini, ma bensì da nostalgici che come me probabilmente non hanno mai fatto in tempo a vedere la band dal vivo e sono qui al Bloom per poter assaporare, con qualche anno di ritado, un capitolo della storia del rock.
Eccoli salire sul palco, non è la formazione originale, ma Ray Cappo e John Porcell ci sono, e questo basta per il pubblico.
“Flame still burns”, la prima, subito per rivendicare che, saranno passati sì 25 anni, ma la fiamma brucia ancora. A ruota seguono “Take a stand” ed “Expectations”. Il pubblico è in delirio. E’ un contino di gente che sale sul palco e che si tuffa sul pubblico. Sembra veramente che il tempo si sia fermato ai memeorabili concerti degli anni 90. Ray Cappo, deve lottare per non farsi strappare il microfono dai fans che vogliono urlare i cori. L’esibizione scorre via in un lampo, tra

momenti riflessivi di Ray che si abbandona a brevi “prediche” e strizzate di occhi gigione al pubblico italiano (dal fondo della sala si sente anche un amichevole “leccaculo” di qualche fan). Non saperi nemmeno dire quanto abbiano suonato, ma per certo hanno suonato una scaletta di 20 pezzi. Non sono mancati “Youth of today”, “Can’t close my eyes”, “Standing hard”, “Time we’ll remember” ed ultima “Break down the walls”.

Era da veramente molto tempo che non vedevo un conceto tutto “sudore e muscoli”, come la buona tradizione vuole. Tornando a casa mi domandavo se fosse ancora possiblie un concerto con questa attitudine nel 2010…

a cura di Mario Carina


Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Close