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Le Luci Della Centrale Elettrica – Per Ora Noi La Chiameremo Felicità

2010 - La Tempesta Dischi
cantautoriale

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Tracklist

1. Cara Catastrofe
2. Quando Tornerai dall'Estero
3. Una Guerra Fredda
4. Fuochi Artificiali
5. L'amore ai Tempi dei Licenziamenti dei Metalmeccanici
6. Anidride Carbonica
7. Le Petroliere
8. Per Respingerti in Mare
9. I Nostri Corpi Celesti
10. Le Ragazze Kamikaze

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Ha 25 anni Vasco Brondi. Ha 25 anni e c’è una schiera di improvvisati comici che si affacciano su YouTube e Facebook decantando titoli di giornale, liste della spesa, frasi a casaccio raffazzonate alla meno peggio, tutte alla sua maniera, alla maniera e con lo stile di Vasco Brondi. La chiamano parodia, per ora la chiameremo invidia.
Ha 25 anni Vasco Brondi, ed è uno stile di pensiero, un modello musicale di riferimento per molti, un artista che divide come pochi, ispira sentimenti contrastanti e che in poco più di due anni haspiegato a pivellini e genietti vari che quando hai qualcosa da dire basta dirla, senza scorciatoie, fronzoli o abbellimenti vari, che la verità non è bella e che non ha bisogno di esserlo.

E adesso è inutile girarci attorno e cercare strade per convincere chi non l’ha mai amato, è inutile buttar via tutto e re-inventarsi chissà come e smettere di fare Vasco Brondi per portarsi dietro chissà chi.
“Per Ora Noi La Chiameremo Felicità” è semplicemente Vasco Brondi che fa Vasco Brondi, forse nella miglior maniera possibile, forse nel solo modo che conosce, forse e semplicemente come lo vogliamo noi, quel noi che è una generazione intera, quel noi che è rassicurante e spaventoso al tempo stesso, noi e i testimoni co-protoganisti delle nostre miserie, della nostra disperazione e della nostra, nonostante tutto, felicità.

Musicalmente parlando, sappiamo già tutto. Il solito cantato mono-tono, mono-corda e mono-tema. La chitarra a dividersi tra arpeggi abbozzati e qualche accordo sputato fuori con foga. Atmosfere strazianti e abrasive create con la collaborazione di gente come Stefano Pilia, Rodrigo D’Erasmo, Enrico Gabrielli.
La saturazione è il punto di forza e il punto debole per eccellenza. Onestamente fedele a se stesso, “Per Ora Noi La Chiameremo Felicità”, segue una via strumentale più stratificata, più curata ma più graffiante, più vicina alla dura verità del primo demo che alla levigata necessità dell’esordio ufficiale.

Vasco Brondi ci urla sopra le innumerevoli derive della realtà, e poco ci importa se l’intonazione è sempre la stessa e se sembra tutto sempre troppo uguale, tutto così auto-referenziale da sembrare a tratti auto-parodia.
Vasco Brondi canta per noi, dei call center, dei cieli grigi, delle cavratte blu e delle morti bianche, dei romeni e delle ronde, della crisi e dei suv, dei sindacati e del deserto di Mirafiore, delle guerre nel mondo e della guerra di tutti i giorni, nelle case di tutti, per sopravvivere.
Cose che nessun “generatore automatico di frammenti vascobrondiani” potrebbe fare con tanta squallida, sincera e viva poesia.

É un mondo immaginario, apocalittico, opprimente, sporco e ingiusto, che ci ingurgiterà tutti, delusi e sconfitti, forse avremo ancora il tempo per illuderci ancora, la voglia di scalciare forte per cercare fiori nascosti nello schifo, per scrivere lettere d’amore al computer, per amare qualcuno o qualcosa ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici. Sembra un passato che ci hanno raccontato di sfuggita, sembra un futuro che non vorremo mai vivere, sembra il presente che dobbiamo raccontare adesso che gli anni zero sono finiti e che gli anni dieci sono anche peggio.

Per Ora La Chiameremo Felicità” sarà l’ultimo capitolo di una storia breve ma intensa, o sarà l’inizio di qualcosa di grande, non sta a noi decidere. É il dettagliato reportage di un viaggio tutto sangue e ruggine in un’umanità devastata dalla crisi, che non è solo questione di soldi, è crisi di idee e sentimenti, dove la disperazione si trasforma in felicità e viceversa, dove, ancora una volta, dopo Pasolini, Gaetano o Ferretti, e scusate i paragoni, abbiamo il tremendo bisogno di un partigiano che ci porti via.

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