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Underworld – Barking

2010 - Underworldlive
techno/dance

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Tracklist

1.Bird 1
2.Always loveda film
3.Scribble
4.Hamburg Hotel
5.Grace
6.Between stars
7.Diamond Jigsaw
8.Moon in water
9.Louisiana
10.Simple peal

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Sapere che un gruppo come gli Underworld, residuato di un periodo fantastico per la Techno e la dance in generale, sono ancora insieme e producono ancora musica è stato per me un vero e proprio terremoto. Sono un nemico giurato del grunge e di tutto quello che ha prodotto nel panorama musicale mondiale. Quando sento qualcuno che dice che uno come Kurt Cobain, con la sua apatia, ha definito gli anni ’90 mi vengono i brividi e si risvegliano in me istinti omicidi roboanti.

Gli anni ’90 sono stati gli anni della musica dance e dell’elettronica da club! Sono stati il regno del loop e dei giradischi Technis! E tutto questo, per colpa degli svarioni di un manipolo di quindicenni partoriti da MTV si sta per perdere “come lacrime nella pioggia”, come diceva Rutger Hauer in Blade Runner. Quello che sono stati gli Underworld solo questo Barking può dirlo, e non il passato di grandeur e acuta visibilità che la scena finale del film Trainspotting, con tanto di Born Slippy (il loro brano più celebre) in sottofondo, il carattere esperto e navigato che si legge tra le note di questo lavoro fa la cifra esatta delle capacità e della comunione d’ intenti di Karl Hyde e Rick Smith hanno negli anni di un ingiustissimo anonimato, sia prima che dopo quella pluriconsacrata Born Slippy, accumulato. La gabbia che si sono creati negli anni novanta è ormai rotta, ma quel tipo di appeal, quel grado di infatuazione verso un certo modo di intendere la dance è perfettamente rimasto intatto e vi resterà facile accorgervene nel beat mai troppo violento di Bird1. L’aspetto vantaggioso è quello di trovarsi in un ambiente piuttosto “giovane” rispetto al resto della musica contemporanea e anche se ormai quasi modellata negli spigoli da un minimalismo totalmente funzionale ai brani rimane facile poter lavorare a fondo nelle ritmiche e fondere i suoni senza, tuttavia, rompere un certo equilibrio e i cinque minuti di Grace sono un sample che da solo basterebbe a fare un sunto di tutto il lavoro. Il riemergere di caratteri più duri come nelle cadenze quasi electroclash di Between stars aiuta un orecchio inesperto a leggere le differenze tra l’uso di un certo tipo di atmosfere nelle differenti epoche, anche se alla fine si può parlare di un vero e proprio revival di sonorità non nuove ma così ben lavorate da risultare apprezzabili.

Non è una sfida all’ormai onnipresente e predominante beat house, ma un’evoluzione di un discorso che era stato immeritatamente messo in disparte e che vive di una cura maniacale dell’aspetto strumentale che è evidente in tutto il disco e che fa un’eccelle nte mostra di se in un brano semplice ma davvero ben confezionato come Moon in water. Per gli Underworld non vale un discorso di “ribalta”, non è il ritorno veemente sulle scene di illustri scomparsi, semmai è il restauro di un affresco che andrebbe esposto sotto una luce diversa per poter rendere al meglio e lasciarne intendere il vero valore. Sono grato a loro per questo.

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