Cosa aspettarsi dai Marlene Kuntz nel 2010? La loro carriera, così come quelle di tante delle band simbolo dell’alternative italiano, in primis Afterhours e Verdena, sono sempre mal viste come comete in continuo declino, ma non sempre si può dare una chiave di lettura così riduttiva del lavoro di band di questo livello. O quasi.
I Marlene Kuntz con Uno hanno dimostrato di aver abbandonato il loro periodo più alternativo, quello che li ha resi celebri ed influenti per un ventennio buono di carriera, lasciando spazio ad un innesto ultramelodico che aveva il terribile sapore di “voglia di fare soldi entrando nelle classifiche”. La chiave di lettura di questo ultimo “Ricoveri Virtuali e Sexy Solitudini”, il cui titolo è tra l’altro osceno, è la stessa, solo che appare evidente come la precedente ricerca del successo sia ora accostata alla ricerca di un sound nuovo, di un percorso che si discosti da tutto ciò che è stato fatto prima senza abbandonarne i linguaggi. E’ così che la voce di Godano non sembra neanche più la stessa (come in “Io e Me”, un brano che gioca sul contrasto melodia-cattiveria anche all’interno delle vocalità del frontman, in puro stile Catartica, nonostante il suo incedere “sotterraneo” sia quello di un brano elettronico, magari dei Portishead) e il numero di chitarre distorte diminuisce nuovamente, senza comunque trascurare una certa complessità nel songwriting che giova a brani come “Orizzonti” e “Oasi”, seppur non brillino per originalità se comparate ai bellissimi dischi che facevano fino a 7-8 anni fa. L’episodio più scarso del disco è il singolo, “Paolo Anima Salva”, un pezzo che non sa di niente, con un arrangiamento alle chitarre piuttosto insapore e un testo che si fatica a capire. Stupisce invece “Ricovero Virtuale”, ironica cavalcata alternative che conia il loro vecchio stile con il nuovo percorso intrapreso, come un ponte tra i due mondi. L’esagerazione melodica di “Vivo” si presenta come un’interruzione nella tradizione delle loro ballad, che avevano comunque caratteristiche piuttosto alternative, con accordi diversi, spesso ispirati dal grunge o da band come CCCP e Litfiba. In questo caso si ascolta un brano abbastanza spompo, fin troppo struggente, con dei coretti inascoltabili. Non funziona neppure “Un Piacere Speciale”, una canzone rovinata, anche questa, dalle seconde voci che non portano da nessuna parte, e da una scelta di linee vocali troppo fragili, spesso troppo votate al parlato, mentre l’arrangiamento di chitarre e basso in sottofondo ha comunque uno spessore artistico notevole. Lo stesso si ripeterà in “Pornorima”, anche se stavolta l’effetto “Marlene Kuntz dei bei tempi” in buona parte del pezzo aiuta a digerirlo con più facilità. Si capisce benissimo che i tempi di Uno non sono tanto distanti quando ascolti soprattutto gli ultimi due brani, “L’Idiota” e “Scatti”, pot-pourri di chitarre elettriche in pulito e melassa vocale, con liriche valide ma in alcuni tratti incapaci di dare il colpo definitivo, il fendente che permetta di sfondare le casse dell’ascoltatore per raggiungere il suo cuore, e non solo i suoi timpani. Una volta, Godano, ci riusciva, con scelte lessicali di un certo livello, oggi in realtà ancora presenti ma affievolite da certe difficili declinazioni a livello vocale che ne rendono difficile la digestione.
Di per sé questo disco va apprezzato come un simbolo di maturità artistica che è arrivata già da tempo, interrompendosi e poi ritornando sotto una nuova veste, che è proprio questa. Il destino è però beffardo, e si ritrovano a proporre un prodotto vecchio e che non funzionerà mai, lasciando scontenti anche i fans. Facendo una critica costruttiva, si può senz’altro dire che il tentativo di cambiare ha giovato abbastanza ad un disco che dal punto di vista compositivo lascia abbastanza a desiderare, mentre continua ad acquisire valori più che lo ascolti soprattutto per quanto riguarda i testi, che continuano ad avere il valore letterario che hanno sempre avuto. Uno sforzo che si può apprezzare fino a un certo punto, perché la finta cattiveria di frasi come “Che pensino a scopare i farisei dell’indie rock” arriva fuori tempo massimo. Di un bel po’.
E’ un lavoro grossolano, buttato giù senza cura dei dettagli e quasi con supponenza. Di certo anti-storico, per non dire spudoratamente di parte.
Mi riferisco alla recensione, non al disco, ché – sia ben chiaro – quelli dei MK sono ancora dischi, per lo meno, con una testa un corpo e una coda. Detto tutto ciò, l’altro giorno sono stato alla FNAC e mi sono comprato “Ho ucciso paranoia + Spore”, l’ultimo che mi mancava in originale – fino a “Senza Peso”, ovviamente, il resto bof.
Vai a recensire patate.
Non sono d’accordo sul fatto che il disco sia tutto da buttare, ma sicuramente una buona parte.
Non capisco tutto questo accalorarsi da fans dell’ultim’ora. Semplicemente bisogna rendersi conto ed accettare che anche i Marlene Kuntz (come i citati Afterhours) sono in netto declino. Se ne stanno andando, con classe ed eleganza, ma se ne stanno andando.
Ma non venitemi a dire che questo è un gran disco vi prego.
Ottima analisi!
Apro con una battuta: non ho apprezzato la scelta di coivolgere i Cugini di Campagna nel disco.
A parte scherzi, Cristiano deve aver preso lezioni di canto e vuole ostentarlo. Coretti evirati “alla Darkness” e vocine distorte “alla peggiori Muse” rendono impresentabili anche i brani musicalmente più validi.
E anche i testi: retorici e qualunquisti.
Ad un certo punto, è meglio smettere…
direi che questa recensione si sente toccata dai concetti esplicati nel disco. figli di questa italiuccia (cit. P.Capovilla) che non siete altro: volevate che MK facesse Catartica o Il Vile per 20 anni di fila? siete antistorici, anacronistici e, probabilmente, un pò stupidi. se MK è arte ha il dovere di sperimentare e, quindi, di non andare incontro al vostro orecchio assuefatto. questa band non ha sempre fatto centro, ma questi sono gusti. voi parlate di tecnica di canto, di suoni di chitarre, di testi…se volete il solito ritornello trito e ritrito statevene con il vs I-pod pieno di ligabue e di negriamari. pagliacci.
Concordo in parte con frà, però devo ammettere che questo disco ha alti e bassi. Comunque meriterebbe l’acquisto per 2 canzoncine da “niente” come “l’artista” e “un piacere speciale”, che solo loro in Italia sono in grado di scrivere.
A proposito delle “orecchie assuefatte” e dei “negramari”.
Esperimento: provate ad ascoltare Ricoveri virtuali… sforzandovi di pensare che non siano i Mk ma i Negramaro. Vi piacerebbe lo stesso?
O forse direste che è un disco col “solito ritornello trito e ritrito”?
Non è che i MK hanno un credito illimitato verso di voi? Non è che potrebbero cantare “Finchè la barca va” e vi piacerebbero lo stesso? Cioè vi convincereste che vi piacciano?
parole sante enricog
I negramaro non scrivono cose del genere. Semplice.
Recensione rozza e marginale. Tipico defecatio cerebrale da critichino snob. I tempi andati, il soun alternativo e blah blah bolg (cit), parametri triti e ritriti utilizzati per una comparazione superficiale di ciò che si ha la pretesa di conoscere, ma in realtà, non si è mai capito.
E’ divertente vedere come pendete dalle labbra di Cristiano Godano…
Peschiamo a casaccio dalla recensione: “una canzone rovinata, anche questa, dalle seconde voci che non portano da nessuna parte, e da una scelta di linee vocali troppo fragili, spesso troppo votate al parlato, mentre l’arrangiamento di chitarre e basso in sottofondo ha comunque uno spessore artistico notevole”. Siamo al bar sport? Sul 36 barrato? Su un X Factor a Tele Carchitti? Ridateci Luzzatto Fegiz! La chiusa finale del pezzo, poi, è un capolavoro di contorsionismo con toni inaciditi da Nostradamus dei poveri (coda di paglia?). Aspettiamo il tour e vediamo se i “fans” (rotfl) scontenti diserteranno i concerti.
I MK scrivono canzoni, spesso molto belle. C’è un tempo per vomitare fiele, un tempo per dialogare con Paolo Conte – e in genere questa seconda fase richiede uno “spessore artistico” ancora più notevole. Proporre anche canzoni d’amore o “sentimentali” fregandosene di non rispettare il cliché dell’artista maledetto è un segno di maturità. Compro i MK non per ammirare un monumento o perché ho bisogno di sicurezze nella vita (per quello ci sono gli Aerosmith). “Uno” mi era piaciuto e anche questo RV&SS mi sta piacendo. Belle canzoni o, per dirla con un faro del nostro tempo, “uno spessore artistico notevole”.
Nei miei commenti finora mi sono mosso tra il serio ed il faceto.
Do la mia opinione, seria e sistematica, una volta per tutte: adoro l’entità MK. Ho sempre apprezzato ogni sua evoluzione, ogni sua involuzione. Ho rispettato ogni scelta di cambiamento, ogni esperimento.
Ricoveri… mi dà l’impressione di un cambiamento forzato, un cambiare per il gusto di cambiare. Non è un’evoluzione spontanea ma una forzatura.
Personalmente: questo disco è un passo falso, capita…
Rispetto chi apprezza questo disco – ci mancherebbe! – ma non riproponete le maldestre definizioni godaniane dei fighetti dell’indierock etc. perchè pretendo che rispettiate chi non apprezza questo disco.
Questa rencensione ha ragione “GIO” è pietosamente banale..non solo per i contenuti che sono senza nessuna profondità ma anche perchè chi l’ha scritta non sa’ neanche di cosa parla..purtroppo la music-buisiness ha deviato talmente le menti che non riusciamo piu a riconoscere la musica fatta da artisti nel vero senso della parola..artisti che hanno scritto album degni di essere asposti in un museo come è quest’ultimo..probabilmente “rosica” che proprio la persona a cui fa riferimante Godano nella prima canzone parla proprio di persone che fanno queste recensioni…ma come si fa ha paragonare i negroamaro che la casa discografica gli dice anche come devo vestirsi…purtroppo siamo in momento di decadenze sociale e si vede anche nel non sapere riconoscere la musica vera..per fortuna che sono riuscito a vedere un po’ di anni novanta;l’ultimo decennio dove la musica aveva ancora un senso… deve essere brutto avere sedici anni ora nel 2011…grandi MK..non sono per stare in questa Italietta di psicolabili….NON NECESSITO DI VOI…UN INUTILE VIRTUALIA’.
Ah ah ah…non ho fatto in tempo a dirlo che è arrivato subito il fan-atico che pende dalle labbra di Godano e cita a vanvera i suoi versi. Ma poi, tu che vieni qui a commetare, pensi di non far parte dell’ <> che citi? [Tra l'altro, <> richiede l'apostrofo, saresti da errore con matita blu]
Io gli anni novanta li ho visti tutti e proprio per questo ti dico che, a mio modestissimo parere, questo disco c’entra ben poco.
Comunque, se ti piace, buon per te – ASCOLTATELO! – però non vedo perchè tu non debba rispettare i pareri altrui.
A dimostrazione di quanto io non faccia parte dei nemici di Godano smanettoni di internet, tra le virgolette basse ci volevo mettere l’inutile virtualità che hai citato tu ma non sono capace con codici da incorporare, linguaggi web etc. e quindi non ho “postato” niente
Cito: “L’episodio più scarso del disco è il singolo, “Paolo Anima Salva”, un pezzo che non sa di niente, con un arrangiamento alle chitarre piuttosto insapore e un testo che si fatica a capire.”
Secondo me se non capisci questo testo.. mi dispiace per te!!!!
Se non capisci questo testo forse non meriti di capirlo.
Ma cosa vuol dire che il testo di “Paolo Anima Salva” si fatica a capire?? che commento è??
Può essere di difficile comprensione ad un ascolto superficiale, ma se poi fai una recensione devi averla ascoltata bene.
Può piacere o non piacere puoi anche dire che è un testo stupido se è quello che pensi, ma non puoi dire che è di difficile comprensione! è una CANZONE, NON UN LIBRO DI STORIA o LA GAZZETTA DELLO SPORT.
Di cosa parla la canzone Cometa dei Marlene??
Cometa parla di una ragazza strafatta che chiama in piena notte a casa di Godano per parlare con lui…è un fatto successo davvero…