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Sufjan Stevens – The Age Of Adz

2010 - Ashmatic Kitty
folk/indie

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The Age of Adz è la perfetta colonna sonora di un film mai visto o forse scritto e vissuto solamente dalla mente “malata” del suo autore.

Tanto magniloquente, pluridirezionale e svisante da sfuggire ad una catalogazione, sempre dietro l’angolo quando si parla e si scrive di musica.
Sufjan Stevens, sembra si sia divertito a scrivere questo album e spiazzare tutti quelli che lo conoscevano per il suo folk americano minimale e scarno. Tanta carne al fuoco, questa volta, con prevalenza netta ed abbondante di elettronica che si incastra alla perfezione con archi, fiati e orchestrazioni, creando un “wall of sound” pieno di spunti e coralità, raggiungendo in alcuni momenti la cacofonia che mai ti saresti aspettato.
Non è un disco facile, tutt’altro, partendo proprio dall’ultima traccia Impossible soul, 23 minuti che potrebbero incutere timore e richiamare fantasmi-progressive sepolti negli anni settanta e che invece, si rivelano scorrevoli e sospesi tra psichedelia, svisate chitarristiche, elettronica che non prende mai il sopravvento perché tenuta a freno da orchestra e cori, fino ad arrivare ad un crescendo soul e tendente alla dance music, con la febbre e il cuore del “sabato sera”. Quello che Mika porta alle masse viene elevato, ampliato all’ennesima potenza da Stevens. Nella sua lunghezza, è la traccia campione di quello che si può ascoltare nel resto del disco.
Dagli episodi più sperimentali come Too much, la title track The Adge of Adz , agli episodi più acustici e legati al passato, invero pochi come l’iniziale Futile Devices, posta in apertura e falsa indicatrice dellla natura sonora del resto del disco, con le sue atmosfere neo-folk rilassate, smentite dal martellamento elettro di I want to be well, la più scatenata del lotto.

Cambi di passo repentini, loop, esplosioni sonore sorprendenti e spiazzanti, cori e controcori a volte ossessivi, tramutano in musica l’animo tormentato e comunicativo di un artista a 360 gradi che da oggi ha conquistato anche il sottoscritto.
Non conoscevo così bene Stevens, dopo l’ascolto penso di conoscerlo ancora meno, ma il tutto gioca sicuramente a suo favore.

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