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Interviste

Intervista a BETTINA KOESTER (MALARIA!)

Era la notte del 30 ottobre. Ancora niente pioggia. Solo una corsa in macchina per raggiungere in tempo l’EX3 a Firenze. Quella notte avrebbe cantato Bettina Koester, cantante del gruppo femminile tedesco Malaria!.

Un gruppo simbolico e interessantissimo del sottobosco underground della Germania della Guerra Fredda immersa negli anni ’80 della sperimentazione ave, basti pensare al loro singolo Kaltes Klares Wasser per capire la pazzia che le contraddistingueva. Tra etica punk e pauperismo musicale questo gruppo di 5 donne ha dato vita a piccole opere rumorose squisitamente provocatorie e dissonanti.

Stasera c’è solo la cantante di quel gruppo, con il suo progetto solista che si immerge in nuovi e passati desideri…

Uno spettacolo intimo.. nascosto dentro un corridoio di ingresso, poche luci al neon. E pochi noi… brevi, accerchiati adepti di un ricordo.

Niente palco, a tutto tondo. canzone dopo canzone. urlo dopo urlo. una regina del  rumore..

a cura di Michele Guerrini

Michele: Innanzitutto, come stai? quali sono i tuoi progetti al momento?
Bettina:  Tutto ok. Adoro il mio nuovo album “Queen of Noise”, e sto adorando il mio tour di concerti. Mi da un grande piacere essere di nuovo on stage. Allo stesso tempo Ho iniziato a pensare al nucleo, al concetto dietro al mio nuovo album- molto probabilmente sarà un disco incentrato su canzoni di protesta. E’ tempo di dire basta a tutti i recenti sviluppi della politica, della società, dei ricchi contro i poveri. Almeno questa è la mia opinione. Dall’altro lato, sta per arrivare il 30esimo anniversario delle Malaria!, il prossimo aprile, e Gudrun Gut (altra componente fondante delle Malaria!) e io stiamo cominciando a organizzare l’evento.

M: Provieni da una straordinaria esperienza artistica negli anni ’80, che cosa ti manca di quel periodo? L’atmosfera, l’attitudine creativa?
B: Noi avevamo un grande vantaggio, quello di fare qualcosa di completamente nuovo. Questo ci esaltava perché c’erano così tante regole da rompere. Era la nascita di un movimento indipendente, eravamo tutti poveri, orgogliosamente poveri, e nessuno se ne fregava troppo del denaro. Oggi sembra così difficile trovare leggi\regole da distruggere in quanto la maggior parte sono già state oltrepassate.
Poi… eravamo così pochi, pochi di gruppi nuovi, che eravamo connessi, collegati gli uni agli altri in un rapporto di mutuo supporto. L’unico limite era la nostra immaginazione.

M: Come descriveresti a un musicista giovane, di oggi, il contesto musicale e sociale in cui le Malaria! sono nate?
B: La musica mainstream tra la metà e la fine degli anni ’70, salvo alcune eccezioni, era così terribile che qualcosa doveva essere fatto. E il punk avvenne. Tieni inoltre in mente che Berlino era povera e grigia e depressa e sudicia, con zone che era impossibile attraversare da quanto erano rischiose. Pensa inoltre che portavamo sempre con noi almeno 5 dollari extra, nonostante fossimo sempre in bolletta, in caso un ladro ci aggredisse, almeno ci avrebbe lasciato stare in cambio di quelli. Londra era ancora più povera. A Londra la gente era vegetariana non per scelta ma per necessità. Noi abbiamo suonato poche volte in Italia e da voi le cose erano ancora più diverse. I comunisti erano molto influenti, l’università di Bologna era eccezionale. Noi tutte pensavamo che avremmo cambiato il mondo, più o meno. Questo ci dava tanta energia. E visto che non avevamo niente da perdere, facevamo quello che volevamo. Potevamo rendere le nostre fantasie realtà. Ed era davvero divertente shoccare la gente!

M: Quando hai deciso di iniziare a suonare?
B: Quando ero giovanissima capii che la musica mi piaceva davvero. Vidi alla televisione Mahalia Jackson suonare e cominciai a singhiozzare e piangere la gioia di sentirla!! Per giorni stavo di fronte allo specchio facendo finta di essere lei e capii che volevo essere coinvolgente come lei, capace di comunicare , esprimere la mia anima e condividerla. E così suonare divenne una forma di terapia. Inotre, dopo aver studiato la chitarra classica decisi di suonare anche il sassofono.
A causa delle mie prove strumentali fui accusata di due suicidi nel mio vicinato!!
Poi andai via, mi ritrovai a Berlino ed entrai nelle Mania D, una band noise di sole ragazze. Decidemmo di suonare tutti gli strumenti di cui non sapevamo nulla, per scoprirli ed esplorarli senza la gabbia e le limitazioni della teoria.

M: Cosa di artisticamente importante pensi sia stato perso, degli anni 80?
B: Blixa Bargeld (voce degli Einsturzende Neubauten) ha recentemente dichiarato che è triste vedere considerate  band come Depeche Mode e Cure come simboli di quel periodo, lasciando da parte, nascondendo tantissimi gruppi eccezionali. Secondo me il problema è che tante band smisero di suonare dal vivo e si sciolsero. Forse era che facevamo, ci comportavamo in maniera troppo estrema, e bruciavamo troppo velocemente.  Troppo, troppo. Aggiungi che dal 1983 l’Aids arrivò nel mondo occidentale e tantissimi artisti morirono prima di raggiungere il culmine del loro potenziale. Poi le droghe, le overdose, suicidi, che decimarono la scena artistica. La paura imperversava e le cose cominciavano a divenire sempre più conservative. Sempre nel 1983 l’industria musicale cambiò marcia, seguendo quello che fino ad allora aveva tralasciato, investendo la propria forza economica nella musica indipendente.
Comunque, non penso che niente sia stato realmente perso. Oggi molti artisti attivi allora stanno tornando a produrre musica, nuova musica, non retro… e ti dirò, c’è un eccitante mix e collaborazione tra generazioni adesso. Negli anni 80 è nata   una filosofia ancora attuale per le nuove generazioni!

M: Le Malaria! erano una band all-female che voleva esprimere un messaggio estetico e sociale… quali band, di oggi, pensi hanno le capacità di comunicare lo stesso tipo di spirito, di intenzione?
B: Per certi versi, forse Peaches e MIA, ma dobbiamo tenere presente che sono “gruppi”  formati da UNA donna, noi eravamo cinque. Noi non volevamo la classica forma: donna cantante, band di supporto maschile, producer maschio etc. Pensavo questo allora, ed oggi è una cosa fattibile… ma prima di noi, non credo ci sia stata un’altra band completamente al femminile nel nostro genere.
Ci sono gruppi degli anni 80 che hanno ricominciato a suonare dal vivo,  mi viene da pensare alle care Slits che sono ancora pazzesche… peccato per la morte di Ari-up che è morta recentemente.

M: Che  cosa ti ha portato ad iniziare un nuovo tour? Quali sono le basi e la visione artistica dietro a quest progetto?
B: Beh come avrai di certo notato, ho fatto una lunga pausa dal mondo della musica. Non mi piacevano i nuovi sviluppi della commercializzazione. E visto che dovevo pur guadagnarmi da vivere decisi di lavorare in banca e tenere il mio amore il mio amore per la musica protetto dalle frustrazioni di ogni giorno. Però mi mancavano i concerti. Nella mia pausa, che è durata vent’anni, ho continuato a scrivere e registrare canzoni, facendole sentire a gente di cui mi fidavo… per poi distruggerle! Qualche anno fa realizzai che questo mio comportamento era egoista,  volevo proteggere il mio ego dal dolore e così decisi di ritornare a condividere la mia musica.

M: Qual’è la tua idea di “artista”? É cambiata durante la tua vita\carriera?
B: La mia opera preferita di sempre sono i Pigioni di Michelangelo, che si trovano all’Accademia dell’Arte a Firenzde. Tutta l’arte è lì dentro. Noi artisti dobbiamo “scoprire”. Lo penso ancora oggi. Il nostro compito è tradurre e trasformare la non-materia in onde sonore in quanto tutto è creato e modificato dalla vibrazione.

M: Quadri, Sculture, rumori, quali elementi useresti per descrivere questo periodo storico?? Può la musica, intendo quella avant, sperimentale essere utile e vitale?
B: Non solo utile, vitale ma anche esistenziale. Punk e Noise, il movimento indipendente, non erano solo un aspetto musicale ma un’intera filosofia che si è sviluppata nel corso del tempo. Noi dobbiamo tornare indietro, lasciando da parte il nostro amore per il consumismo, pagare tanti soldi per abiti etc, e vivere come loghi commerciali viventi. I simboli dei nostri giorni sono marchi di brand e aziende ed è difficile trovare un’attività che non sia sponsorizzata da questa o quella multinazionale. Pensa che in Austria c’è un festival musicale, chiamato Amadeus,.. e la ragazza che l’ha vinto l’ultima volta, è stata scelta per la sua canzone della pubblicità di una banca!!
Dobbiamo usare la nostra selvaggia fantasia per far cambiare le cose!!.

M: Grazie mille Bettina per il tuo tempo e disponibilità! è stato un onore poterti intervistare!
B: Grazie a te per le domande interessanti. Ciao!

a cura di Michele Guerrini

Si ringraziano per l’intervista Hanzel Diggei e l’EX3 di firenze.

www.myspace.com/bettinakostner


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