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Everything Everything – Man Alive

2010 - Geffen
alternative/pop

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Tracklist

1.MY KZ, UR BF
2.Qwerty Finger
3.Schoolin'
4.Leave the Engine Room
5.Final Form
6.Photoshop Handsome
7.Two for Nero
8.Suffragette Suffragette
9.Come Alive Diana
10.NASA Is on Your Side
11.Tin (The Manhole)
12.Weights

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Alla stampa musicale inglese, è risaputo, piace molto leggere nel futuro. Non per nulla nel Regno Unito, diciamo ogni cinque – sei mesi, salta fuori la famigerata next big thing, espressione più o meno intraducibile che sta per la prossima grande novità, la prossima bomba musicale pronta ad esplodere.
Ovviamente gli Everything Everything non fanno eccezione: vuoi per la  provenienza geografica (Manchester, una delle più grandi fucine di talenti della musica internazionale), vuoi per il successo tutto underground generato dai quattro singoli editi prima di questo Man Alive, che il quartetto si è ritrovato, volente o nolente, tra le grandi promesse del rock britannico del nuovo decennio.

Ma andiamo oltre, perché questo disco riesce a stupire: se al primo ascolto l’impressione è quella di essere quasi aggrediti dall’ardita varietà di stili che la band propone, il rischio di perdersi tra mille influenze senza approdare a nulla viene astutamente evitato. Infatti, spaziando in maniera disinvolta tra prog, funk, jazz e soul, il tutto spruzzato con una vena math-rock, Man Alive finisce per essere un disco electro pop, ultramoderno e futurista.
La prima traccia, l’impronunciabile “My Kz, Ur Bf”, presenta un ritornello orecchiabile trascinato da un ritmo funk che ti entra direttamente nelle orecchie (per non andarsene più), mentre la successiva “Qwerty Finger” propone una batteria esplosiva e un basso degno del miglior post punk, accompagnati da distorsioni synth.
In tutto questo gigantesco amalgama sonoro, la voce di Jonathan Higgs, con il suo falsetto soul, si muove senza preoccupazioni tra le architetture sempre diverse delle singole canzoni, come nell’intreccio geometrico di “Schoolin”; “Final Form” procede ulteriormente su territori synth e chitarre variopinte, mentre “Photoshop Handsome” sottolinea la capacità degli Everything Everything di saper costruire hit pop attraverso arrangiamenti accurati ed estremamente originali. Ed è proprio questa la vera essenza di Man Alive, resa ancora più evidente da “Two For Nero”, ballata costruita su stratificazioni vocali che esplodono sul finale, mentre “Suffragette Suffragette”, tra i singoli che maggiormente hanno contribuito a farli conoscere, riporta a chitarre distorte e costruzioni prog, smussate tuttavia dalla forza della melodia.
“Come Alive Diana” è il pezzo che, a detta della band, “non piace a nessuno”, ed effettivamente non aggiunge nulla di nuovo a quanto fin qui proposto dall’album, anche se risulta comunque piacevolissimo, grazie al suo pop (vagamente) tradizionale, mentre “NASA Is On Your Side” è un’altra ballata sbilenca trainata questa volta dal mood jazzistico della batteria.
“Tin (The Manhole)” è un altro degli episodi lenti del disco, anche se la forma canzone non è di certo quella classica: pur riuscendo a regalare un sicuro impatto emozionale e a convincere l’ascoltatore, il pezzo si presenta delicatamente puntellato dall’organo di Jeremy Pritchard e dalla voce angelica di Higgs, in un riuscito gioco di eco e tastiere che si incontrano e si dissolvono.
La conclusiva “Weights” è una delle canzoni meglio riuscite dell’album: trascinata dall’intreccio potente di basso e batteria, si muove agile tra sussulti punk e funk, sempre mantenuta sulla linea prog che caratterizza tutto Man Alive.

Cosa rimane? Si potrebbe dire che gli Everything Everything si siano limitati a svolgere bene il loro compitino, compiendo nulla più che un saccheggio ben confezionato di tutta la musica degli ultimi quarant’anni. Insomma, niente di diverso da ciò che altre, innumerevoli band non abbiano già fatto in passato.
Tuttavia, Man Alive è senz’altro uno dei migliori esordi del 2010, e la sua forza consiste nel fatto che, saccheggio o no, gli Everything Everything sono stati in grado di assimilare perfettamente la lezione, senza nascondersi dietro la patina dell’indie né senza volersi incanalare in un genere preciso, creando invece un disco stratificato, barocco, che regala mille sfumature, tante quante gli stili e gli spunti imprevedibili che contiene.

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