Death Angel – Relentless Retribution

Death Angel – Relentless Retribution
2010 - Nuclear Blast
metal/trash

Tracklist

    1. Relentless Revolution
    2. Claws In So Deep
    3. Truce
    4. Into The Arms Of Righteous Anger
    5. River Of Rapture
    6. Absence Of Light
    7. This Hate
    8. Death Of The Meek
    9. Opponents At Sides
    10. I Chose The Sky
    11. Volcanic
    12. Where They Lay

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Vecchie glorie dell’epoca d’oro del thrash metal anni ’80, quella della Bay area, i Death Angel hanno fatto ritorno sulle scene nel 2004, pubblicando finora due album (The art of dying e Killing season) e un live, tutti accolti positivamente da pubblico e critica. A loro favore gioca il rinnovato interesse per il thrash, il positivo ricordo di capolavori come The ultra-violence e Frolic through the park, ma anche e soprattutto l’indiscutibile valore di una proposta musicale ancora viva e vegeta, e per nulla stantia. Da sempre il gruppo filippino-americano è stato sinonimo di un thrash atipico, entusiasmante e melodico quanto veloce e violento.

Anche quest’ultimo lavoro, Relentless Retribution, pubblicato ancora da Nuclear blast, funziona a dovere, utilizzando la loro collaudata formula thrash, guidata dall’ottima chitarra del membro fondatore Rob Cavestany, grande riff-maker, e dalla voce al vetriolo del carismatico front-man Mark Osegueda, ancora una delle migliori in campo thrash. In quest’occasione però la band ha deciso di non comporre un album puramente thrash old-school, ma, intelligentemente a mio avviso, di inserire alcune novità, come ad esempio il break acustico a opera del duo Rodrigo y Gabriela, in chiusura di Claws In So Deep, oppure una ballata totalmente unplugged, come Volcanic, riuscita ed espressiva.
La volontà del gruppo pare sia quella di incorporare nel proprio sound originale elementi del metal anni ’90 (Pantera, Machine head) e influenze esterne come il grunge (Alice in chains). Ovviamente, e giustamente, Relentless Retribution non è The ultra-violence parte seconda, ma il lavoro di una band che non si accontenta di riprodurre la ricetta che gli ha portato fortuna e popolarità, e in questo è senz’altro da valutare positivamente. Certo, non mancano alcuni difetti, come la prolissità compositiva di certe tracce (Into The Arms Of Righteous Anger, Opponents At Sides), o la mancanza di originalità di alcuni passaggi (Truce, Death Of The Meek), ma a livello globale l’album gira bene, con alcuni brani davvero convincenti, come l’accoppiata Absence Of Light e This Hate, merito anche di una produzione potente e cristallina.

I Death angel, con questo terzo album della loro seconda vita, confermano la loro capacità di fusione fra un glorioso passato e un presente fatto di un’equilibrata e libera sintesi di varie influenze moderne. Il risultato finale, anche se ancora una volta non si tratta di un capolavoro indimenticabile, rende con successo giustizia agli sforzi della band. Tornati per restare.

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