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EDDA – Dharamshala, Tronzano Vercellese (Vc), 8 gennaio 2011

Quando penso a Edda degli ultimi 2 anni , vedo un uomo sopra ad un enorme e lungo ponte che congiunge un’isola “delle scelte sbagliate“, ormai alle spalle e molto lontana, con un’isola “della vita felice” che si scorge in lontananza, ancora avvolta, però, da nubi e nebbie. Edda, sopra a questo ponte, cammina, osserva la vita sotto ai suoi piedi con occhio timido e curioso da bambino. Si affaccia dal guard rail con molta prudenza e con passo disincantato continua la sua camminata per raggiungere la sponda buona con il suo bagaglio di vita che lo hanno fatto crescere.

Iniziamo il concerto con una canzone dei No Guru“. Esordisce così , quasi sottovoce, Edda, mentre con gli occhi scorge tra il pubblico una t-shirt del gruppo. La mia. No, non suonerà nulla della band dei suoi ex compagni, ma non mancherà, durante e dopo la serata, di ricordarsi di loro, spendendo buone parole e mantenendo intatto il filo che lo collega al suo passato.

L’accogliente e ben gestito Circolo Dharamshala di Tronzano Vercellese, si e ci regala un venerdì sera diverso dal solito, con un personaggio che, se per qualcuno, rappresenta una piccola icona del rock italiano degli anni novanta, per altri, i più giovani ed abituali frequentatori del locale rappresenta un signore sconosciuto, ultraquarantenne vestito di grosse scarpe, pantaloni di una vecchia tuta blu scolorita e improponibile maglione di lana extralarge. Edda ci metterà poco a conquistare anche loro.
Accompagnato dagli ormai fidi Andrea Rabuffetti alla chitarra e mandolino e Sebastiano Di Gennaro alle percussioni e rumori vari, Edda stravolge, massacra e imbastardisce le sue e altrui canzoni, rendendole spesso e volentieri irriconoscibili, ma regalandone ogni volta una nuova ed originale versione.Come lui stesso ammetterà a fine concerto, facendo due chiacchiere e facendo trasparire tutta la sua timidezza e tenerezza, “…che senso ha suonare le canzoni sempre uguali, che palle e poi loro sono bravissimi(rivolgendosi ai due suoi compagni)a venirmi dietro“.

Chi non lo conosce potrebbe rimanere incredulo nel pensare che quel “coglione fatto e finito”(queste le sue testuali parole)che una volta agitava i lunghi capelli a suon di rock ora delizi con intatta voce e con canzoni nude e spoglie che raccontano il suo difficile passato. A Edda non si può rimanere indifferenti, se non lo conosci, finirai per prenderlo in simpatia, anche se non capisci nulla di quello che canta e le uniche parole che impari e percepisci delle sue canzoni sono le imprecazioni e le volgarità improvvisate e sparate dirette, un pò come quando inizi a studiare una lingua straniera e a rimanerti impresse per prime sono le cosidette parolacce. Dopo, però, ti si apre un universo come quello di chi sceglie di coverizzare un Finardi d’ annata ( Sulla strada) o un, poco conosciuto ai più, cantautore napoletano che di nome fa Ciro Sebastianelli. “Questa canzone “Laura” è bellissima ma non la conosce nessuno” dirà sempre chiacchierando a fine concerto prima di andare via imbarazzatissimo.

Tra una versione stravolta di Sogna dei Ritmo Tribale, i nudi testi di Io e te, L’innamorato, Scamarcio, Fango di Dio, Per sempre biot del suo disco d’esordio, tra una canzone cantata per intero dando le spalle al pubblico, tra riferimenti sessuali esorcizzanti e provocatori, tra parole sbiascicate tra una canzone e l’altra, c’è il suo mondo e una vita ritrovata, fatta di pura semplicità, sincerità e voglia di suonare e divertirsi,”anche se non riusciamo a trovare dei bravi tecnici ed arrangiatori per le nuove canzoni che stiamo registrando“, ci confida sbuffando, sempre a concerto terminato,”una volta era diverso,anche Marcelle Bella, può piacerti o no, ma aveva dei suoni fantastici“.

Un piccolo eroe minore e modesto che ha scelto di mettersi a nudo usando la musica e che sta ritrovando quelle piccole cose della vita che poi sono le più grandi e che scelte passate sembravano aver nascosto, fortunatamente non così bene da non essere riscoperte e godute.
Il ponte sembra sempre più corto.

a cura di Enzo Curelli

Foto gentilmente concesse da Circolo Arci Dharamshala

www.myspace.com/stefanoeddarampoldi


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