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Interviste

Intervista a SAMUEL KATARRO

Con il secondo disco “The Halfduck Mystery”, ha confermato tutto il buono che vi era nell’esordio, senza ripetere la stessa formula ma mettendosi in gioco e imponendosi come una nuova e singolare realtà della musica italiana.

Il tuo sembra un piccolo viaggio nel rock, dal blues primigenio e acustico dell’esordio “Beach party” al rock psichedelico di fine anni sessanta del secondo “The halfduck MysterY“. Tutto casuale o una tua voglia di metterti in gioco con la musica?
La voglia di mettersi in gioco è fondamentale per divertirsi e non stancare me stesso ancor prima degli altri, ho semplicemente fatto ciò che mi andava di fare senza pensare troppo a scrivere qualcosa che fosse una logica continuazione di “Beach Party”. Proprio per questo non c è mai stato un intento filologico nelle mie canzoni ma una componente istintiva molto prevalente soprattutto in fase di stesura iniziale dei pezzi, soltanto successivamente ho pensato agli “abiti giusti” da far loro indossare.

Alla luce degli apprezzamenti ricevuti da personaggi “cult” del rock come Patti Smith e Julian Cope, un pensierino agli States o all’Inghilterra, l’hai mai fatto? Magari solo per trarre nuove ispirazioni e perchè no registrare nuovi brani?
Penso spesso all’importanza di uscire fuori dall’Italia per mettermi in gioco (dicevamo….) e confrontarmi con altre realtà, e per realtà intendo altri musicisti, altri palchi, un pubblico diverso con attitudini e reazioni diverse ecc. ecc. Il mio discorso non è limitato soltanto agli Usa o all’Inghilterra ma a tutti i paesi con un minimo di cultura rock alle spalle, non ho assolutamente idea di quale sia il luogo in cui riceverei l’accoglienza migliore, non ne ho idea!

Insomma la tua musica, certo non facile e immediata, potrebbe avere più esposizione all’estero piuttosto che in un paese come il nostro legato forse più al pop?
Mah….non saprei, il pop (in quanto genere “popular”) è certamente il più seguito ovunque, non solo in Italia. Dal momento che pure io faccio pop non dovrei avere nessun tipo di problema in nessun angolo del mondo! :-)

Non credi che certi “giovani artigiani” della musica come te abbiano l’esposizione mediatica tarpata dai “talenti” dei reality a cui si propongono contratti discografici milionari?
Indirettamente sì, perchè un meccanismo del genere più che “occupare posti” che potrebbero (dovrebbero?) spettare a noi musicisti indipendenti, cambia totalmente il modo di pensare e di agire delle etichette discografiche più importanti che non perdono tempo e soldi per promuovere un interprete (“artista” non mi sembrava molto calzante…..) già ampiamente pubblicizzato in TV grazie appunto ai reality. Nel nostro paese tutto ciò è sicuramente amplificato dal fatto che gli italiani sono degli accaniti teledipendenti, con il risultato che adesso le modalità di fruizione della musica sono completamente controllate dalla TV. Alla fine dei giochi il risultato è esattamente quello che hai esposto tu nella domanda.

Mai provato a comporre in italiano? A te piace giocare e ironizzare sul tuo inglese usato molto spesso in modo fonetico…
Mi trovo così bene con l’inglese che per il momento non ho voglia di complicarmi la vita più di tanto, oltre che avere una metrica più malleabile, le vocali inglesi richiedono tecniche di emissione vocale molto meno rigorose, non è facile da spiegare ma funziona!

Entrando più in dettaglio nei tuoi testi molto visionari, come nascono?…e chi è Bobby Bunny?
I testi nascono quasi tutti per associazione sia fonetiche che di significato, è una tecnica che mi piace definire “impressionista” per il modo in cui prendono forma le liriche. Non amo partire con un’idea definita, una storia da raccontare o cose del genere, l’ho fatto poche volte e non sono mai rimasto completamente soddisfatto. Bobby Bunny è uno dei pochi miei testi “narrativi”, parla di un bimbo cresciuto in un bordello, infatti il testo di quella canzone mi interessa relativamente….il lato musicale invece è molto più stimolante, decisamente il mio “mio “ pezzo preferito dopo “Rustling”.

I am the musunator e Sudden death sono da considerarsi due canzoni a sè o potrebbero essere l’inizio di una nuova strada da percorrere?
Penso che tu ti riferisca al fatto che sono stati “suonati senza strumenti”….in realtà non credo ripercorrerò quella strada, almeno in un futuro immediato. La cosa veramente interessante di quei due pezzi è che sono stati assemblati con un software di audio editing scarsissimo scaricabile gratuitamente (alcuni avranno capito a cosa mi riferisco ma non lo paleserò in questa sede!), la dimostrazione che la povertà di mezzi molto spesso è fonte di creatività: “Necessity is the mother of invention”.

In che ambiente musicale sei cresciuto? Le tue particolari influenze dove e come sono nate?
Mi sono fatto una cultura musicale piuttosto estesa con estrema pazienza e soprattutto molta molta curiosità e voglia di approfondire….poi naturalmente il giro di amicizie giusto, un professore di religione intrippato con l’alternative rock americano e Piero Scaruffi hanno fatto il resto.

Negli ultimi anni c’è stata una autentica riscoperta del folk e della psichedelia, mi vengono in mente personaggi come Devendra Banhart, Fleet Foxes e The black Angels, tra i tanti…ti dai una spiegazione?
Devendra Banhart non è psichedelico per niente e tra l’altro lo sopporto abbastanza poco. Fleet Foxes e Black Angels sono due band che ascolto spesso e che stimo tantissimo. Ormai non ha più senso parlare di riscoperte e revival duraturi visto che ogni anno si “riscoprono” miliardi robe e spesso anche in maniera piuttosto maldestra e priva di contenuto.

Droghe e ispirazione, può essere un connubio ancora d’attualità nel 2010?
Boh….per il momento non ne ho avuto bisogno, al primo calo di ispirazione farò una prova.

Ho sentito che ultimamente ascolti molto Neil Young, hai ascoltato l’ultimo lavoro Le Noise? Quali altri artisti stai ascoltando ultimamente?
“Le Noise” è un disco grandioso….per le atmosfere evocate, per ciò che esprime e per le scelte strettamente musicali. è un disco a suo modo classico e sperimentale allo stesso tempo, cioè….come cazzo ti viene in mente di registrare un intero album di pezzi superdistorti e cattivissimi senza batteria? Alla fine è un’idea semplice ma devastante, così come l’utilizzo della viola elettrica nel primo disco dei Velvet Underground, vai a pensarla tu una roba del genere nel ’66! Cosa ascolto ultimamente? Il singolo dei Superchunk e poi tutto il resto.

Ci sono differenze tra Alberto Mariotti e Samuel Katarro (se vuoi rispiegare da dove arriva il tuo nome,… fai pure)? Diventi un’altra persona sopra ad un palco?
Posso non risponderti? Sono un po’ stanco di questo genere di domande….senza offesa eh! (Lo sapevo che non avrei dovuto fare questa domanda…!)

Piccoli, imminenti progetti e sogni nel cassetto, magari qualche collaborazione con un nome famoso?
Attualmente sto scrivendo canzoni sia per il nuovo di Katarro che per un altro progetto a cui probabilmente darò un altro nome ma è ancora tutto da vedere….visto che mentre scrivo dei pezzi penso immediatamente a come collocarli in un disco e a quale sarà il tono generale dell’intero lavoro mi viene spontaneo pensare anche a quali musicisti (oltre alla Tragic Band) coinvolgere, ho già qualcuno in mente ma per adesso non ve lo dirò!

a cura di Enzo Curelli

www.myspace.com/samuelkatarro


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