Menu

Recensioni

Monotonix – Not Yet

2011 - Drag City
rock/garage/punk/stone

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Nasty fancy
2. Everything that I see
3. Before I pass away
4. Blind again
5. Fun fun fun
6. Give me more
7. You and me
8. Try try try
9. Late night
10. Never died before

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Israele non è certo considerata la culla del rock mondiale. Sinceramente, a dirla tutta, è uno di quei luoghi sulla terra, in cui nessuno avrebbe immaginato che un trio di disagiati, con barba e capelli lunghi, si facesse largo a colpi di un garage punk marcio e sudato.
Ami Shalev, Yonatan Gat, Ran Shimoni, rispettivamente cantante, chitarrista, batterista, originari di Tel Aviv formano i Monotonix nel 2005. Dopo neanche un anno di attività, sono cacciati e bannati da qualsiasi locale di Israele per “oltraggio alla pubblica decenza”. Sarò eternamente grato alle autorità israeliane, perchè da questo momento in poi, i nostri diffonderanno il proprio verbo sui palchi di mezza Europa e degli Stati Uniti.
Tra il 2006 e il 2008, girano in tour, con alle spalle un solo EP (“Body Language”) di sei pezzi e una strumentazione ridotta all’osso. Risultato? Straordinario. Merito di live animaleschi, in grado di coinvolgere il pubblico, in veri e propri riti collettivi di purificazione. Bidoni della spazzatura, oggetti di qualunque tipo presenti sul posto, gli stessi corpi degli astanti, nulla si salva dalle pirotecniche gesta di Ami Shalev e soci.

Dopo un primo album datato 2009 (“Where Were You When It Happened?”) i Monotonix danno alle stampe “Not Yet”, secondo full-length, accompagnato, come il precedente, dalla regia sonora di una vecchia volpe come Steve Albini, bravo nell’adottare un approccio prettamente lo-fi, che esalta l’urgenza emotiva del gruppo.
La prima traccia (“Nasty Fancy”) mette subito in chiaro le cose: un solido muro sonoro, costruito dai ruvidi riff di Yonatan Gat e le ritmiche selvagge di Ran Shimoni, condito con lo strascicato coagulo vocale di Ami. “Everything that I see” è un siluro punk di due minuti e mezzo. Non fai in tempo ad immaginartelo suonato dal vivo, che sei travolto da una tonnellata di garage rock acido, infarcito dagli urli alcolici vomitati da Ami (“Before I pass away”, “Blind again”).
Musicalmente parlando, colpisce la varietà di intonazioni dei vari brani, in bilico tra ritornelli slabbrati e sonorità hardcore alla Bad Brains (“Give me more”), vagiti stoogesiani e MC5 (“Fun fun fun”, “Try try try”) conditi con il migliore hard rock (“You and me”).
Rispetto ai due lavori precedenti, il passo avanti nella costruzione delle canzoni è evidente. “Late night”, penultimo brano, ne è la prova. Echi alla Kyuss, per una perla stoner, che rallenta i ritmi frenetici e lascia spazio ai grovigli psichedelici della chitarra.

In definitiva, gli anni passati a sudare sui palchi di mezzo mondo, si concretizzano in questa uscita discografica. “Not Yet” incarna lo spirito anarchico e passionale dei Monotonix, segnando una maturazione dal punto di vista stilistico, con canzoni ben costruite e una maggiore consapevolezza nelle influenze.
John Lomax, giornalista americano, dopo un concerto li ha definiti come “la band perfetta per i nostri tempi, la colonna sonora e la rappresentazione visiva di un mondo che sembra andare fuori controllo”. Tra l’altro, i primi di marzo saranno in Italia per tre date.
Il rock ‘n’ roll non è morto…not yet.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close