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Rhyme – Fi(r)st

Rhyme – Fi(r)st
2011 - Bagana Records
hard-rock

Tracklist

    1. TV Liars
    2. Rise Again
    3. Under Torture
    4. Lovers
    5. Step Aside
    6. The Pleasure Game
    7. Hiding From The Dark
    8. Keep On Foolin'
    9. Emotions
    10. Feed My Anger
    11. Your Scars

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I Rhyme sono un quartetto tutto italiano, ma con un sound tipicamente a stelle e strisce. Nel loro esordio Fi(r)st, edito da Bagana Records, troviamo infatti tutto il caratteristico hard-rock, melodic metal che, a partire dalla metà degli anni ’80, ha da sempre avuto spazio, con alterne fortune, nel mercato USA.

I riferimenti possibili sono dunque quelli della stagione d’oro dell’hair metal: Bon Jovi, Motley Crue, Warrant, Dokken, Gotthard, ma anche i ben più recenti (e fortunati) Nickelback e Alterbridge.
Il gruppo lombardo, capitanato dal talentuoso Gabriele Gozzi (voce) e supportato da Matteo Magni (chitarra), Riccardo Canato (basso) e Guido Montanarini (batteria), non a caso ha appunto fatto breccia, già nel 2009, nel settore delle radio indipendenti americane, che passarono nelle loro trasmissioni il loro omonimo EP promozionale.
La band ha dunque ben chiare le sue radici sonore e i suoi obiettivi, tanto che per il mixing e mastering del presente album sono volati a Los Angeles, per lavorare con i blasonati Fabrizio Grossi e di Tom Baker.
Il risultato, sotto tutti i punti di vista, ripaga certamente gli sforzi profusi, perché questo Fi(r)st è un esordio ufficiale che stupisce per professionalità, cura dei particolari e perizia realizzativa. Un lotto di 11 canzoni che, pur rimanendo ancorate al territorio di provenienza, convincono grazie a un’immediatezza e una spontaneità che sanno di passione.
La centralità del cantato di Gabriele Gozzi (già con Killer Klown e Markonee) è da subito palese, in quanto le canzoni sembrano composte per enfatizzare al massimo le sue indubbie doti canore, in termini di potenza ed espressività, in grado di regalare alla proposta dei Rhyme quella personalità che è sempre fattore essenziale per l’affermazione di una nuova realtà musicale.
Già l’opener “TV liars” chiarisce agli ascoltatori cosa li aspetta, un concentrato di moderno e sanguigno hard-rock, con riffoni di chitarra spessi e compressi, stop-and-go, e ritornelli molto ammiccanti e melodici.
I brani esplorano quindi atmosfere più dirette e d’impatto (come espresso fra l’altro dal gioco di parole che intitola l’album), come “Under Torture”, ma anche orizzonti più vicini a certo post-grunge (“Hiding From The Dark”).
Molto convincente soprattutto la prima parte del disco, che procede come un treno, senza alcun tentennamento, inanellando brani riusciti e intensi. Da “The Pleasure Game” in poi, vuoi per la fine dell’effetto sorpresa, vuoi per effettiva inferiorità realizzativa, le cose si fanno leggermente meno entusiasmanti, e sembra trasparire un certo cedimento compositivo, come un prodotto patinato ma non del tutto verace.

A parte queste considerazioni siamo comunque di fronte a un lavoro fatto a regola d’arte, secondo il manuale del moderno hard-rocker. Il fatto di aderire fedelmente a questa determinata tradizione musicale è contemporaneamente pregio e difetto dei Rhyme, band che non mancherà di entusiasmare i fan del genere, per la loro ovvia capacità intrattenere e far bene il loro lavoro, ma d’altra parte potranno suscitare anche perplessità, in coloro i quali cercano un sound più originale e meno derivativo, per quanto ben eseguito, prodotto e confezionato.

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Discussione

4 commenti for “Rhyme – Fi(r)st”

  1. Mai letto tante ostiate come tra le righe nove e dodici.

    Scritto da bah | febbraio 22, 2011, 19:55
  2. meglio se citi le righe

    Scritto da Fabio Gallato | febbraio 22, 2011, 20:00
  3. I riferimenti possibili sono dunque quelli della stagione d’oro dell’hair metal: Bon Jovi, Motley Crue, Warrant, Dokken, Gotthard,

    Scritto da bah | febbraio 22, 2011, 20:40
  4. Io scrivo recensioni da anni e ho visto recensioni in cui si diceva di tutto e di più di gruppi, anche cose penose.
    Le cose certe, in una situazione così, sono le seguenti:

    - un recensore è UMANO e pertanto può sbagliare
    - le band che intervengono direttamente a criticare, commentare, una recensione, solitamente, si espongono al pubblico ludibrio
    - i riferimenti non andrebbero mai fatti

    Ma soprattutto il più importante:
    - ho ascoltato “Step Aside” sul MySpace e ogni singola band citata in questa recensione come somigliante SI SENTE ECCOME, soprattutto Bon Jovi e Motley Crue

    Scritto da EMANUELE BRIZZANTE | febbraio 23, 2011, 20:54

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