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Marianne Faithfull – Horses And High Heels

2011 - Naive
folk/pop/rock

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Tracklist

1. The Stations
2. Why Did We Have To Part
3. That’s How Every Empire Falls
4. No Reason
5. Prussian Love
6. Love Song
7. Gee Baby
8. Goin’ Back
9. Past Present And Future
10. Horses And High Heels
11. Back In Baby’s Arms
12. Eternity
13. The Old House

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Ho una immagine di Ho una immagine di Marianne Faithfull che spesso mi ripiomba in testa quando penso a lei e purtroppo non è la giovane Faithfull che negli anni sessanta dava lezioni di femminilità facendo cadere ai suoi piedi gli Stones come birilli. Ma bensì, la figura di una donna d’età, segnata profondamente dalla vita, che da un video dei Metallica fa uscire una nenia costruita sul nulla alquanto noiosa ed inutile.

Sono passati quattordici anni da quella The memory remains e la Faithfull sembra lontanissima da quella sagoma, sembra essere rinata presentandosi ripulita, serena e con tanta voglia di vivere. Gli impegni da alcuni anni la avvolgono, attrice ricercata di cinema e teatro ma con la musica sempre in testa. Tutte cose che traspaiono  da questo nuovo lavoro di studio a tre anni dal precedente ed ottimo Easy come easy go.
Un disco nato dopo l’ennesimo periodo di vita travagliata. Se quarantanni fa lo spettro della droga era sempre in agguato ed il suo nemico numero uno( come non ricordare Sister Morphine), ora che la musa è ripulita e ferrea sostenitrice del mangiar sano, i problemi si chiamano depressione e matrimoni falliti. “Cavalli e tacchi alti “racchiude già dal titolo l’umore di un disco di una signora del rock, che non si è mai tirata indietro, osando e sfidando. I cavalli a rappresentare la totale libertà di movimento nel panorama musicale e i tacchi alti a simboleggiare che il suo status di dea( anche se le rughe hanno laciato il segno) della bellezza “maledetta e triste” le rimane addosso indelebilmente.
Tredici piccoli affreschi in cui non ci si limita a coverizzare canzoni altrui ma in quattro episodi scrive di proprio pugno una sorta di autobiografia dei suoi ultimi anni.
L’inizio potrebbe essere un po’ fuorviante e non indicare a pieno  la natura prevalente di divertimento dell’intero disco. La cover di The stations della coppia Dulli/Lanegan(The Gutter Twins) , nella sua cupezza e disperazione è però il lasciapassare dell’ascensione dagli inferi verso la luce di cui brillano le altre canzoni. La voce della sessantacinquenne nella sua profonda grevità riesce ad essere suadente come nella autobiografica Prussian love , costruita lungo un tappeto di hammond o toccante come nella ballad Love song( portata al successo da sir Elton John), una delle cose migliori del disco, e nella riproposizione di Goin’back di Carol King. C’è divertimento in Gee baby, Eternity e Back in baby’s arms.,traspare la voglia di giocare con il soul, la continua voglia di rimettersi in gioco, collaborare ed esplorare strade sempre nuove. Non si risparmia nulla, invita alla festa i re mida del rock come il funanbolico Dr. John, Lou Reed e Wayne Kramer ( MC5) che con le loro chitarre arricchiscono un disco già di suo perfetto.

Il disco finisce così come iniziò. The Old house , scritta  appositamente per lei da Franck McGuiness, chiude con una ventata di malinconia autunnale, con il passato che sembra affiorare, non per essere rimpianto ma per indicare il miglior presente da vivere e Marianne Faithfull sembra aver imboccato la strada giusta per farlo, lasciandosi , finalmente, scivolare addosso la felicità sempre inseguita.

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