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Interviste

Intervista ai GREEN LIKE JULY

“Ora dobbiamo cercare di suonare dal vivo il più possibile per promuovere il disco e concentrarci sui nuovi brani”
Racchiusa in questa frase la filosofia artistica dei Green Like July.
“Four Legged Fortune” è il nuovo disco di un gruppo italianissimo, anche se ascoltandolo non si direbbe. Registrato in Nebraska, può vantare la collaborazione di nomi illustri della scena alternative-folk americana. La band al completo (Andrea Poggio, Paolo Merlini e Nicola Crivelli) ci parla di questa esperienza raccontandoci quanto questa influirà anche sulle loro future mosse artistiche.

A cura di Enzo Curelli.

Ascoltando “Four Legged Fortune”, si intuisce subito una grande professionalità. Avete voglia di raccontare le tappe fondamentali della vostra carriera che hanno portato a tali risultati?
ANDREA: Ci siamo formati nel 2003. All’inizio eravamo solo Nicola ed io. Abbiamo iniziato a suonare ovunque senza un obiettivo preciso fino a che non abbiamo incontrato Diego Cestino, che all’epoca gestiva un una piccola (ma, nel giro underground, illustre) etichetta: la Candy Apple Records. Grazie alla fiducia che Diego ha riposto in noi, siamo arrivati a registrare il nostro primo disco “May this winter freeze my heart”. Dopo l’uscita mi sono trasferito a Glasgow dove ho vissuto per un anno. Questo è stato un momento cruciale: ho suonato tanto e ho avuto l’occasione di confrontarmi con musicisti molto più bravi di me. Glasgow è una città ricca di musica di ottima qualità, le persone che ho incontrato là sono state fondamentali per la mia crescita artistica. Una volta ritornato in Italia, Nicola ed io abbiamo suonato con diverse formazioni, fino a che non abbiamo trovato Paolo, che oltre ad essere un ottimo batterista è uno dei musicisti più brillanti ed intelligenti con cui io abbia mai suonato. Con Paolo abbiamo iniziato a lavorare sulle nuove canzoni, passavamo i pomeriggi chiusi in sala prove. Quando abbiamo messo da parte un po’ di pezzi ci è arrivata la proposta di andare ad Omaha a registrare negli ARC Studios di AJ e Mike Mogis.

Dal nord ovest italiano al centro degli States. Come è stato il primo impatto con Omaha e con gli Stati Uniti in generale, dal punto di vista ambientale ed umano?
PAOLO: Appena ci siamo mossi dall’aeroporto ho realizzato che gli spazi nel Nebraska sono qualcosa di esagerato. La città, però, è molto accogliente. Umanamente abbiamo trovato persone molto disponibili su tutti i fronti, sia per quello che è stato il discorso musicale che per il “vivere quotidiano”.

Il contatto con gli importanti musicisti che hanno collaborato al disco come è avvenuto? Avete avuto dei timori reverenziali?
NICOLA: Il contatto è avvenuto in maniera abbastanza fortuita, abbiamo girato alcune nostre canzoni a Jake Bellows dei Neva Dinova chiedendogli di produrci il disco, lui ci ha risposto “perché non venite voi ad Omaha? C’è un mio amico che ha uno studio di registrazione”. Per noi quello è stato un segnale: abbiamo sempre adorato la musica prodotta dal giro Saddle Creek. All’inizio ci sembrava un sogno, poi ci siamo resi conto che a loro interessava davvero la nostra musica e ci siamo buttati… riguardo al timore reverenziale è chiaro che ci fosse, ma loro sono stati incredibili: ci hanno da subito messo a nostro agio e devo dire, che alla fine ci hanno fatto anche rendere conto delle nostre vere potenzialità, ci hanno convinti dei nostri mezzi.

PAOLO: Il contatto più significativo con la gente che suona sul disco si è creato proprio ad Omaha. Bazzicavano sempre parecchi musicisti negli studi ed è venuto abbastanza naturale chiedere loro di collaborare con noi. Tutte le persone con le quali abbiamo avuto la fortuna di registrare hanno sempre dato la loro massima disponibilità a lavorar con noi.

Ascoltando le canzoni, viene a galla un sapiente mix tra il passato e il presente. Tra la tradizione americana folk e rock, il folk inglese e l’alternative/folk dei giorni nostri. Ci sono degli artisti passati e contemporanei intoccabili per la formazione musicale dei Green Like July?
NICOLA: Ognuno di noi ha avuto un proprio percorso musicale, ognuno ha ascoltato, suonato e si è dedicato a generi diversi. Ci sono però formazioni o artisti che sono un vero e proprio punto d’incontro tra tutte le nostre influenze. Penso a Dylan e alla Band, ai Creedence Clearwater Revival, ai Byrds, a Leonard Cohen, a Neil Young. Poi l’Inghilterra ci ha dato Beatles, Stones, Who e Kinks. Fino ad arrivare ai Led Zeppelin.

ANDREA: anche Roy Orbison! Insomma credo che queste siano un po’ le influenze di chiunque ascolti musica, o sbaglio? Tra i gruppi di adesso potremmo andare avanti all’infinito. Tra tutti dico St. Vincent. Ma anche M. Ward e tutto ciò che viene dalla penna di Conor Oberst. Ancora non riesco a levare dallo stereo The Greatest di Cat Power o Sun, Sun, Sun degli Elected. Paolo ultimamente parla solo di Belle & Sebastian e come dargli torto.

Alla luce della riuscita esperienza americana, come vedete il vostro futuro? Non credete che un genere come il vostro sia troppo “anomalo” per l’Italia? Anche se complicato, per l’immensità e dispersione del paese, un pensiero ad un tour in America l’avete già fatto, magari sfruttando le nuove importanti amicizie?
NICOLA: Chiaro che cercheremo di cogliere tutte le possibilità disponibili per quanto riguarda gli Stati Uniti. Ricordo che durante la registrazione Jake ci ha più volte fatto notare l’enorme potenzialità del nostro lavoro sul mercato americano. Non vediamo l’ora di suonare dal vivo laggiù e sarà sicuramente una priorità per il nostro futuro prossimo. Allo stesso tempo vorremo tornare presto a registrare un nuovo disco: questo dimostra che non ci preoccupiamo troppo di quanto risultiamo “anomali” per l’Italia. In verità, peraltro, il riscontro che abbiamo nelle date dal vivo lascerebbe pensare che invece questo genere non sia poi così poco digeribile: penso che per il folk e per il blues sia nato un nuovo interesse, alimentato da ottime band come, per citare un esempio, i Movie Star Junkies.

La copertina di “Four Legged Fortune” è stata ideata dalla giovane artista Olimpia Zagnoli. In recensione ho acccomunato la vostra esperienza all’estero con la sua. Come è nata questa collaborazione?
NICOLA: Abbiamo sempre apprezzato il lavoro di Olimpia. Personalmente sono molto affascinato dal suo stile, credo che per un illustratore avere uno stile immediatamente riconoscibile e allo stesso tempo, essere apprezzati e seguiti da molti sia ancora più complicato che per un musicista. Olimpia, però, ce la sta facendo benissimo. Nella realizzazione della copertina ha messo tutta se stessa, reinterpretando la nostra attitudine folk con il suo personalissimo linguaggio. Credo che per lei non sia stata una cosa immediata: se si considera questo, il lavoro svolto per l’artwork di Four-Legged Fortune diventa ancora più notevole. Dobbiamo ringraziare Olimpia anche per il supporto che ci ha dato negli ultimi anni… inoltre, credo che la tenacia e la passione che mette nel suo lavoro ci abbia insegnato che per ottenere risultati ci si debba dedicare totalmente a ciò che si fa, sacrificando gran parte del resto.

Siete giovani, ma dalla musica si capisce che avete le idee molto chiare. Dove vogliono arrivare i Green Like July?
ANDREA: Vogliamo scrivere e arrangiare delle belle canzoni. È questo un momento particolarmente ispirato e felice da un punto di vista artistico. Sento che siamo in continua crescita. La cosa positiva di Green Like July è l’estrema analiticità con cui si lavora, siamo tutti molto autocritici e facciamo tesoro dei nostri sbagli. Le canzoni, quindi, sono il centro di tutto. Il resto va e viene: una bella canzone rimane lì a splendere di luce propria.

Ora che il disco è uscito, quali sono le vostre imminenti mosse?
PAOLO: Ora dobbiamo cercare di suonare dal vivo il più possibile per promuovere il disco e concentrarci sui nuovi brani.

www.myspace.com/greenlikejulycandyapple

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